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di Egenia Salza Prina Ricotti
LE VILLE ELLENISTICHE DEL LITORALE: SPERLONGA - Fin dal I sec. a.C. erano intanto sorte sul litorale grandi ville di ispirazione ellenistica, e non soltanto per le sculture che vi erano state sistemate, ma per lo spirito che aveva presieduto alla loro progettazione. In esse la natura circostante era stata sfruttata e sapientemente inserita nella panoramica della villa.
Sperlonga ne era l'esempio più interessante. Essa era una villa dell'area italica e quindi conservava caratteri italici. Ma ad essi abbinava un trionfante carattere ellenistico specialmente evidente nella sistemazione delle parti all'aperto. Al giardino tradizionale del suo peristilio, una ben modesta cosa, qui si aggiungeva quello lungo il mare consistente in un lunghissimo doppio criptoportico affacciato su un'ampia ed altrettanto lunga terrazza (Sulla parete esterna della passeggiata al coperto, fiancheggiata da mezze colonne di muratura rivestita di stucco, si aprivano probabilmente una serie di finestroni volti verso il mare.
Questo era un motivo tipico dell'epoca, descritto anche da Plinio il Giovane che, nella sua villa Laurentina, aveva un simile criptoportico aperto su una terrazza "odorosa di viole". É probabile che anche a Sperlonga questa spianata venisse tenuta a giardino.
La sistemazione della riva era, perciò, estremamente attraente, ma la parte più sensazionale del complesso di Sperlonga era l'annessa grotta, un ninfeo, che fu certamente il più monumentale di tutta l'antichità. Nella grande cavità della montagna esisteva una piscina che si addentrava sotto la volta rocciosa. Oggi soltanto una minor parte di essa si trova nella spelonca, perchè l'imboccatura di questa franó rovinosamente proprio mentre l'imperatore Tiberio stava cenando in un triclinio d'acqua sistemato su un isolotto. Davanti a questo originale triclinio la caverna, grandissima, si ramificava in grotte di minore importanza. Quella subito accanto all'imboccatura era, prima della frana, completamente coperta dalla montagna. Un diaframma la divideva dalla grotta principale, ma a questa venne poi unita da un arco. Contemporaneamente in essa venne creato un bacino ovale la cui parete, decorata da rustiche nicchie, era evidentemente destinate alle luminarie.
Più in là un altra grotta laterale fu a suo tempo divisa in due parti: un'area ovale in cui gli ospiti potevano trattenersi a conversare ed una interna, chiusa e sistemata come una stanza con alcove, dove poter riposare. Davanti ad essa e bene in vista dal triclinio di acqua, il gruppo ellenistico della Scilla era posto al centro di una parte della piscina la cui forma perfettamente circolare richiamava probabilmente quello del gorgo di Cariddi al quale il mostro marino era collegato nel mito.
Sulla sponda del bacino, verso l'interno della grotta principale c'era, invece, il colossale Polifemo di più di 5 metri di altezza, forse simbolo di quell'Etna che dalla costa sicula dirimpetto al calabro scoglio di Scilla, minacciava i naviganti con il suo occhio fiammeggiante e la pioggia di massi. Il mostro stava appoggiato contro un basso muretto le cui curve, seguendo quelle del braccio e della gamba destra, ne indicavano la posizione. Attorno al Polifemo erano sistemate le altre statue: quella di Ulisse, con la sua bellissima testa, attorno vi erano poi quelle dei compagni dell'eroe che, dopo averlo ubriacato, aiutavano il loro capo ad accecare il mostro. Al tramonto, momento culminante della cena romana, i raggi del sole, che investivano in pieno i marmi, dovevano dar loro vita. La bellezza delle statue, opere di scultura raffinatissime; il gioco delle luci; la calda carezza del sole calante e l'ondeggiare dei riflessi dell'acqua sulla scena drammatica dovevano certamente contribuire a creare uno degli spettacoli piú raffinati ed indimenticabili di tutti i tempi. Infatti, come vedremo poi, la grotta di Sperlonga ispirò altre sistemazioni e decorazioni di parchi celebri. Ne troviamo una replica in miniatura nella Villa Albana di Domiziano, mentre copie di alcune sue statue furono sistemate nei giardini di Villa Adriana e di altri complessi.
Ma lo spirito che animava queste statue era del tutto diverso. Infatti alla fine del I secolo d.C. il gusto era cambiato ed il giardino era diventato più regolare ed inquadrato architettonicamente. Si era ormai passati dallo stile paesaggistico a quello architettonico, che culminò poi nel trionfo delle grandi residenze imperiali.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier: I giardini nell'antichità in Archeo nº 69, November, pp. 50-97
Articoli scientifici
- E. SALZA PRINA RICOTTI, “Sistemazione paesaggistica del fronte a mare e giardini nelle ville marittime di epoca romana” in "Giornate di studio in occasione del 250º anniversario degli Scavi di Stabia" . 137-169
- E. SALZA PRINA RICOTTI - “Il gruppo di Polifemo a Sperlonga - Problemi di sistemazione”. in Rend. Pont. Acc. Rom. di Arch., Vol. XLII, 1968-1970, pp.118-134, plates 1-3, figg. 5-9.
- E. SALZA PRINA RICOTTI – “Le Ville di Silin” in Rend. Pont. Acc. Rom. di Arch., Vol. XLIII, 1970-1971, pp.135-163.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Heading "Villa" in Suppl. Enc. dell'Arte Antica, p. 915 e figg. 905-908.
- E. SALZA PRINA RICOTTI - “Ville Marittime e residenziali del Nord Africa” in Colloquii del Sodalizio - nº 2 - 1968-1970, pp. 21-32, tavv. I-III.
- E. SALZA PRINA RICOTTI – “La villa laurentina di Plinio il Giovane: un’ennesima ricostruzione” in Lunario romano 1983, Rome, December 1982, pp. 229-251.
- E. SALZA PRINA RICOTTI “La c.d. Villa Magna: il Laurentinum di Plinio il Giovane” in Atti Acc. Naz. dei Lincei, Anno CCCLXXXI, 1984, Serie ottava, Vol. XXXIX, fasc. 7-12 (July-December 1984),pp.339-358.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, “La Villa Magna a Grotte di Piastra in Castelporziano I, Iª Campagna di scavo e di restauro 1984”, in Castelporziano 1, Rome 1985, pp. 53-66.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, “La Villa Magna a Grotte di Piastra in Castelporziano II - Campagna di scavo e di restauro 1985 – 1986”, in Castelporziano 2, Rome, 1987, pp. 45-66.
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