Home -> Articoli -> Villa Adriana

Piombo e sua importanza per la ricerca archeoliogica

di John Foss and Egenia Salza Prina Ricotti

by John E. Foss and Egenia Salza Prina Ricotti

IMPORTANZA DELLA MISURA DEL PIOMBO NEI TERRENI ARCHEOLOGICI
John E. Foss and Eugenia Salza Prina Rcotti
Prima di iniziare ad esporre quanto per Villa Adriana siano stati importanti i risultati del lavoro svolto dal Prof John Foss e quanto abbiano aiutato la ricera archeologica, li riassumerò brevemente. Il Prof. Foss aveva già stabilito quali erano i metalli abitualmente presenti nei suoli archeologici e ne aveva anche valutato le quantità. Ovviamente aveva anche stabilito che queste quantità non erano uguali per tutti i siti e, per prima cosa, aveva sottolineato il fatto che nel caso del piombo le quantità di esso estraibili dai suoli archeologici erano molto maggiori di quelle che si trovavano nei circostanti campi. Era chiaro che la presenza negli scavi di una così rilevante quantità di questo metallo era dovuta all’antico uso delle sue tubazioni. L’analisi ha poi mostrato che queste quantità variavano da sito a sito e che esse erano governate da una certa quantità di variabili, le più importanti delle quali erano
1 – La durata dell’irrigazione del sito.
2 – Il tipo di alberi, cespugli o altre piante qui coltivate
3 – La qualità dell’acqua e dei composti che essa originava con il piombo.
Così per esempio tra i vari suoli analizzati dal Prof. Foss troviamo una minima quantità di piombo in una fattoria di Boscoreale, dove, in base alle ricerche condotte dalla Prof.ssa Jashemski, sappiamo che c’era una grande vigna (e in Italia le vigne non hanno bisogno di essere irrigate) più un piccolo orto sistemato attorno ad un pozzo e sicuramente annaffiato con i secchi d’acqua da esso attinti. Quindi nel limitato tempo prima dell’eruzione del 79 d.C c’era qui pochissima irrigazione e quasi niente piombo.
Esaminando poi altri suoli archeologici troviamo ancora una limitata quantità di piombo in un altro posto importante: Oplontis, una villa probabilmente appartenuta a Poppea. A parte il fatto cha anche questa magnifica residenza venne distrutta dall’eruzione del 79 d. C.. l’edificio non sembra mai esser stato connesso con un acquedotto. Quindi l’irrigazione dovette esser fornita da cisterne e pozzi e l’uso di tubazioni di piombo dovette essere molto limitato. Per di più il giardino scavato e studiato dalla Prof.ssa Jashemski consisteva principalmente in siepi di bosso che non hanno bisogno di molta acqua e in platani che, affondando profondamente le radici nel terreno, non ne avevano alcuno.
Più piombo si trovava invece a Pompei dove, a partire dall’epoca di Augusto c’era stato un acquedotto funzionante e dove furono anche trovate grosse tubazioni di piombo Dato poi che nei giardini dei loro peristili venivano coltivate piante fiorifere che necessitavano di un’abbondante irrigazione, non ci si può stupire se il contenuto di piombo nel suolo pompeiano sia molto più alto di quello trovato a Boscoreale o ad Oplontis. Lo stesso può anche dirsi per le altre località campane che vennero distrutte dall’eruzione.
Comunque il posto che si rivelò il più interessante e illuminante tra tutti fu Villa Adriana e questo non soltanto perché il suo suolo conteneva molto più piombo di qualsiasi altro luogo fino allora investigato, ma anche perché non tutte le sue parti erano state occupate per la stessa durata di tempo, e quindi fu possibile collegare il piombo contenuto nel loro suolo con la durata della loro irrigazione.
La mia pianta di questa imperiale residenza sulla quale il Prof. Foss ha segnato con colori contrastanti le diverse concentrazioni del piombo dà un’immediata idea di quel che era successo attraverso i vari secoli di vita del complesso e permettono una approfondita analisi della vita che in esso si svolse.
