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Misteri della storia: la morte di Antinoo

di Eugenia Salza Prina Ricotti

IL ROMANZO GIALLO DELLA MORTE DI ANTINOO

Se c’è una cosa di cui sono sicura è che egli deve esser stato ucciso. Ma perché lo avrebbero soppresso? E chi sarà stato a farlo? Beh, queste sono belle domande e di risposte tra cui scegliere ce ne sono purtroppo tante. Vediamo un po’ quello che ci narrano gli storici e cominciamo con l’esaminare ciò che scrive Dione. Dopo aver riportato quanto egli aveva trovato nella autobiografia di Adriano dove si leggeva soltanto che Antinoo, caduto nel Nilo, vi era morto affogato, lo storico greco, con un bello scatto di fantasia, insinuava invece che Antinoo fosse stato sacrificato o si fosse volontariamente offerto in sacrificio. E qui viene il bello: chi lo avrebbe fatto uccidere? Nientemeno che Adriano il quale, sempre molto interessato al paranormale, oroscopi e magia, avrebbe avuto bisogno dell’offerta di una vita per garantire la riuscita di qualche suo speciale incantesimo. Potendo scegliere – e sì che in questo campo come imperatore aveva una vasta scelta e, probabilmente, anche un nutrito gruppo di nemici che per lui sarebbe stato un vero piacere eliminare – Adriano avrebbe inspiegabilmente optato per Antinoo. Evidentemente Dione era persuaso che Adriano - e chissà mai perché - avesse deciso di privarsi della persona al mondo che più amava e più gli dava più piacere e avesse decretato la morte del suo amasio. Poi però, ammette Dione, l’imperatore si era dimostrato molto riconoscente e, dopo aver fatto seppellire il suo amato bene, lo aveva ricompensato non soltanto fondando una città proprio a Besa, nel luogo in cui il giovane aveva incontrato la sua morte, ma anche battezzandola dal suo nome Antinoopoli. Anzi, visto che c’era, gli aveva anche dedicato un tempio. Secondo la mia modesta opinione per Antinoo si trattava di una ben magra consolazione.
Ci sono poi un paio di proposte altrettanto originali che troviamo nella Historia Augusta e che non mi convincono affatto. La prima, simile a quella proposta da Dione, è quella secondo la quale Antinoo si sarebbe sacrificato e lasciato affogare dopo che un non meglio identificato profeta o profetessa gli aveva dichiarato che soltanto la sua volontaria morte avrebbe potuto salvare la vita dell’imperatore: una ragione macchinosa, avvolta nel velo della superstizione, di pronunciamenti di maghe e veggenti cui persino una persona di media intelligenza difficilmente avrebbe potuto prestar fede e, soprattutto, prestar fede fino al punto di immolarsi. Inoltre non si cita chi fosse questo oracolo e nella storia io credo soltanto a quei personaggi di cui viene specificato nome, cognome e indirizzo. Penso che, se questo fattaccio si fosse svolto così come lo racconta Sparziano, l’identità di colui che aveva spinto al suicidio il bellissimo amante dell’imperatore sarebbe stata segnalata ed eternata. Perbacco, un profeta di quel calibro avrebbe dovuto esser famoso non soltanto nella sua città, ma in tutto il mondo di allora. Meglio Dione in questo campo: almeno lui aveva trovato un qualificato responsabile e aveva dichiarato che il mago in questione era lo stesso Adriano. Comunque per quel briciolo di buonsenso che Dio mi ha dato mi rifiuto di accettare ambedue queste ipotesi assurde ed inverosimili sulla morte di Antinoo.
La seconda proposta di Elio Sparziano (e ho sempre sperato di trovare qualcuno che me la spiegasse bene) è quella per la quale Antinoo era morto per “quello che suggeriscono sia la sua bellezza che la sensualità di Adriano”. Anzi quest’ultima frase di Sparziano resterà sempre per me il mistero più grande. Cosa mai avrebbe potuto fare l’imperatore per uccidere il suo grande amore? Violentarlo, straziarlo, soffocarlo e poi gettarlo a galleggiare sul Nilo come una ninfea strappata dalla corrente. Dopo quei sei o sette anni di convivenza che dovevano aver reso il loro rapporto quasi matrimoniale un simile raptus mi sembra assai poco probabile.
