di Eugenia Salza Prina Ricotti
La pianta di Villa Adriana: un giallo di 400 anni fa.
Quando, nel 1969 mi venne offerto di studiare Villa Adriana, non potei certo rifiutare. Decisi di cominciare a studiarla dal principio e quindi dal vedere cosa i miei predecessori avessero trovato e mi avessero lasciato scritto e disegnato. Ovviamente, come architetto, oltre alle notizie, mi interessavo molto alla pianta, la famosa pianta che a quel momento tutti gli studiosi del mondo attribuivano a Pirro Ligorio e quella volevo trovare a tutti i costi. La pianta in questione era apparsa per la prima volta nel 1669 nel volume Latium del Kircher, quasi un secolo dopo la scomparsa dell’architetto degli Este. Pianta rilevata dal famoso Ligorio o almeno così veniva affermato in un elaborato cartiglio, sorretto da putti, divinità silvestri ed ornamenti vari, recante la scritta: Villae celeberrimae ab Adriano Caesare in Agro Tyburtino extructae vera et exactissima Ichnographia ab Pyrrho Ligorio olim postea a Francisco Contini recognita et descripta jussu Eminentissimi Francisci Card. Barberini.
Nel 1751 poi uscì un'altra pubblicazione con la stessa pianta in questione “Ichnographia Villae Tyburtinae Hadriani Caesaris a Pyrrho Ligorio celeberrimo Architecto & Antiquario delineata postea a Francisco Continio Architecto summa cura recognita & publici Juris facta ……” ed in essa si affermava che la ristampa era stata fatta per mettere a disposizione degli studiosi una pianta di ragionevoli proporzioni ed ovviare alle ragioni per la quale la prima si era …….resa rarissima per non essere stata venale e per la sua smisurata grandezza non agevole da maneggiare e naturalmente, seguendo l’autorità del Kircher, tutti al Ligorio l’attribuirono.
Comunque in quel lontano 1970, mentre frequentavo assiduamente la Biblioteca Vaticana frugando nei manoscritti e ricercando la pianta di Villa Adriana tra tutti gli altri studiosi che avevano pubblicato articoli e libri su Villa Adriana, dal più piccolo e poco noto, al più grande e famoso, non ce ne fu uno che non citasse la pianta e l’attribuzione a Ligorio dell’Ichnographia…… pubblicata a Roma nel 1751 e non fosse sicuro che l’avesse fatta proprio Ligorio. I più avventurosi, fieri della loro scoperta, si arrischiavano a citare quella del 1669 ddal Latium di Kircher, quella per intenderci, con il suo elaborato cartiglio, sorretto da putti, divinità silvestri ed ornamenti vari; ma io volevo proprio vederla la vera del Ligorio.
In essa ci credevo e questo anche perché nella Biblioteca Vaticana tra i tre manoscritti (copie più tarde) che avevo trovato attribuite a Pirro Ligorio: Descrittione della superba e Magnificentissima Villa Hadriana dedicata al Cardinal Ippolito d’Este, il nipotino di Papa Borgia; Trattato delle antichità di Tivoli et della Villa Hadriana fatto daPyrrho Ligorio Patricio Napoletano et dedicato all Ill.mo Cardinal di Ferrara ne esisteva ua terza intitolata Dechiaratione generale della Pianta della Villa Hadriana nella quale le lettere maiuscole denotano la divisione fatta da noi di tutte le sue parti in vari capitoli nei quali sono contrassegnati con numeri tutte le parti e membri principali delle fabbriche ed altri luoghi contenuti e dichiarati in ciasche di un capitolo, quindi la descrizione della famosa pianta, la prova indubitata della sua esistenza. Ovviamente restava il fatto che nessuno l’aveva mai vista.
Comunque non ero la sola ad aver iniziata questa ricerca: anche qualche d’un altro aveva cercato disperatamente la famosa mappa, ma lo aveva fatto quattro secoli prima di me: la cercò infatti Antonino Del Re, uno studioso quasi contemporaneo del Ligorio, il primo dopo di lui ad essere nominato Antiquario di Tivoli. Non la trovò: e anche lui dovette scontrarsi con il fatto che già alla fine del ‘500 questa pianta era irreperibile e poco dopo la scomparsa dell’architetto degli Este egli scriveva: “Molti sono stati vaghi di trovare qualche descrittione o disegno di questa Villa & non se n’è trovata altra che una descrittione di Pirro Ligorio huomo più antiquario che buono historico & erudito in poter di alcuni eredi di un Cortegiano della fel.ma memoria di Hippolito d’Este, detto di Ferrara, governatore perpetuo di Tivoli fatta da detto Pirro & indirizzata al detto Cardinale. Accennò in detta descrittione il Ligorio di volerne dar disegno a detto Card. Hippolito, ma non si è trovato.” Ciò conferma che alla scomparsa del Ligorio e sin dalla fine del ‘500 non si riusciva a trovare la pianta promessa dal Ligorio nella Descrittione.
