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Mosé e la magia - Le sacre scritture ci riportano la storia di Mosè: abbandonato dalla madre in una cesta posta a navigare sulle acque del Nilo, era poi stato raccolto dalla figlia del faraone e da lei tenuto come suo. Mosè era cresciuto forte e saggio e primeggiava tra tutti i sapienti dell'Egitto. All'inizio probabilmente era stato un mago come loro anche se, magari, molto più bravo; ma quando iniziò il suo cammino verso Dio egli si differenziò enormemente da loro: infatti se i maghi egizi sottomettevano gli dei dell'Egitto al loro volere per ottenere scopi personali, Mosé invece compiva i miracoli per ordine di Jeova e per obbedire ai suoi comandi. E Jeova era con lui. Così, se nelle mani di Mosé come in quelle dei sacerdoti egizi la bacchetta, che i padroni delle "parole della potenza" portavano sempre con sé quando volevano operare prodigi, si trasformava in un serpente, esso, per mostrare la superiorità dell'uomo di Dio sulla magia dei pagani, uccideva e divorava tutti i rettili in cui si erano trasformate quelle degli Egizi.
I miracoli compiuti da Mosé e dal fratello di lui Aronne si moltiplicavano. Ad una parola di Mosè, Aronne, impugnando la bacchetta trasformava l'acqua in sangue; sempre stendendo la sua bacchetta sull'acqua ne faceva uscire milioni di rane, batteva la polvere del suolo ed ogni granello di questa si trasformava in un pidocchio. Poi, dato che gli Egizi non cedevano e rifiutavano di liberare il suo popolo, Mosè rinforzava la sua azione: non si trattava più di disturbarli con animali schifosi e con insetti noiosi, ma di scagliare contro loro guai ben peggiori. L'uomo di dio gettava la cenere in alto e quella, ricadendo, copriva tutti gli Egiziani di piaghe e tumori. Stendeva la sua bacchetta e cadeva giù grandine mista a fuoco che distruggeva i raccolti di lino e orzo. Distendeva di nuovo la sua bacchetta e all'orizzonte comparivano le grandi nubi delle invasioni di cavallette coprendo tutto il cielo e gettando l'Egitto nell'oscurità. Infine fu sempre Mosé a far morire tutti i primogeniti degli Egiziani. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e alla fine il faraone lasciò liberi gli Ebrei.
La lunga fila del popolo di Dio si avviò verso il Mar Rosso con quanto avevano potuto raccogliere delle loro povere cose e quando fu arrivata sulle sue rive “Mosé stese la sua mano sulle onde ed il Signore per mezzo di un fortissimo vento che soffiava da oriente costrinse il mare a ritirarsi e a divenire terra ferma mentre le acque furono divise. I figli di Israele avanzarono in mezzo al mare su suolo asciutto e 'le acque erano due muri su ognuno dei loro lati.” Quando poi arrivarono gli Egizi e si misero a camminare in quel canale lasciato libero dal mare, Mosé, al comando di Dio, tese di nuovo la sua mano e le acque si richiusero sul loro capo. Gli Ebrei erano finalmente liberi. Il volere di Jeova si era compiuto.
BIBLIOGRAPHY
APULEIUS, Apologue, 90
PLINIO N.H., XXX, 10
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JANNE, cfr. Epistle to Timothy, II. 3. 8
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pp. 4-5
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