Andiamo quindi ad altre spiegazioni meno poetiche o misteriose, ragioni più terra terra, ma molto più verosimili, spinte che nella vita di tutti i giorni armano le mani degli assassini e li portano ad eliminare i loro rivali: la gelosia, ad esempio, l’eterna gelosia che fin dall’inizio dei secoli ha armato la mano di Caino. È lei, questo mostro dagli occhi verdi, come lo definisce Shakespeare, una delle principali cause dei delitti, e di gelosia attorno ad Antinoo ce ne dovette essere tanta. Era profondamente amato dall’imperatore, aveva tutto quello che si poteva desiderare. Quanti alla corte di Adriano avrebbero voluto vederlo scomparire? Molti. Ad esempio tutti quei giovani di belle speranze di cui certamente l’imperatore amava circondarsi, quei ragazzi che avevano sognato di poter essere da lui notati ed elevati al rango di favorito e che invece si erano visti soppiantare da uno sconosciuto, e per giunta da uno straniero arrivato dalla Bitinia.
Quante volte questi giovani lo avranno guardato con odio e sperato con tutto il cuore che si spezzasse il collo. Certamente avranno anche sognato di ucciderlo, ma avrebbero poi avuto il coraggio di farlo veramente? Perché, volendo proprio ammazzarlo, bisognava esser sicuri di non venir scoperti. Era chiaro che se mai Adriano, una volta scomparso Antinoo, avesse intuito chi era stato il colpevole, lo avrebbe scorticato vivo, e questo sul serio, non metaforicamente parlando.
Poteva però esser stato ucciso per altri tipi di gelosia anche se sempre di gelosia si sarebbe trattato. Ma da parte di chi? Vediamo di avanzare qualche ipotesi. Per esempio che ne dite del fatto che in questo secondo viaggio Adriano oltre ad Antinoo si fosse portato appresso pure Sabina, la moglie trascurata e odiata? Ma poteva costei esser gelosa del marito? Non credo proprio, almeno se parliamo della gelosia che si prova per qualcuno che si ama: infatti se, per avvalorare quell’honor matrimoni a cui i Romani tenevano tanto, in pubblico Adriano e Sabina davano sempre l’esempio della coppia perfetta, una volta calato il sipario, tra loro dovevano volare scintille. Ciò nonostante Sabina non può essere esclusa dall’elenco dei sospettabili. È vero che del marito, di quel che egli facesse e con chi andasse a letto a lei non importava proprio niente, ma trovarsi Antinoo continuamente tra i piedi e vederlo godere di tutte quelle attenzioni che avrebbero dovuto spettare soltanto a lei doveva offenderla profondamente. Sabina doveva intimamente odiare quel ragazzo la cui presenza a corte la umiliava.
È comunque difficile vedere in lei l’esecutrice materiale del delitto. Una donna come Sabina, sempre seguita da una folta schiera di serventi e cortigiani, non avrebbe mai potuto muoversi liberamente e quindi avrebbe avuto grandi difficoltà a gettare non vista Antinoo nel Nilo e poi a tenergli personalmente la testa sotto acqua. Ammesso però che avesse deciso di sopprimerlo le sarebbe sempre stato facile trovare qualche amico compiacente che si occupasse dell’incarico. Se mai lo avesse fatto, sapere di esser stata lei la causa di quella morte le avrebbe dato l’immensa doppia soddisfazione di aver mandato all’altro mondo un incomodo rivale e, allo stesso tempo, di aver fatto il peggior dispetto che si potesse immaginare all’odiato marito. Una volta tolto di mezzo Antinoo, avrebbe persino potuto vantarsi con lui del delitto, tanto l’imperatore non l’avrebbe mai potuta scorticare.
Ma in questo caso ci sarebbe proprio stato bisogno di scorticarla? A quei tempi, da quel che si legge, un po’ di veleno se lo tenevano tutti nella borsa e, viaggiando in paesi tropicali, un avvelenamento avrebbe potuto benissimo esser preso per un attacco di tifo. Se Sabina avesse realmente fatto uccidere il favorito del marito avrebbe poi fatto molto bene a badare a quello che portava alla sua bocca.
Comunque non dovette mai esser stata sospettata. Infatti niente accadde e Adriano, dopo aver pianto il bellissimo Antinoo, e averlo onorato in ogni modo possibile, si allontanò con tutto il corteo imperiale proseguendo il suo viaggio verso l’interno dell’Egitto. Le cronache riportano che Adriano si recò con Sabina a vedere i colossi di Memnone ed udire il loro canto all’apparire del sole. Se Adriano avesse anche lontanamente supposto una sua partecipazione nella morte del giovane non si sarebbe certamente messo a fare giri turistici con lei.