Cominciammo a interpretare l’evidenza archeologica in base ai risultati scientifici offertici dal Prof. Foss. Prima di tutto questi ci confermarono il lungo periodo di esistenza della parte centrale del complesso. Di fatto, anche se quasi tutti gli edifici erano stati costruiti durante il regno di Adriano, essi al principio si erano concentrati attorno all’antica villa repubblicana la cui proprietà agricola era stata sfruttata a partire dal III sec. a. C.. Molti pensano che essa sia poi sta acquistata da quella parte delle famiglia Elia che non aveva abbandonato l’Italia al seguito di Scipione, e forse fu comprata proprio da quel Marullino, avo di Adriano, che era stato il primo della famiglia a divenire senatore. Probabilmente, quando, alla morte del padre, Adriano fu trasferito in Italia, egli ben conobbe quella villa e l’amò. Certamente nel suo complesso egli preservò e restaurò il vecchio edificio e in esso stabilì la sua residenza.
Comunque, per costruire la sua personale Brasilia che era quello che aveva in mente, Adriano aveva bisogno di un’area molto maggiore di quella su cui si estendeva la proprietà repubblicana e, a parte occupare luoghi di questa mai sfruttati dal punto di vista agricolo, egli dovette probabilmente comprare molti terreni circostanti e ciò fece fino a che non ebbe un’estensione adatta al suo progetto.
Tutti questi fatti sono riflessi nella pianta del Prof: Foss. Possiamo vedere che la maggiore concentrazione di piombo la troviamo là dove la costruzione adrianea si impiantò attorno alla villa repubblicana, ed è sempre qui che i successivi imperatori scelsero di stare, fatto largamente provato da brutti restauri fatti con muratura scadente, taglio di grandi ambienti trasformati in piccoli cubicoli, asportazione del rivestimento marmoreo delle pareti e sua sostituzione con stucco colorato di secondo ordine e via dicendo. Conseguentemente è in questi posti occupati dal III sec. a.C. fino all’invasione barbarica che troviamo la più alta concentrazione di piombo
Particolarmente indicativo della situazione è il giardino posto tra le Piccole Terme e l’Eificio a Tre Esedre dove la quantità di piombo estraibile raggiunge lo straordinario livello di 1234 mg/ kg. Perciò questo posto deve esser stato irrigato molto più che tutti gli altri. La spiegazione di questo fenomeno ce la danno le rovine del cosiddetto Ninfeo Augusteo che si stende sul lato nord delle Piccole Terme. È evidente che questo monumento non avrebbe potuto esistere se dietro ad esso non ci fosse stata un’ampia cisterna, una riserva fatta probabilmente agli inizi dell’epoca repubblicana, e che all’epoca di Augusto venne poi abbellita da un’artistica mostra d’acqua. In epoca adrianea questa cisterna venne spiazzata dalla costrruzione delle terme, ma l’acqua proveniente dalla grande piscina limaria che ne riforniva sia le Piccole che le Grandi continuò a fluirvi abbondantemente. Probabilmente in epoca repubblicana questo pezzo di terra fu un orto e si sa che le coltivazioni ortive necessitano di abbondante acqua, ed è poi probabile che in epoca adrianea l’orto si sia trasformato in un giardino ricco di ben annaffiate piante fiorifere. Ovviamente per tutti quegli otto secoli, com’era uso romano, vennero sempre impiegati tubi di piombo.
A parte il caso anomalo di questo giardino posto tra le Piccole Terme e l’Edificio a Tre Esedre, anche la parte centrale di Palazzo venne molto usata e restò in vita per ben otto secoli (a partire dal III sec. a.C fino alla fine dell’impero romano). Così, anche se non raggiunse più il 1234 mg/kg, il suo suolo contenne da un minimo di 500 a 1000 mg/kg di piombo estraibile.
