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di Eugenia Prina Ricotti
L'ILIADE - Le notizie sull'alimentazione greca iniziano col ciclo dei poemi omerici. Informazioni sui costumi dei periodi piú antichi si trovano nell'Iliade poema che appartiene ad un periodo senz'altro precedente a quello nel quale venne composta l'Odissea. Il fatto risulta evidente anche dalla differenza esistente tra i costumi conviviali dell'uno e dell'altro poema.
Per cominciare nell'Iliade si mangiava seduti: il letto tricliniare, che comparirá poi nell'Odissea, era ancora sconosciuto. Inoltre la vita conviviale si svolgeva in grande semplicitá: gli stessi eroi, come facevano Achille e Patroclo nella loro tenda, preparavano il proprio pasto serotino e, dopo averlo consumato, pulivano e rimettevano in ordine tutto.
Era una vita molto primitiva quella che doveva svolgersi sotto le mura di Troia, ma altrettanto essa lo era nelle cittá rette dai monarchi del tempo: almeno ció é quanto traspare dai resti delle dimore regali del XIII sec. a.C. nelle quali gli stessi re si occupavano di far arrostire sul focolare i pezzi di carne da spartire con la propria corte e da soli si versavano il vino. Sono robusti edifici costruiti con grossi massi sulla parte piú alta di una collina ed in essi sta a fulcro un ambiente chiamato megaron, il piú importante di tutta la reggia.
Da qui il re governava il paese, amministrava la giustizia e qui consumava i pasti con i suoi cortigiani. Si trattava di un grande spazio parzialmente coperto la cui parte centrale era a cielo aperto mentre attorno vi era un porticato retto da 4 colonne. Nel mezzo dell'area si trovava un grande focolare basso e tondo sul quale si costruiva un letto di brace.
Lo si incontra in tutte le reggie dell'epoca quali quelle di Micene, Tirinto e Pilo. In quest'ultima localitá il focolare, che anche all'epoca dello scavo era in condizioni abbastanza buone, adesso, restaurato, ostenta la sua decorazione di stucco dipinto con quel motivo ad onde detto anche a cani correnti. Il megaron di Pilo é un magnifico esempio della vita che si conduceva in tali corti 15 secoli fa. Il trono del re, un seggiolone di pietra, di cui restano ancora frammenti dei sostegni, era sistemato contro una delle pareti. Durante le cene il re dominava da esso la scena, mentre i suoi cortigiani sedevano per terra sotto al portico.
I convitati prendevano i pezzi di cibo con le dita e lo mangiavano a morsi. Non vi erano né piatti né posate. La suppellettile da tavola di quei tempi consisteva unicamente in coppe per bere il vino ed a Pilo moltissimi di questi recipienti di ceramica sono stati ritrovati in un ambiente vicino al megaron dove quanto serviva per la cena era conservato su scaffali di legno. Quando questi marcirono, le coppe finirono per terra le une sulle altre e cosí furono ritrovate dall'equipe americana che stava scavando il palazzo di 15 secoli fa.
Oltre ad esse i convitati avevano bisogno soltanto di un coltello col quale scalcare i quarti di bue ed a questo scopo potevano pure usare uno di quei magnifici pugnali simili a quelli trovati negli scavi delle tombe degli Atridi: oggetti preziosi che con la loro lama, niellata e decorata con inserti d'oro formavano la gloria di un guerriero (ricerca). Dato che ci si serviva di queste armi per uccidere i propri nemici esse erano mantenute sempre affilate ed erano quindi altrettanto utili quando si trattava di sezionare gli eroici arrosti di quei tempi.
Sappiamo che Ulisse era un maestro in tale arte ed é interessante vedere come gli antichi Greci tagliassero la carne. Nei vasi attici e corinzi che rappresentano scene di banchetti le porzioni vengono rappresentate come lunghi e scuri lembi di arrosto posti a penzolare sul tavolo davanti al convitato. Strisce lunghissime anche perché su questi vasi vengono di solito rappresentati eroi e semidei che si erano distinti per fatti particolarmente importanti o per gesta eroiche e quindi ad essi, come si usava nell'antica Grecia, veniva offerto il filetto. (ricerca). Questo modo di servire l'arrosto era evidentemente collegato al fatto che per mangiare si adopravano le dita e, con la carne preparata a quel modo, diveniva facile morderla a bocconi.
