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di Egenia Salza Prina Ricotti
La Grecia - Non in tutti i paesi dell'antichità gli architetti ricevevano, oltre un lauto compenso, la possibilità di passare il proprio nome alla posterità. Comunque meglio di quelli mesopotamici e persiani vennero sempre trattati gli architetti greci. Ad essi era riconosciuta la paternità della loro opera e, anche se colui che finanziava la costruzione veniva esaltato e lodato, erano i progettisti del monumento coloro che si immortalavano. Certamente non erano uomini da poco: essere considerato un architetto in Grecia non era facile e neanche bastavano tutte le qualità che poi Vitruvio avrebbe codificato ed elencato: per i Greci l'architetto doveva avere quel “certo non so che” che di un magnifico tecnico fa anche un artista. E non c'è dubbio che per i loro grandi progettisti artisti lo furono. Essi crearono i loro templi ed i loro edifici come se fossero poesia: forme perfette nelle proporzioni, nel gioco dei volumi, nei chiari e negli scuri, nei pieni e nei vuoti, corressero le sgradevoli illusioni ottiche, giocarono con gli effetti prospettici e della semplice architettura trilitica fecero una forma sublime. Nessuno li divinizzò come in Egitto si era divinizzato Imhotep e nessuno li considerò figli di qualche dio, ma ancor oggi sappiamo chi progettò e costruì molti dei loro monumenti ad iniziare dal mitico Dedalo che per il re di Creta creò il Labirinto, alias Palazzo reale, con la sua complicatissima pianta in cui sarebbe stato facile perdersi. Sappiamo di Iktinos che ha creato la magia del Partenone e la maestà del tempio di Bassae, sappiamo di Mnesicle che con i Propilei diede ai secoli futuri l'esempio dell'ingresso monumentale; sappiamo chi si distinse in opere di alta ingegneria come Mandrocle di Samo che, per far passare in Grecia l’esercito persiano, gettò un ponte di barche attraverso il Bosforo; studiamo le scoperte di Archimede di Siracusa e conosciamo le grandi opere idrauliche di Ctesibio.
Certamente tutti costoro rispondevano al quadro che degli architetti ci fa Vitruvio, ma anche il sapere tutto quello che viene elencato nella sua opera non avrebbe fatto di un buonissimo ed erudito architetto un Iktinos, un Fidia o un Archimede: purtroppo quel tipo di gente non nasce tutti i giorni.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier Gli architetti e progettazione di architettura nell'antichità in Archeo (Anno XI, nº 12 (142) December 1996, pp. 58 - 85.
Lavori accademici
- E. SALZA PRINA RICOTTI - Villa Adriana. Un singolare solaio piano in opus caementicium, in Palladio, Nuova serie, Anno I, N. 1, Giugno 1988. pp. 1-12.
- E. SALZA PRINA RICOTTI, Adriano: architettura del verde e dell’acqua in Horti Romani, Rome , 1995, pp. 363-399.
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Hadrien, architecte, ingénieur et urbaniste, in Hadrien. Trésors d’une villa impériale, Italia 1999, pp. 37-46
- E. SALZA PRINA RICOTTI – Adriano, architetto, ingegnere e urbanista, in Adriano architettura e progetto, Italia 2000, pp. 41-45 e schede