Tutto attorno a questa zona ricca di piombo e marcata in rosso, nella pianta di Foss troviamo poi altre ampie zone tinte in blu, parti che includono il Canopo, tutta l’area del Grande Vestibolo, la tomba di Antinoo e pure più in giù a partire dal Pecile. La ritroviamo persino a sud delle caserme e sotto alla terrazza della Venere di Cnido e tutte queste aree hanno una quantità di piombo che varia dai 250 mg/kg ai 500 mg/kg. La stessa quantità di piombo viene poi trovata in un grande padiglione con adiacente ninfeo, posto a sud Est della Piazza d’Oro, un po’ lontano da tutto, ma un luogo che, evidentemente fu usato anche dopo la morte di Adriano. L’area blu è periferica alla proprietà agricola di epoca repubblicana, e si tratta di aree che possono aver o non averne fatto parte, e che comunque, a chiunque esse appartenessero, dovettero essere tenute a pascolo per il bestiame o a culture seccagne, aree sulle quali Adriano fu il primo a costruire. È evidente che qui egli fece giardini, ninfei e siti monumentali e che dopo la sua morte essi furono conservati fino alla fine dell’impero. Aree che non essendo mai state coltivate prima furono irrigate per soli quattro secoli in confronto agli otto della proprietà repubblicana. Perciò il contenuto di piombo (dai 250 ai 500 mg/kg) è la metà di quanto trovato nell’area repubblicana.
Dopo la blu sulla mappa del Foss vediamo una vasta zona gialla in cui il contenuto di piombo va da un minimo di 50 mg/kg a un massimo di 200. Erano evidentemente parti poco coltivate che corrispondevano a quella cintura notata in tutte le residenze imperiali, e fatta per tenere la gente lontana dalla vita privata dell’imperatore; una cintura che troviamo nella Domus Aurea in cui Svetonio descrive una vasta area di boschi e pascoli. La stesa che poi troviamo nella Villa Albana di Domiziano.
Ma il fatto più stupefacente di Villa Adriana è che in essa vi è un’area importante e palaziale in cui (a parte ovviamente quello normale che si trova in qualsiasi suolo) non c’è traccia di piombo nel terreno. Questo palazzo, evidentemente imperiale, era già stato da me indicato come residenza di Sabina, la quale però non aveva molta voglia di andare a stare a Villa Adriana. Comunque non ne ebbe mai l’occasione. Nel 128 d.C. Adriano la portò con sé nel suo viaggio attorno all’impero. A quel momento la costruzione dell’Accademia era stata ultimata, ma non lo erano però le sue rifiniture. Adriano e Sabina la trovarono finita nel 134, ma a quel momento Sabina, che già doveva star male tanto che, per permetterle di arrivarci in carrozza, Adriano, rovinando una parte del suo bellissimo ninfeo posto ad est dell’Accademia, le fece aprire uno sbocco dal Grande Trapezio non vi andò e morì nel 136 d.C.. Adriano morì nell’estate del 138 e come abbiamo visto i suoi successori usarono soltanto una piccola parte del complesso. L’Accademia era lontana da tutto e mentre era l’ideale per Adriano e Sabina che si odiavano e meno si vedevano meglio stavano, gli altri imperatori volevano stare più vicini alle loro mogli ed ancor più alle loro amanti. Così l’Accademia non fu mai abitata e il contenuto di piombo del suo suolo prova senza possibilità di confutazione quella che finora non era stata altro che una mia ipotesi.
Riassumendo adesso quanto si deve ricavare da questo studio di piombo nel suolo vediamo che esso è un formidabile aiuto alla ricerca archeologica. A parte il fatto che attraverso ad esso possiamo vedere dove c’erano giardini o fattorie - cosa già molto importante per ricostruire l’antica vita – possiamo pure stabilire che tipo di culture erano ivi praticate e vedere per quanto tempo lo erano state. Per Villa Adriana io ritrovamenti del Prof. Foss sono stati preziosi e hanno costituito per me un aiuto senza pari che, tra l’altro, mi ha permesso di provare la verità di alcune mie ipotesi.

Bibliografia
J. E. FOSS e E. SALZA PRINA RICOTTI, "Lead Pipes Use in Ancient Roman Irrigation System and Content of Pb in the Soil of Archaeological Sites" in Bullettin of the Metal Museum, Vol. 26 (1996-II) pp. 37-47.