Anche se questi vasi figurati appartengono ad un'epoca molto piú tarda di quella micenea, il metodo di scalcare la carne doveva sempre esser quello usato dagli eroi della guerra di Troia che, a leggere l'Iliade, avrebbero dovuto nutrirsi esclusivamente di manzo arrostito sui fuochi dell'accampamento. A quei tempi la carne si faceva sempre alla brace: non sembra si conoscesse nessun altro modo di prepararla. Antifane, poeta della commedia nuova, si prendeva giuoco del fatto che Omero non avesse mai messo a tavola né brodo né carne lessa: "Arrostiva persino la trippa tanto primitivo egli era!" aggiungeva il comico.
Si mangiavano anche capretti ed agnelli e Priamo rimproverava i propri figli che se ne rifornivano rubandoli ai propri concittadini, ma la carne preferita restava il manzo che manteneva quei prodi guerrieri bene in forza permettendo loro di ammazzarsi con molto piú entusiasmo.
Gli eroi consumavano poi grandi pagnotte servite in larghe ceste. Peró, secondo Ateneo, soltanto alla mattina. A quel che pare a quei tempi il pane non veniva mai offerto per cena quando si mangiava soltanto l'arrosto. Come bevanda si offriva vino rosso, anzi nero, bevuto in grandi coppe che possiamo definire eroiche: coppe di quelle epoche con le loro particolari forme e le differenze di stile dovute alle differenti civiltá, ma sempre e dappertutto di grandi proporzioni. Cosí sulla costa turca nel piccolo Museo di Troia si vedono le tazze ceramiche a tronco di cono che per secoli i suoi abitanti fabbricarono per i loro simposi mentre in altri musei e particolarmente in quello di Atene si trovano quelle rinvenute nelle tombe dei re micenei. Una di queste, particolarmente bella, risponde alla descrizione che si trova nell'Odissea della coppa d'oro di Nestore i cui manici erano decorati da colombe. Essa poteva contenere molto vino, ma probabilmente vino annacquato, almeno se é attendibile una frase di Achille il quale ingiungeva di "mischiare il vino piú puro" e con questa frase sembrava implicare che giá allora si praticasse la diluizione del vino con acqua, ma di questo non vi é altro accenno.
Di formaggio si parlava, anche se poco, ma era naturale che in una civiltá prevalentemente pastorale esso esistesse e si consumasse. Formaggio di capra grattugiato viene mischiato al vino Pramnio, rosso, corposo e fin pesante offerto da Nestore al medico Macaone dopo che questi era stato riportato ferito all'accampamento. Si trattava evidentemente di una ricetta dell'epoca alla quale si attribuivano speciali virtú corroboranti, quasi un sostituto della moderna trasfusione di sangue. Per rendere questa mistura piú gustosa e spingere il ferito a trangugiarla il saggio vecchio vi aggiungeva anche una cipolla. Provare per credere!
Vi era poi l'olio che sin dai tempi piú antichi fu una delle piú importanti ricchezze della Grecia e venne sempre largamente usato. Il prodotto, importantissimo, veniva conservato in larghi dolii allineati nei magazzini delle reggie e questi sono stati trovati in molte rovine del XIII sec. a. C., tra le quali anche la reggia di Nestore a Pilo. Qui si é rintracciata pure l'annotazione delle quantitá prodotte durante quel lontano anno segno di una saggia ed ordinata amministrazione.
Il grande assente dalle mense degli eroi della guerra di Troia era invece il pesce. Nonostante che spesso la ceramica micenea sia decorata con fregi di pesci o di polpi piacevolmente stilizzati e che nell'Iliade il poeta descriva l'Ellesponto come un mare estremamente pescoso non vi é nessun accenno al consumo dei prodotti del mare. Eppure anche allora questa attivitá dovette essere largamente praticata dai popoli rivieraschi. Ma del resto nel poema non si parla nemmeno di frutta o verdure che pur dovevano far parte della dieta normale. Non si puó peró escludere che questi alimenti non venissero nominati perché considerati indegni dei magnifici e mitici eroi-re. Questi per la fantasia popolare potevano consumare soltanto cibi di qualitá eccelsa: appunto pane, carne e vino, proprio come i loro dei si nutrivano esclusivamente di nettare ed ambrosia.
L'ODISSEA - Nell'Odissea il quadro conviviale risulta invece molto cambiato. Ad esempio in essa gli eroi consumano il proprio pasto sdraiati sui letti tricliniari. Quest'ultimo fatto prova che il poema non puó risalire ad un periodo anteriore al VI sec. a.C. Fin allora infatti questi mobili non erano mai esistiti in Grecia.