Intanto nella mia ricerca inciampai in una notizia data dl Lanciani che alla fine dell’ottocento ribadiva l’attribuzione del Kircher e aggiungeva nuovi elementi “Di tutte le fabbriche scoperte e degli avanzi esistenti sopra terra il Ligorio tolse una grande pianta la quale paragonata alle goffe produzioni degli altri architetti contemporanei è altamente mirabile. Rimasta inedita fino al 1634 lpil Cardina Antonio Barberini ne fece far riscontro sul terreno dall’architetto Francesco Contini. Del qual fatto rimane memoria in una lunga leggenda scritta dallo stesso Contini con matita nera sulla bianca parete del criptoportico vicino ai cosiddetti templi di Diana e Venere, vedi Sebastiani p. 277. Nel codice di Windsor intitolato Antichità Diverse, VII, 36, la pianta autografa è accompagnata a questa nota “Pianta di una parte della Villa d’Hadriano vista e cavata da Pirro Ligorio, la quale è stata da uno schizzo del suddetto tirata da Francesco Contini. I disegni di detta Villa furono portati in Francia da Monsu di Autreville che gli hauea compri da un rigattiere ferrarese……..”
Ora la scritta che il Lanciani cita come trascritta nell’opera del Sebastiani diceva semplicemente che su ordine del Cardinal Barberini Francesco Contini con grande lavoro e abilità aveva rilevato la pianta della villa e non aggiungeva altro. Comunque io piena di speranze decisi di andare al Castello di Windsor e vedere almeno nella copia del Contini.una parte della grande e mirabile pianta del Ligorio. Arrivata a Londra, dove dovevo fermarmi per circa una settimana, e recatami alla sala manoscritti del British Museum per controllare una copia del Trattato lì conservata, chiesi al direttore della biblioteca di aiutarmi a fissare per me una visita alla Biblioteca di Windsor Castle. Sorpresa, sorpresa! La Biblioteca in questione come del resto tutto Windsor Castle è proprietà della Regina Elisabetta II e entrarci non è così facile. Venni informata che un mese prima avrei dovuto scrivere una richiesta rivolta al Primo Ministro e questi avrebbe sollecitato il permesso alla Regina. Insomma con un po’ di fortuna dopo un mese e mezzo avrei potuto posare i miei occhi sul codice.
Ero così disperata che il British Museum si mosse, e lo fece così bene che ebbi subito il permesso. Così, arrivata a Windsor, trovai nella sala di lettura il codice richiesto già aperto alla pagina data. Ovviamente i miei ringraziamenti vanno tutti a Sua Maestà la Regina ed alla sua grande cortesia.
Sorpresa! Sorpresa! Il disegno che stavo guardando, foglio 10389, era pieno di errori e, anche se esisteva la scritta a matita nera che diceva lo aveva fatto Contini, costui non poteva mai averlo fatto. La scritta in questione era tracciata su una striscia di carta della stessa lunghezza del foglio, una stretta fascia incollata su un lato della pianta e lì messa da chissà chi e chissà quando. Nel disegno l’uscita della galleria proveniente dalla via carrabile, un semplice tunnel, vi era rappresentato come una ricca ed architettonica porta decorata da un’inesistente ghiera modanata, mentre l’atrio del Vestibolo dell’Accademia, in realtà perfettamente circolare, aveva una forma ellittica.
La spiegazione mi si parò quasi subito davanti. Sfogliando il codice proprio qualche pagina prima e precisamente al foglio 10377, mi trovai di fronte alla mirabile pianta del Ligorio che il disegnatore, il quale probabilmente a Villa Adriana non aveva mai messo piede, aveva pedissequamente ricopiato. Quello del Ligorio non era certamente un rilievo: era uno schizzo nervoso tracciato su un foglio di carta, un promemoria da architetto fatto con indubbia intelligenza ed in condizioni particolarmente disagiato. Le linee sono vibranti e curve per la fretta e per il foglio che si piega sotto alla penna, ma il foglio è pieno di annotazioni che vennero poi ricopiate dal disegnatore. L’atrio del Vestibolo è di forma fortemente ellittica e anche se si può scusare Ligorio in questa sua rappresentazione di un ambiente intravisto tra cumuli di macerie era un po’ difficile accettarlo nel lavoro di uno che
“Di tutte le fabbriche scoperte e degli avanzi esistenti sopra terra tolse una grande pianta la quale paragonata alle goffe produzioni degli altri architetti contemporanei è altamente mirabile.”
