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di Eugenia Prina Ricotti
I PARASSITI - Altre persone che dovettero spesso adattarsi a mangiare sedute furono i parassiti, tipici personaggi del banchetto greco ed utilissime macchiette per i commediografi di ogni tempo. Vi erano anche le parassite femmine, ma di loro si sa poco e niente. Non si distinsero mai molto né per intelligenza né per spirito. Si sa soltanto che c'erano e che venivano chiamate "ragazze-scaletta" perché, per ingraziarsi le dame alle quali si erano aggregate seguivano a piedi le carrozze delle loro protettrici e si precipitavano a mettersi a quattro zampe davanti allo sportello offrendo la loro schiena al piedino della dama giunta a destinazione.
I parassiti maschi, anche loro dediti alla piaggeria piú abbietta, erano peró piú interessanti: tra essi infatti vi furono personalitá notevoli ed alcuni divennero famosi e furono accolti con gioia nei banchetti perché erano spiritosissimi ed eternamente allegri e gentili. D'altra parte queste qualitá erano indispensabili per riuscire a mantenersi scroccando cene e regali agli sprovveduti giovani di buona famiglia. É evidente che un parassita triste e piagnone o peggio ancora scortese avrebbe fatto poca strada. Una volta peró che le sue doti di compagno piacevole e di spiritoso commensale gli avessero procurato un ricco e generoso patrono, il parassita era sistemato per il resto della sua vita o meglio lo era per il resto della vita del suo protettore. É chiaro perció che si preoccupasse molto della salute di questo: cosí in una commedia di Alexis, l'Acciarino, alla domanda di un munifico giovane che voleva sapere se il suo parassita pregasse per lui e gli augurasse una lunghissima vita, lo scroccone, un tal Strazio, rispondeva ferventemente "Capperi! Lo chiedo a tutti gli dei. Ma ci pensi un po' se ti capitasse qualcosa? come ce la farei io a campare?"
Comunque lo sbafatore greco non fu mai una sbiadita figura di sfondo del banchetto. Egli era un personaggio di primo piano: era colui che animava la riunione e che la faceva divenire memorabile. Ateneo dedica buona parte del suo sesto libro ai piú famosi parassiti della Grecia, uomini capaci di tutto pur di partecipare ad un pranzo con i fiocchi, ma che d'altra parte rendevano allegra e ben riuscita qualsiasi cena. Lo scrittore ne elenca parecchi citandoli con i loro pittoreschi soprannomi: Tithymallos (il Famelico); Corido (l'Allodola); Callimedonte, altrimenti detto l'Aragosta perche andava appunto pazzo per questo crostaceo, tanto che i pescivendoli di Atene avevano progettato di erigergli una statua di bronzo nel quale lo volevano rappresentato con in pugno una splendida aragosta; poi vi erano il Ghiozzo, il Baccello, il Maccherello, il Farinella e molti altri.
Tutti costoro, se non trovavano posto sui letti tricliniari, non disdegnavano certo di sedersi ai piedi dei convitati, tanto che un malcapitato il quale tentava di scrollarsi di dosso un parassita giurandogli che il banchetto era al completo e non c'era proprio posto per nessun altro, si sentiva rispondere dallo scroccone che questo non aveva nessuna importanza: "Tanto" asseriva tranquillamente il parassita "io sono un uomo da sgabello".
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