Nell'arte figurata i letti tricliniari compaiono per la prima volta in un bassorilievo assiro proveniente dalla reggia di Assurbanipal a Ninive e oggi conservato nel British Museum di Londra. Questa rappresentazione databile al VII sec. a. C. mostra il re mentre con la moglie compostamente seduta davanti a lui festeggia la vittoria sul re Teumann e brinda alla morte del suo nemico la cui testa appesa ad un albero del suo giardino ondeggia alle dolci brezze mesopotamiche.
Il letto tricliniare di Assurbanipal non doveva peró essere una novitá in Medio Oriente. Probabilmente in quelle regioni questi mobili esistevano giá da molto tempo. Ma fu soltanto piú tardi che attraverso i loro contatti con i Persiani i Greci ebbero modo di conoscerli e di apprezzarli al punto di adottarne l'uso e nel VI sec. a.C. li introdussero nel proprio paese. É infatti in quest'epoca che li vediamo apparire per la prima volta sia sulla ceramica corinzia che su quella attica.
Uno dei crateri piú noti e largamente riprodotti é quello che rappresenta Ercole ed Atena. Se si confronta lo stile del letto tricliniare rappresentato su questo vaso, un mobile dal disegno volutamente monumentale e pesantemente decorato, con quello ricchissimo su cui sta steso il re assiro si nota subito che essi sono simili: i loro sostegni ripetono gli stessi motivi addirittura architettonici e su tutti e due i letti vi é uno spesso materasso rivestito dai drappi. In quelli orientali i ricchi lenzuoli erano stesi con infinita perizia, un'arte che i Greci tardarono a padroneggiare almeno secondo quel che ci riferiscono i testi antichi. Ancora nel .......... (ricerca), come apprendiamo da...................................(ricerca), quando Serse invió in regalo a Eutimo, l'uomo di Gortina che aveva conquistato le sue simpatie, una tenda conviviale completa di letti tricliniari e di tutte le sue suppellettili, ritenne necessario aggiungervi anche uno schiavo esperto nell'arte di drappeggiare le preziose coperture sui materassi dei triclini perché, spiegava, i Greci non lo sapevano ancora fare.
Ma i letti tricliniari non sono che uno dei tanti indizi che chiariscono come l'Odissea appartenga ad un'altra epoca da quella in cui vissero gli eroi della guerra di Troia. Anche gli usi ed i costumi dei suoi personaggi sono diversi: ad esempio, cosa che mai si vide fare nell'Iliade, nell'Odissea la gente si lavava le mani prima dei pasti, una commendevole pratica igienica che gli eroi dell'Iliade sembravano trascurare. Ma questo era il meno: molto piú importante é il fatto che l'alimentazione stessa appaia mutata. Nell'Odissea non esistono piú soltanto bistecche. Anche se non serviti apertamente agli eroi si intravvede l'esistenza di altri cibi. L'agricoltura si era ormai affiancata alla pastorizia, la sua importanza cresceva di giorno in giorno e, assieme ad essa, cresceva il consumo dei suoi prodotti.
Il posto che le tipiche colture mediterranee avevano ormai nella vita dei popoli dell'antichitá classica e il peso che la classe degli agricoltori cominciava ad avere nella vita della comunitá risulta anche dalla religione dell'epoca e dai suoi miti. A partire dal VI sec. a.C. gli dei collegati con i prodotti della terra furono veneratissimi sia tra i Greci che tra i Romani ed é ovvio che la loro importanza aumentasse di pari passo con quella dell'agricoltura.
Nell'Iliade dei re pastori Demetra e Dioniso non appaiono tra i protagonisti. Gli dei che allora contavano erano Giove, il dio delle tempeste, che occorreva tenersi buono; Poseidone il dio del mare che si doveva solcare per spostarsi da un isola all'altra e da una costa all'altra; Ares il dio della guerra; Athena la dea della sapienza che peró nell'Iliade appare piú interessata alle vicende belliche dei Troiani da lei protetti che a qualsiasi forma del sapere; Apollo e Diana pronti a saettare le loro micidiali frecce; Efesto il marito tradito che foggiava armi mirabolanti per Achille; persino Afrodite, la dea dell'amore, che bene o male aveva causato tutto quel conflitto.