Ora è vero che nella sua Descrittione Ligorio descriveva l’atrio dell’Accademia: “di forma ovata”, ma, se poi l’avesse veramente rilevata, due misure avrebbe pur dovuto prenderle, e due squadri in quell’ambiente gli avrebbero chiarito che esso era perfettamente circolare. Eppure io il suo disegno ellittico lo avevo trovato. Cosa poteva mai esser successo?
Intanto una cosa da questa ricerca era emersa in modo indiscutibile: Contini non aveva mai potuto copiare il disegno del codice di Windsor. Infatti dalla famosa scritta apposta alla pianta a lui attribuita si dice che sia la copia che il disegno del Ligorio furono comprati a Ferrara da Monsu di Autreville che li aveva acquistati da un rigattiere ferrarese. Ferrarese badate bene. Il che vuol dire che quando Ligorio era tornato a Ferrara si era portato dietro il suo lavoro. E quando mai questo suo disegno poté finire nelle mani di un rigattiere del posto? Escludo che gli Este smembrassero così i loro archivi, ma è probabile che dopo la morte del Ligorio le sue soffitte venissero svuotate e la roba sparsa tra i locali rigattieri dove poi Monsu di Autreville trovò i due disegni. Quello che è certo è che già molto prima della morte del Ligorio, ossia del 1583, essi non si trovavano più a Roma e quindi era impossibile che il Cardinal Barberini potesse dare lo schizzo del Ligorio a Contini perché questi glie lo copiasse.
Tornai a Roma ed alla Biblioteca Vaticana piena di dubbi e ricominciai a riguardami bene i manoscritti di Ligorio e sempre più mi rendevo conto che in essi c’erano molte cose strane. Una era il fatto che secondo me Ligorio avrebbe fatto bene ad andare da un oculista, se pure a quell’epoca ne esistevano, perché l’atrio del Vestibolo dell’Accademia non era la sola cosa ovata che egli avesse visto a Villa Adriana: per lui sempre di forma ovata era anche il Teatro Marittimo. Ma non erano tanto questi disturbi della vista che mi preoccupavano: quello che continuavo a domandarmi e com’era mai possibile che uno che aveva fatto un rilievo mirabile di tutta Villa Adriana non si fosse accorto che i due edifici erano circolari? Inoltre com’è che Ligorio non citava mai misure nei suoi scritti? E perché parlando di un edificio egli ne indicava vagamente la posizione con frasi come “in un poggio che sta più in basso” o ad oriente o ad austro e non indichi mai i dati con cui esso era indicato sulla sua pianta? Sempre ammesso che quella fosse la sua pianta.
Quindi mi riattaccai alla Dechiaratione e ricominciai a studiarla parola per parola. Così mi accorsi che il testo era punteggiato di frasi come ….secondo Pirro Ligorio…. o anche come tenuto anche da Pirro Ligorio…., frasi che Pirro Ligorio non avrebbe mai incluso per descrivere un lavoro che lui stesso stava facendo. Non era tutto perché alla fine inciampai nella prova inconfutabile e mi trovai faccia a faccia con Monsignor Bulgarino. Nella Dechiaratione veniva detto che l’Accademia si trovava sulle sue terre e se ne parlava come di un conemporaneo. Ora il suddetto Monsignore comprò quella proprietà nel 1621 quando Ligorio era ormai morto da circa quaranta anni e quindi mai l’architetto degli Este avrebbe potuto conoscere la sua esistenza o i suoi acquisti fondiarii.
Era impossibile adesso non concludere che la pianta di Ligorio non era mai esistita. L’aveva promessa, a volte aveva anche scritto nella Descrittione, l’unico testo che è risultato esser suo, che l’avrebbe fatta ….. piacendo al Salvator nostro tutti li mostreremo nel disegno che si farà…, oppure ….ma come la pianta loro facessero lo disegneremo al meglio che si potrà col dimostrarlo nella Pianta, A volte nel Trattato, che probabilmente riporta false affermazione dell’architetto pressato mentre a Roma si occupa di S.Pietro, la si dà pure per fatta, ma sono promesse da marinaio.
A questo punto non c’era dubbio che la Dechiaratione era di Contini e che pure la pianta mirabile dovesse esser sua. Mi attaccai alla ricerca dei suoi lavori e finalmente trovai la pianta mirabile, quella che si era …….resa rarissima per non essere stata venale e per la sua smisurata grandezza non agevole da maneggiare, e devo dire che tutte le volte che dovevo aprire le pieghe della grande mappa del Contini contenuta in "Adriani Caesaris Immanem in Tyburtino occasum evidenti ……………… ,” Roma 1668, Editore Di Falco, mi tremavano le mani per paura che quella carta resa fragile dai secoli non mi si sfaldasse davanti.
