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Modellini

di Egenia Salza Prina Ricotti

I Modellini - Abbiamo poi i modellini che come abbiamo visto facevano parte del progetto. Li troviamo citati nei vari testi antichi e alcuni di essi sono pervenuti sino a noi. Si tratta a volte di plastici di edifici di poca importanza come quello di una stalla trovato nella pianura dell'Eufrate o i molti modellini dell'Egitto in cui vediamo le case della gente comune di 4000-3000 anni fa con i loro portichetti ed i loro giardini inclusi alberi e vegetazione, o le fattorie del Nilo complete di magazzini e stalle e via dicendo, modellini fittili spesso trovati nelle tombe ed il cui scopo era evidentemente legato ai riti funebri ed a quella suppellettile con cui questo popolo dotava i morti. Anche nel mondo greco, punico e romano esistettero altri modellini, che non sono certamente architettonici. Si tratta probabilmente di oggetti votivi rappresentanti templi, ninfei, capanne e case primitive, fatti nei più vari materiali da quelli ceramici a quelli in oro trovati nel sacco di Cartagine o ai tempietti di argento dell’Artemide Efesina, che venivano cesellati per i visitatori del celebre santuario, proprio come si fa oggi con le torri di Pisa di alabastro che si vendono nella Piazza dei Miracoli: non modellini creati per il cantiere quindi, ma ricordiamoci che se per un caso malaugurato e tra un migliaio di anni la torre di Pisa non ci fosse più, questi oggetti, trionfo del cattivo gusto, sarebbero utilissimi agli archeologi del futuro che volessero studiarla e forse addirittura ricostruirla.
Vi sono poi i modellini veramente collegati ad un progetto. Tra questi possiamo citare due progetti di templi - uno in pietra e l'altro in marmo - più il modello in marmo di un cosiddetto stadio: cosiddetto perché si tratta di una forma ibrida la quale, pur essendo molto simile ad uno stadio, invece di avere un solo lato curvo posto dalla parte opposta alla linea di partenza, ne ha due, uno per ognuna delle sue estremità, cosa probabilmente studiata per poterlo utilizzare sia come stadio che come circo.
Dei tre modellini i cui resti ci sono pervenuti il primo trovato in Libano a Niha, un villaggio posto ad una ventina di chilometri da Baalbek, misura 61 x 64 cm e, da un'iscrizione greca graffita sul suo fianco, viene definito "progetto dell'adyton", (parte basamentale posteriore che, nei templi libanesi e siriani era la più sacra). Esso corrisponde tanto esattamente alle rovine del tempio che in base ad esso venne poi costruito, che alcune annotazioni segnate sul modello per apportare modifiche probabilmente concordate con i sacerdoti ed i maggiorenti della cittadina durante la presentazione e la discussione del progetto, vennero poi effettivamente messe in opera. Il confronto del tempio con il modello e le misure in piedi greci che si notano graffite su quest'ultimo ci confermano poi che l'edificio rispettò scrupolosamente la scala di 1/24 del suo plastico e, dato che il cubito si divide in 24 digita, ad ogni digitum del modello corrispondeva un cubito del tempio.
Il secondo modello - un plastico marmoreo conservato nel museo di Ostia - colpisce per la precisione della sua lavorazione e per le indicazioni tecniche che, con due sezioni praticate sul pavimento dello stilobate, mostrava ai costruttori quale dovesse essere lo spessore del masso di allettamento della sua pavimentazione. Questo plastico era anche esso in scala e la misura della pedata dei suoi scalini, che ci dà l'aggancio a quella umana, ci dice che anche qui, come nel precedente, si era scelta la scala di 1/24: cioè anche qui ad ogni suo digitum corrispondeva un cubito (1 piede e1/2) della costruzione reale. Ai suoi tempi il modello, rappresentante un tempio pseudoperittero, doveva essere completo anche della sua parte elevata, e lo provano i fori che furono praticati nella base delle colonne per inserire in essi i perni degli elementi lignei o i sostegni di quelli in cera, tutti e due materiali deperibili che non ci sono pervenuti. Abbiamo però la misura del diametro delle colonne, e dato il rapporto intercorrente tra questa e le altezze della colonna e di quelle della trabeazione, ricavabili dai trattati di architettura, possiamo ricostruire quella totale del tempio, mentre i rapporti tra l'intercolumnio e il diametro delle colonne dovrebbero darci l'indicazione sull'ordine scelto per il monumento. Purtroppo, nel caso in questione, la poca differenza tra l'intercolumnio ionico (4 volte e 1/2 il diametro della colonna) e quello corinzio (4,12 volte il diametro della colonna) congiunto alla misure molto piccole del plastico non offre una precisione tale da far decidere con sicurezza quale di questi due ordini sia da scegliere e quindi l'argomento resterà sempre in sospeso. Dobbiamo però accennare al fatto che, parlando di questo modellino, Giovanni Becatti propendeva per quello ionico e faceva notare come il tempio dovesse essere molto simile a quello della Fortuna Virile che oggi si trova a Roma in Piazza Bocca della Verità, e perciò esso è stato così ricostruito.
