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di Eugenia Salza Prina Ricotti
I giarfdini di Villa Adriana
La magnifica Villa Adriana, posta a circa 30 km da Roma, venne costruita dall‘imperatore Adriano perché fosse una sua residenza ufficiale quando non stava viaggiando per visitare le sue province. Essa è la più grande e la più lussuosa tra tutte le ville degli imperatori romani. La pianta di questa villa rilevata da chi scrive, persona che per ben 37 anni ha studiato l’architettura di Villa Adriana mostra l’area che fin oggi è stata scavata. La residenza, che originariamente copriva più di 126 ettari, era più una città che una villa. Qui Adriano che fu un grande architetto, creò per sé, per la sua corte e per i suoi ospiti tutte le piacevolezze che una grande città poteva offrire. Vi erano palazzi, luoghi di intrattenimento, terme, biblioteche oltre tutti gli alloggi per ogni classe di gente che li vivesse. L’aqua, che scorreva in abbondanza dalle locali sorgenti e quella dei vicini acquedotti, sgorgava nelle fontane e nei ninfei che adornavano la villa e dava loro vita.
Nonostante Villa Adriana sia stata studiatala archeologi e architetti per molti secoli, i giardini che erano un così importante elemento nell’architettura di questa residenza erano stati presi in molto poca attenzione. Gli scavi che erano stati finanziati dal Cardinal Ippolito d’Este ed erano stati eseguiti dal suo architetto-archeologo Pirro Ligorio erano essenzialmente diretti a trovare opere d’arte per abbellire con esse sia la sua Villa d’Este a Tivoli che il suo Palazzo a Roma: Nella sua descrizione del luogo Ligorio aveva lasciato scritto che la villa di Adriano aveva “90 piazze”. Molte di queste dovevano essere giardini ma soltanto pochi di essi erano stati identificati e molto brevemente pubblicati.
Quando nel 1987 cominciammo il nostro preliminare scavo, reso possibile da fondi offertici dalla fondazione di Harvard di Dumbarton Oaks e la generosa collaborazione della Soprintendenza del Lazio essi ci diedero molte soddisfazioni e superarono le nostre più rosee speranze. Essi mostrarono che nonostante i vandalismi e l’abbandono in cui da secoli versava la villa gli scavi aumentarono le nostre conoscenze sugli antichi giardini romani. Cominciammo a scavare nelle aree del Canopo ed in quelle della Piazza d’Oro che ci sembrarono quelle che più avtrbbrto reso per le nostre ricerche.
Su consiglio di chi scrive cominciammo dal Canopo che senza dubbio era il più grande ed il più monumentale tra questi giardini. Esso consisteva in un grande stibadio sistemato in una maestosa esedra. Acqua ricadeva sugli scalini incorniciati dalle nicchie rettangolari poste alle spalle dello stibadio e ricadeva scivolando in un canale semicircolare che seguiva la forma di questo speciale letto tricliniare, passava sotto ad esso e finalmente a mezzo di un altro canale raggiungeva il lungo bacino largo 18 m e lungo 190 che sembrava proprio un maestoso e calmo fiume.
Sull’orlo di questo canale colonne di marmo e statue a grandezza naturale, copie di famose statue greche si riflettevano sull’azzurro delle sue acque. A metà della banchina occidentale quattro belle Cariatidi, copie di quelle famose dell’Eretteo erano fiancheggiate da due Sileni, mentre repliche di altre sculture greche erano state risistemate in posti che si credevano fossero quelli a loro originalamente spettanti. C’era una statua di Ares e una di Ermete. Poi vi erano due Amazzoni copie l’una, quella di sinistra, di Fidia, e l’alatra , quella di destra , di Policleto. Gli originali delle quali erano stati rovati nel empio della Diana di Efeso. C’era anche la statua di un coccodrillo che sgorgava acqua dalle sue fa ci ed evidentemente apparteneva ad una fontana, più sui due lati, una statua del Tevere con vicino una lupa che allattava Romolo e Remo ed una del Nilo con una Sfinge.
Nel 1991 un gruppo di archeologi danesi guidati dal dott. Hannestad scavarono sul lato occidentale della banchina cercandovi la tomba di Antinoo. ma trovarono soltanto una fila di mezze anfore e altri vasi più piccoli e questo proava che quello che avevano trovato era soltanto un aiola.
Il nostro scavo preliminare sulla banchina occidentale scoprì soltanto frammenti di piccoli vasi, evidentemente usati per trasportare lì le piante che poi, rotti i contenitori erano stati messi a dimora Poi concentrammo il nostro interesse sulla banchina orientale dove quasi subito trovammo un’aiola ancora coperta dal terreno originale e, alla profondità di 30 cm emerse una lunga fila di mezze anfore le due parti delle quali erano state usate come vasi da fiori ed erano stati messi a dimora con le piante da esse contenute. Grossi fori erano stati aperti in fondo alle anfore ed altri aperti sui loro fianchi per dare respiro alle radici.
A quel momento si presentò anche la domanda se era possibile, datando le anfore, capire quando questo giardino era stato piantato e poiché sulla parte superiore di una di queste anfore c’erano incise le lettere I e N, tagliate nell’argilla prima che fossero state cotte, la Prof.ssa Clementina Pannella dell’Università La Sapienza di Roma, da noi pregata di identificare l’anfora che essa trovò essere della prima metà del II sec. A.D. e giudicò provenire dalle officine di Gargaresh in Libia. Questo ci confermava che facevano parte del giardino originale databile al periodo adrianeo. Un giardino molto semplice basato su due lunghe e rettilinee aiole, mentre ai lati della valle più complicati erano i terrazzamenti.
Bibliografia
1. E. SALZA PRINA RICOTTI -Villa Adriana: il sogno di un imperatore, L’Erma di Bretschneider, Rome, 2001.
2. W. F. JASHEMSKI ed E. SALZA PRINA RICOTTI, I giardini di Villa Adriana: rapporto preliminare , in RPAA, Vol. LX., 1987-88, pp. 145-169
3. E. SALZA PRINA RICOTTI - Il sistema di irrigazione della Piazza d'Oro in RPAA, LXII 1989-1990, pp 121-150
4. W. F. JASHEMSKI ed E. SALZA PRINA RICOTTI,, Preliminary excavations in the gardens of Hadrian's Villa: The Canopus and the Piazza d'Oro in AJA 96 , 1992, pp. 121-157
5. E. SALZA PRINA RICOTTI, Adriano: architettura del verde e dell’acqua in Horti Romani, Rome , 1995, pp. 363-399.
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