É soltanto in un'epoca posteriore che i culti ed i templi dedicati a Dioniso, dio del vino, ed a Demetra, dea dei raccolti, acquistano un'enorme importanza ed i loro culti finiscono poi per essere abbracciati anche dalla popolazione cittadina che in essi vede incarnati i miti della morte e resurrezione dell'uomo collegati ai cicli delle stagioni. Statue bellissime li rappresentano (ricerca) ed i loro santuari vennero arricchiti ed abbelliti. É del (ricerca) sec. a. C. il grande tempio di Eleusi con la sua vastissima sala ipostila piena di luci di ombre, di mistero e con i suoi segreti culti e riti di iniziazione; un edificio che ancor oggi riempie di ammirazione tutti coloro che si soffermano a vederne i resti, ed é nel VI sec. a.C. che Pisistrato favorí il culto di Dioniso caro alla popolazioni rurali (Berve, ricerca) ed istituí le grandi feste dionisiache cittadine (quali le Lenee, ricerca). Le sfilate a soggetto dionisiaco che venivano inscenate nel corso di queste manifestazioni vedevano il popolo immedesimarsi nei personaggi ad essi caratteristici e questi cortei con il loro stuolo di menadi scatenate e di satiri folli di piacere rivivono in mille rappresentazioni sulle coppe, crateri in cui si beveva il vino sacro al dio e sui bassorilievi che adornavano i suoi santuari.
Ma Bacco e Dioniso non furono i soli dei collegati con l'agricoltura: questa finí pian piano col coinvolgere anche alcune divinitá che con essa non avevano niente a che fare. Persino Athena dea della sapienza si trovó unita ad un albero, l'olivo, elemento importantissimo dell'agricoltura mediterranea, e questa pianta le permise di battere Poseidone e cosí vincere il predominio nella divina gerarchia di Atene. Infatti narra il mito che l'olivo da lei offerto come dono propiziatorio al popolo ateniese venne ritenuto infinitamente piú prezioso del magnifico cavallo che il dio del mare, aveva fatto sorgere per incanto dalla terra.
É comunque nel VI secolo che alle modeste, tradizionali ed antichissime colture di cereali se ne affiancarono altre e nacque una fiorente orticoltura. La raccolta di frutta ed erbe selvatiche non bastava piú ad una civiltá che si faceva sempre piú raffinata. Nacquero i frutteti come lo spendido e ben curato "giardino" di Alcinoo cosí ben irrigato e talmente fertile che sullo stesso albero si avevano contemporaneamente frutta e fiori e nel quale si coltivavano mele, pere, melograni, fichi, vite ed olivo e sempre nell'Odissea si incontra anche il verde orto recintato da una linda siepe che Laerte curava con le proprie mani.
La mensa del VI secolo a.C. non fu cosí piú ancorata alla monotona dieta carnivora ed alla quotidiana pagnotta e, anche se non si vide mai servire pesci, uccelli o verdure ai mitici personaggi dell'Odissea, nel poema si parló di caccia, di pesca e di orticultura. Perció questi prodotti esistevano anche se, come dice Ateneo, non li si nominava perché erano considerati cibi umili ed indegni degli eroi. Ma nella ceramica attica e corinzia che rispecchiava la vita quotidiana vediamo sempre piú frequenti rappresentazioni di selvaggina e di pesci tra i quali il decorativo polpo mentre l'orticoltura é presente se non altro nel tralcio di vite sotto i quali gli eroi vengono spesso posti a banchettare.
Anche la cucina sembra essersi evoluta. Nel poema si legge ad esempio di "ghiottonerie quali vengono offerte ai principi cari a Giove" e piú in lá di "manicaretti di ogni tipo", accenni che non potevano certamente riferirsi al semplice e primitivo pezzo di carne, arrostito personalmente dai principi sul grande focolare nel megaron del re. Il menu doveva perció esser diventato piú ricco ed interessante ed oltre che a nutrire i commensali ed a rafforzarne il corpo doveva anche compiacere la loro gola ed il loro palato. Cominciavano poi ad esservi servi per servire e poeti e musicanti per intrattenere i convitati. Il banchetto si stava evolvendo e rapidamente e nella ceramica i musicanti cominciano ad apparire sullo sfondo dei banchetti (ricerca).
Bibliografia
Divulgazione scientifica
- E. SALZA PRINA RICOTTI, A pranzo nell'antica Grecia in Archeo 10, December 1984, pp. 40-43.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, L'alimentazione nell'antichitá in l'Eterno Banchetto: l'arte culinaria dell'Antica Roma 22-29 June 1987.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier: L'alimentazione nel mondo greco in Archeo, nº 44, October 1988, pp.48-91
- E. SALZA PRINA RICOTTI, L'alimentazione ed il banchetto in epoca greca in L'arcano convito, Cultural publications of the “Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Milano”, pp. 44-47 September 1989.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Monograph Le ricette più antiche del mondo in Archeo: le attualità del passato. Anno VIII, n° 1, febbraio 1999
Libri
- E. SALZA PRINA RICOTTI, L’arte del convito nell’antica Grecia. L’evoluzione del gusto da Achille ad Alessandro Magno , L’ERMA DI BRETSCHNEIDER, ROME, 2005.
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