Infine abbiamo il modellino in marmo del sopraccitato stadio. Esso proviene da Villa Adriana, e precisamente venne trovato nella zona compresa tra il Pretorio e le Grandi Terme, quella in cui lavoravano i marmorari dell'ultimo cantiere, l'unico che fosse rimasto ancora in funzione al sopraggiungere della morte dell'imperatore. Il fatto che questo plastico si trovasse ancora lì e che quindi non venisse mai portato sul luogo scelto per costruirlo prova che la scomparsa di Adriano ne impedì la realizzazione. Se mai fosse stato edificato, esso avrebbe completato l'insieme di edifici di spettacolo destinati ad arricchire la vita di coloro che avrebbero dovuto abitare con continuità la residenza imperiale. Assieme alla piccola arena sottostante alla Piazza d'Oro, il circo-stadio sarebbe stato uno dei due impianti di Villa Adriana destinati a quel genere di spettacoli, come le lotte dei gladiatori e le corse di cavalli, molto amati dai Romani e che, per essi, avevano la medesima importanza che oggi hanno la boxe o il gioco del calcio. La scala del modello, sempre in piedi e digita, e fissata come sempre dalla misura dei gradini, risulta qui di 1/48 e ad ogni digitum del plastico corrispondevano due cubiti dell'edificio. È interessante notare che, come l'arena era stata realizzata in misura ridotta ed era esattamente un quinto del Colosseo, anche il circuito dello stadio-circo, sarebbe stato di 200 m contro il chilometro del Circo Massimo. Era normale che questi due luoghi di spettacoli destinati ad una corte, e quindi limitati, fossero tutti e due ridotti ad un quinto dei corrispondenti impianti della Grande Roma.
Modellini nell'arte figurata. - Oltre questi modellini veri e propri ci restano molte rappresentazioni nell'arte figurata Così in un rilievo funebre proveniente da Cizico, il defunto un certo Attalos figlio di Asclepiodoro, giace sul suo letto tricliniare con la moglie accanto mentre una giovanissima schiava tiene sul palmo delle mani il modellino di un edificio rotondo, probabile opera del suo padrone.
Tenere il modellino di un edificio su una mano aperta, quasi in atto di offerta, era una tipica posa con la quale i re o i finanziatori di un tempo venivano raffigurati nelle loro statue, bassorilievi e monete. Così Luciano ricorda come a Hierapolis sull’Eufrate esistesse una statua di Semiramide che sul palmo della mano sinistra reggeva il modellino di un tempio da offrire al dio da lei onorato e fu certamente ispirandosi a questa tipologia, che, l'architetto Dinocrate, precorrendo di moltissimi secoli gli scultori dell'americanissimo Mount Rushmore, propose ad Alessandro non soltanto di scolpire il Monte Athos a sua immagine e simiglianza, ma gli offrì anche di aggiungere meraviglia a meraviglia costruendo sul palmo della gigantesca mano del colosso una vera città, completa di uomini, animali e cose, proprio come se fosse un modellino da offrire agli dei. Un’idea parecchio eccentrica che Alessandro non prese in considerazione. Comunque non c'è dubbio che con essa Dinocrate dovette riuscire a colpire l'attenzione del giovane condottiero tanto che, quando si trattò di fondare Alessandria, fu lui a venirne incaricato.
Ma si potrebbe passare anni ed anni a elencare i lavori, le opere degli architetti dell'antichità o ad esaminare le complesse personalità di questi artisti che come abbiamo visto nelle loro epoche furono considerati quanto meno esseri superiori di grandissima intelligenza e di squisito senso estetico se non addirittura, come Imhotep, delle vere e proprie divinità, uomini con una cultura che per le prescrizioni di Vitruvio avrebbero fatto impallidire Pico della Mirandola.
Ma non tutti avevano questa immagine degli architetti e c'era pure chi li prendeva in giro e proprio in quella Roma che toglieva loro la possibilità di firmare le proprie opere e per giunta li teneva stecchetto c'era chi li dileggiava. Con il suo solito spirito agro e maligno Marziale di loro scriveva così:
A qual maestro, o Lupo, devi affidare tuo figlio
evita, ti ammonisco: che lui
abbia a che fare con i libri di Marone o di Cicerone;
lasci stare Tutilio alla sua fama;
se compone versi, disereda il poeta.
Vuoi che impari un'arte redditizia?
Fa che diventi un citaredo o un flautista del coro;
se poi il ragazzo è duro di comprendonio
fanne un banditore o un architetto.
Duri di comprendonio? Beh, in una città che li faceva lavorare come cani, che da loro pretendeva l'impossibile e che, per giunta, non li pagava, bisogna proprio dire che un po’ testoni dovevano pur esserlo. Aveva ragione Marziale!



Bibliografia
Divulgazione scientifica
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Gli architetti e progettazione di architettura nell'antichità in Archeo (Anno XI, nº 12 (142) December 1996, pp. 58 - 85.

Lavori scientifici
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana. Un singolare solaio piano in opus caementicium, in Palladio, Nuova serie, Anno I, N. 1, Giugno 1988. pp. 1-12.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Adriano: architettura del verde e dell’acqua in Horti Romani, Rome , 1995, pp. 363-399.
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Hadrien, architecte, ingénieur et urbaniste, in Hadrien. Trésors d’une villa impériale, Italia 1999, pp. 37-46
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Adriano, architetto, ingegnere e urbanista, in Adriano architettura e progetto, Italia 2000, pp. 41-45 e schede