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La donna romana e la cultura

di Eugenia Salza Prina Ricotti

La donna romana e la cultura
Lasciamo adesso andare le questioni della moralità o dell’immoralità di quelle antiche Romane che vissero alla fine della repubblica quando gli austeri costumi di una volta erano andati rilassandosi, e guardiamolE sotto altri aspetti. Non c’è nessun dubbio sul fatto.che esse avessero una forte personalità e che non fossero delle graziose sciocchine ignoranti come lo erano invece le loro consorelle Greche o del Medio Oriente. Infatti in Grecia anche se di famiglie altolocate, le ragazze non venivano fatte studiare e venivano considerate graziose bamboline che uno sposava per avere figli e che, quando tutto era detto e fatto, vivevano rinchiuse nei ginecei a tessere, filare e sovrintendere ai lavori degli schiavi. A Roma era tutta un’altra storia: le Romane, intelligenti e brillanti, ricevevano una solida educazione poi, oltre a badare alle loro famiglie, erano in grado di sostenere interessanti conversazioni con coloro con cui venivano a contatto. Insomma le Romane non erano il genere di gentili sempliciotte che uno sposava per avere figli: esse invece vivevano alla pari con i loro mariti e furono per essi ottime socie.
Così nella classe alta del mondo romano ci furono donne eccezionali e alcune furono delle vere e proprie intellettuali. Tra queste si cita Cornelia la madre dei Gracchi, figlia di Scipione l’Africano che lo sconfisse a Zama e suocera di Scipione l’Emiliano che distrusse Cartagine. Cornelia non era soltanto molto colta , ma anche estremamente intelligente ed affascinante. Sia Plutarco che Orosio e Velleio Patercolo sottolineano il suo grande amore per le belle lettere ed è da loro che apprendiamo che non soltanto ella aveva molto letto le opere greche, ma che parlava un latino perfetto e scriveva talmente bene che ancora all’epoca di Cicerone le sue epistole erano considerate modelli di composizione, e di lei Cicerone scrive
“Leggiamo le lettere di Cornelia la madre dei Gracchi e da queste vediamo che i suoi figli non furono tanto creati dal grembo materno, quanto dalla sua dottrina”
E certamente Cornelia fu una notevole e importante donna e, quando, dopo la morte dei figli si ritirò a Miseno, essa regolarmente si intratteneva con intellettuali e scrittori greci e spesso riceveva importanti doni dai re, alleati di Roma che con questi volevano dimostrarle la loro ammirazione. Uno di essi, Tolomeo Euergete, la chiese addirittura in sposa. Ella avrebbe potuto farlo e non soltanto sarebbe divenuta regina, ma, raffinata intellettuale, avrebbe potuto vivere ad Alessandria che allora era il centro di ogni cultura, comunque non lo fece e gentilmente rifiutò. Dopo la morte del marito, Tiberio Gracco, essa non aveva mai voluto risposarsi.
Nel I secolo a,C. ci fu poi un’altra Cornelia, la quinta ed ultima moglie di Pompeo Magno, una donna molto più giovane di lui. Essa era figlia di Metello Scipione, console nel 52 e in prime nozze era stata sposata con Publio il figlio di Crasso che nel 53 morì in battaglia assieme al padre. Cornelia sposò Pompeo che nel 54, due anni prima, aveva perso la sua amatissima quarta moglie, Giulia figlia di Cesare. Di Cornelia Plutarco scrive:
“ La sua giovinezza non era la sua sola attrattiva. Essa era molto colta e suonava perfettamente la cetra con la quale accompagnava il suo canto; era anche molto versata in matematica e poteva dibattere qualsiasi discussione filosofica. Nello stesso tempo in lei non vi era niente di antipatico o di presuntuoso come spesso capita con questo genere di donne sofisticate e intellettuali.”
Sappiamo poi di Cerellia, la fanatica ammiratrice di Cicerone che dappertutto gli dava la caccia e faceva di tutto per accaparrarsi le sue opere. Anzi qualche volta – come successe con il “de Finibus” - riusciva persino a leggerle prima che fossero pubblicate.
C’era poi la moglie di Plinio il Giovane che metteva in musica le poesie del marito e le cantava accompagnandosi con la cetra. Naturalmente ci furono altre donne notevoli come Iaia di Cizico una Greca che, venuta a Roma, aveva fatto fortuna come ritrattista e ancora dame come Ortensia, figlia dell’oratore Ortensio che, brillante avvocatessa, fu perfettamente in grado di difendere una causa al senato. Né possiamo dimenticare una lunga lista di dottoresse, romanziere, saggiste e poetesse chesi distinsero nel mondo romano.