Comunque ormai Antinoo era morto e non c’era niente altro da fare che piangerlo. Pianto fu e, intingendo la penna nel veleno, Elio Sparziano insinuò che Adriano lo pianse con pianti femminili. Questa era un’ accusa che spesso in politica si usava per distruggere i propri avversari. Infatti nel mondo classico l’omosessualità non faceva troppo scandalo ed in certi casi era pure tollerata, ma non si ammetteva mai che in un rapporto del genere un membro della classe dirigente facesse la parte della donna. Ora, tralasciando il fatto di quanto sembri improbabile che nella coppia Adriano-Antinoo l’imperatore sostenesse il ruolo della moglie, Sparziano dovrebbe spiegarmi come poi questo succube avrebbe potuto uccidere l’amante per “quello che suggeriscono sia la sua bellezza che la sensualità di Adriano” frase che, come ho precedentemente fatto notare, già prima mi riusciva ostica, e adesso poi, unendola ai pianti femminili, mi diventa ancor più incomprensibile. Come avrebbe potuto questa donnicciola in cui, secondo Sparziano, Adriano si trasformava appena entrava con Antinoo in una camera da letto, straziare e soffocare un ragazzo giovane e pieno di vita? E perché poi lo avrebbe fatto dato che, sempre secondo Sparziano, all’imperatore piaceva fare la parte del succube e non quella del violento maschione?
Comunque, fosse quello che si fosse, Antinoo era scomparso. Il povero giovane morì nel 130 d. C. ed Adriano ed il suo seguito continuarono il loro viaggio come da programma non ritornando a Roma che nel 135. Cinque anni in cui, se Sabina avesse avuto anche una piccola parte nella scomparsa di Antinoo, tante cose avrebbero potuto accaderle. Ma i due rimisero piede a Roma senza incidenti. Certamente Sabina non stava troppo bene, anzi doveva essere abbastanza malata dato che morì un anno dopo, ma, nonostante le insinuazioni di Sparziano, si spense tranquillamente e per cause naturali.
Chi altri dunque avrebbe potuto affogare Antinoo? Sembra impossibile che oltre la gelosia potessero esistere altri motivi per ucciderlo. E invece uno c’era e anche molto importante: c’era la politica, e quindi qualcosa che poteva ammantarsi di amor patrio, che poteva trasformare il delitto in un nobile atto compiuto per salvare il proprio paese, e che poteva nascondersi dietro mille altre nobili ragioni e scuse. Ma che c’entrava la politica con quel bel ragazzo un po’ fatuo? Che pericolo poteva egli rappresentare per l’impero romano?
Ebbene, un pericolo esisteva, o meglio non possiamo escludere che nella mente diffidente di un certo numero di cavalieri e senatori non si fosse insinuato il timore di veder nominare Cesare quel ragazzo, o, peggio ancora, trovarselo adottato da Adriano per farne il suo successore? Era certamente un’ idea stupida, e non credo che un fatto del genere si sarebbe mai verificato, perché se c’era una persona che la testa sulle spalle l’aveva ben salda questi era proprio Adriano, un grande uomo che tra l’altro sapeva giudicare benissimo la gente e non avrebbe mai confuso un amasio, anche se bellissimo, con un potenziale generale e tanto meno con un futuro capo di stato. Non si può però escludere che la familiarità che i cortigiani notavano nei rapporti fra i due possa essere stata interpretata come un vero e proprio pericolo. Non si può nemmeno scartare l’ipotesi che alcuni personaggi della corte non si siano riuniti per scongiurare la minaccia e abbiano ucciso lo sfortunato ed innocente giovane. Sarebbero stati sicuri di avere un’ottima ragione per l’assassinio, la migliore tra tutte: salvare Roma, salvare la patria. E del resto bisogna confessare che l’idea di un Antinoo imperatore è una di quelle che anche dopo tanti secoli fa venire a chiunque il freddo alla schiena.
Sarà quest’ultima spiegazione quella buona? Chi lo sa? Quale che ne fosse la causa, fatto è che Antinoo morì. Resterà sempre il dubbio che morisse per disgrazia, o si suicidasse, o perisse soffocato dalle troppo violente espansioni di Adriano, o venisse comunque semplicemente assassinato.
Fosse quel che si fosse, se un segreto ci fu, fu il segreto meglio custodito del mondo. Ufficialmente nessuno venne incolpato e le ragioni della scomparsa di Antinoo che vennero proposte furono proprio quelle di Dione e di Sparziano: le prime da me scartate:
Ma io a quelle continuo a non crederci.