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di Eugenia Salza Prina Ricotti
LE DONNE -
Non tutte le donne partecipavano alle allegre cene Greche e a quelle di famiglia era addirittura proibito porre piede nel grande salone destinato ai festini maschili: l'andron, ossia "l'appartamento degli uomini", posto vicino all'ingresso come ci spiega Vitruvio e come lo vediamo nella ricostruzione della pianta della casa greca fatta dallo Choisy. La reazione che avrebbe provocato nei convitati ad una cena la comparsa di una donna per bene, é ottimamente esemplificata dal caso del pittore Apelle il quale, fulminato dalla bellezza dell' adolescente Lais da lui vista attingere acqua alla fonte Peirene, la portó con sé ad un banchetto. Al suo ingresso i commensali indignati cominciarono a protestare perché aveva osato condurre una ragazza che non era una cortigiana. Ma Apelle replicó: "Non vi scandalizzate, amici cari, perché vi giuro che in meno di tre anni questa ragazza diventerà una magnifica femmina e sará fonte di infinito piacere per gli uomini.". Indovinó in pieno. A parte la sua bellezza, Lais fu sempre estremamente disponibile alle richieste dei suoi ammiratori: ad un certo prezzo, naturalmente, ma pare che qualche volta si concedesse pure qualche svago personale, privato e gratis.
Tra queste etere molte furono famose. Ateneo dedica loro un intero libro della sua opera e ne cita un buon numero. Erano donne belle, intelligenti ed istruitissime. Esse infatti seguivano anche le scuole dei filosofi celebri e, dormendo con essi, finivano coll'avere anche un ottimo doposcuola. A volte esse si legavano con un contratto a tempo determinato a qualche ricco gaudente: si impegnavano cosí ad accompagnarlo per un certo numero di anni a tutti i banchetti e, sempre per lo stesso periodo, si astenevano dall'avere relazioni con altri uomini. Sia per questi impegni a lunga scadenza, sia per le prestazioni occasionali le loro tariffe erano altissime e, come si é sempre verificato in tutti i tempi, queste peccatrici, una volta raggiunta l'etá matura e, con essa, la chiusura della loro carriera attiva, diventavano pie donne, dedite alla religione ed arricchivano i templi con i loro voti, statue e donazioni.
Le etere in pose e situazioni spinte compaiono spesso nelle scene di banchetto rappresentate sulla ceramica greca. Si trattava ovviamente di suppellettile da simposio, sempre scollacciata e suggestiva in quanto destinata a quelle riunioni per uomini soli nelle quali donne di quel tipo coprivano logicamente una parte di primo piano.
Dato peró questo loro ruolo é chiaro che al banchetto greco non potessero intervenire le altre donne, quelle per bene: mogli, figlie, sorelle e madri. Queste partecipavano esclusivamente alle cene di famiglia che venivano apparecchiate nelle parti piú intime della casa. Durante questi pasti familiari gli uomini non stavano piú come nell'andron nudi con soltanto un leggero drappo posto a velare la parte inferiore del loro corpo, ma si sdraiavano sul letto tricliniare correttamente vestiti di tutto punto, mentre le loro donne prendevano posto su seggiole. A volte, é vero, si trattava di seggi molto importanti come quelli che vediamo rappresentati ad esempio nel bassorilievo del Museo di Efeso e spesso, come in questo caso, le dame avevano a loro disposizione anche sgabelli per poggiarvi sopra i piedi, ma comode o scomode le donne sempre sedute stavano. Le rare sculture che le rappresentano sdraiate su un letto tricliniare, si riferiscono sempre ad anziane gentildonne che stanno cenando sole nell'intimitá della propria stanza.
Le cene familiari spesso riprodotte in questi bassorilievi rappresentavano il banchetto nell'oltretomba secondo l'immagine ideale della morte che avevano i popoli orientali. Mentre infatti per le sculture funerarie si preferiva in Grecia il soggetto dell'addio straziante o dell'ultima toilette prima della partenza, quindi quello della fine della vita terrena e dell'ultimo distacco vista come una triste partenza per un regno buio e minacciosamente misterioso, sulle coste dell'Asia Minore le popolazioni, evidentemente piú aperte alla speranza di un'esistenza migliore, privilegiarono la scena del banchetto nell'al di lá. Sono interpretazioni straordinariamente fresche ed originali il cui stile cambia attraverso i secoli, ma non la composizione, e sono talmente personalizzate che su ognuna delle basse tavole poste davanti al letto tricliniare vi sono cibi diversi: non si fa fatica ad immaginare che si trattasse proprio di quelli piú usati nella famiglia e che, ordinando la stele, il capofamiglia elencasse anche i suoi piatti preferiti.
In alcune di esse si riesce persino a riconoscere di che si tratti. In una di quelle rare stele in cui su un letto tricliniare sta una donna anziana e sola che cena servita da una ragazzina si riconosce davanti a lei un dolce chiamato spira la cui ricetta viene riportata da Catone il Censore nel suo libro De Agricultura. In un'altra la famiglia sta consumando un ricco pasto a base di (ricerca)......... e molti altri menu riusciamo a leggere nei bassorilievi funebri conservati nei musei di Efeso o di Istanbul nei quali veniva rappresentata la famiglia con tutti i suoi membri al gran completo.
Con gli occhi fissi al passante e la coppa in mano essi affollavano il limitato spazio della lastra di marmo. A volte, quando il numero degli uomini era eccessivo, la stele riusciva appena a contenerli ed i banchettanti si coricavano stretti l'un l'altro a mo' di sardine, mentre la donna si appollaiava come uno strano uccello su uno degli angoli del cline. L'importante era che, qualsiasi cosa accadesse, si riuscisse a farli entrare tutti nella cornice lasciando la moglie correttamente seduta.
Cenare seduti era segno di sottomissione e lo facevano tutti i sottoposti. Quindi sedeva la donna che era legittima proprietá del maschio dominante ed oltre a lei sedevano anche tutti gli inferiori. A questo modo cenavano i ragazzi anche se di famiglie di ceto elevatissimo e non soltanto questi: in Macedonia un uomo non poteva mangiare sdraiato fino a che non avesse infilzato con la sua lancia e senza l'aiuto di reti o di trappole un cinghiale selvaggio e probabilmente inferocito. Perció all'etá di 35 anni Cassandro, un cacciatore, che pur essendo bravo e coraggioso non era ai riuscito ad infilzare con una lancia il suo cinghiale, mangiava ancora su una seggiola.
Bibliografia
Divulgazionescientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier: L'alimentazione nel mondo greco in Archeo, nº 44, October 1988, pp.48-91
-E. SALZA PRINA RICOTTI, L'alimentazione ed il banchetto in epoca greca in L'arcano convito, Cultural publications of the “Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Milano”, pp. 44-47 September 1989.
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