Confrontando poi il testo della Dechiaratione con quello stampato trovai i segni dei tipografi per lo stacco delle pagine e, in fondo, l’imprimatur del Vaticano. L’opera si apriva con la dedica di Contini al Cardinal Antonio Barberini:
Eminentissimo e Reverendissimo Signore e Padrone colendissimo
Sono già due anni che V.E. mi onorò di comandarmi che io facessi la pianta della Villa Hadriana. Mi accinsi prontamente all’Opera, animato più dell’ardore di servirla che atterrito dall’impresa malagevole. Mi conferii nel luogo: osservai quel sito essere un colle circondato da due valli di circuito di sei miglia e vidddi la maggior parte di quelle anticaglie si fattamente atterrate e coperte dalle ruine che non si scorgevano i loro fondamenti, anzi la più parte di esse erano sopraffatte da macchie foltissime e spinose. Tali asprezze mi palesarono le difficoltà che avrei trovato nel ridurle in pianta. Non mi sgomentai nondimeno tanto mi premeva l’accreditarmi appresso al mondo col palesarmi d’hauer servito a V.E.. cominciai col far cavare terra per trarre i fondamenti, feci recidere gli intoppi che mi impedivano e più volte calai in vari pozzi ed aperture che scopersi in quelli scoscesi e per quelle vigne. Questa diligenza mi ha poi fatto scoprire alcune strade sotterranee per le quali si va al coperto da un luogo all’altro della Villa, come si vedono disegnate nella pianta che finalmente ho levato con quell’esattezza che ho potuto rispetto al luogo reso ormai dal tempo in ogni parte manchevole. Gradiscila V.E. anzi ricevala per Sua essendo nata dal Suo benignissimo cenno, il quale mi ha fatto superare in essa le difficoltà che parevano insuperabili, degnandosi di riconoscere nella medesima la divota servitù che Le professo.
Come si vede non si parla di Ligorio ma Contini proclama di aver fatto la pianta e si descrive le difficoltà che aveva incontrate e superate e, a conferma finale, sulla grande pianta c’era poi la scritta Francisco Contini delineavit Baldassar Morrone sculpsit.
Kircher riuscì ad avere questa pianta e dovette riceverla dal Cardinal Barberini dato che come sappiamo l’opera non era venale. Cosa successe? Kircher non lesse la dedica che ho appena descritto e che provava al di là di ogni dubbio che a fare il rilievo e a tracciare la mappa era stato proprio Contini e che l’aveva fatto dalla prima all’ultima linea? O la lesse e se ne infischiò pensando che tutti cercavano la pianta del Ligorio e il Ligorio era famoso mentre Contini non lo conosceva quasi nessuno.? Passare il rilievo a Ligorio era facile: bastava applicare sulla scritta di Contini l’elaborato cartiglio, sorretto da putti, divinità silvestri ed ornamenti vari, recante la scritta: Villae celeberrimae ab Adriano Caesare in Agro Tyburtino extructae vera et exactissima Ichnographia ab Pyrrho Ligorio olim postea a Francisco Contini recognita et descripta jussu Eminentissimi Francisci Card. Barberini e il furto sarebbe riuscito.
Perché di un furto si trattava e questo non mi fa stimar molto il Kircher. un geniale personaggio che di tutto si occupava, astronomia, geroglifici. microbiologia e archeologia (un po’ tanto, davvero), ma a quel che sembra non ignorava che esistessero anche i furti. Kircher un gesuita, un religioso che non avrebbe mai dovuto rubare il lavoro ad un uomo che tanto si era sacrificato per creare quel stupendo rilievo; Kircher rispettato da tutti e che non esitò un momento e per dare più prestigio al suo Latium in modo che tutti ne parlassero e lo ricordassero nei secoli, compì una vile azione. E così fu che per ben quattro secoli tutti gli credettero, e anche Sante Pieralisi, il bibliotecario della Vaticana, che nell’800 catalogò i manoscritti della raccolta barberiniana attribuì al Ligorio la Dechiaratione perché condizionato dalla ferma e diffusa convinzione che fosse stato questi a completare la pianta di Villa Adriana e Francesco Contini non avesse fatto altro che controllarla sul terreno e provvedere a farla incidere sul rame. Lo aveva detto anche il Kircher.
Fu solo dopo quattro secoli che dal niente venne fuori una donna, anche lei un architetto, che rimise le cose in ordine e vendicò Contini.
Ma nella mente di questa donna ancor oggi resta fissa una domanda. Com’è che in quattro secoli nessuno dei grandi studiosi se ne accorse?
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