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Cesare

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Cesare
È inutile ripetere che Cesare fu un uomo straordinario e non lo fu solo per i Romani, ma anche per tutto il mondo e tutte le epoche. Grandi generali ed uomini politici ce ne furono tanti, noi li studiamo, leggiamo libri sulle loro vite e persino li giudichiamo, ma l’unico fra loro che ricordato e riverito come se fosse appena morto è Cesare. Tutti gli anni alle idi di marzo il Times di Londra pubblica il suo necrologio ed ogni anno a quella data gente di ogni genere e categoria sociale si reca al Foro ne ricorda la morte. Portano fiori che depositano sull’altare che Augusto costruì sul luogo della sua cremazione. Io portai rose rosse e poi passai lì la mattinata e quando me ne andai l’altare era coperto da mucchi di fiori. Ho persino visto un gruppo di persone che recatosi nella cella e impedendo agli estranei di entrarvi officiò per lui un rito con il capo coperto da bianchi scialli come facevano gli antichi Romani. Ho visto scuole arrivarvi con i loro prefessori e gente comune con i loro bambini e, naturalmente, anche i turisti che probabilmente non sapevano che razza di giorno quello fosse e non capivano cosa succedesse. Tutta quella gente era lì per Cesare e ne portavano il lutto, mentre nessuno lo fa per altri famosi personaggi come Alessandro, Gengis Khan o Napoleone e molti altri e nessuno si prende la pena di portare fiori alla loro tomba:
Quindi perché Cesare? Perché era un uomo straordinario. Adesso sono tutti morti e secoli e secoli sono passati, ma Cesare è ancora qui e ancora vivo.
Cesare nacque a Roma nel 102 a.C.. Il padre Caio Iulio Cesare era soltanto un ufficiale, la madre Aurelia era la figlia del console Cotta e ambedue erano nobili e patrizi. Probabilmente non erano molto ricchi , ma non si trovavano nelle disperate condizioni in cui ce li presenta Svetonio, secondo il quale vivevano nella Suburra il quartiere più povero e malfamato di Roma. Denari dovevano, non moltissimi forse, ma potevano permettersi di dare a Cesare uno dei migliori precettori dell’epoca, Marco Antonio Gnifone, che gli insegnò greco, latino, grammatica e tutte quelle arti come l’oratoria che gli sarebbero poi state necessarie per una buona carriera politica. Cesare fu uno studente brillante ed un ottimo oratore: parlava con una voce forte e chiara e il suo stile era semplice e piacevole. In vita sua poi scrisse opere letterarie come il De bello gallico e il De Bello Civile.
È interessante ricordare una lettera di Cicerone il quale racconta al suo amico Attico che c’era pure una raccolta di detti spiritosi e divertenti che Cesare raccoglieva in un libro per ricordarseli e di tempo in tempo rileggerli e godere del loro umorismo, una raccolta che ci dice molto sul suo carattere. Sfortunatamnete questo libro non ci è pervenuto: il suo figlio adottivo e successore Augusto, rigido e poco flessibile si affrettò a farlo bruciare assieme ad altre sue opere giovanili, ritenendole indegne della sua grandezza. Ma questo non fu il solo libro interessante che Augusto diede alle fiamme, tra questi capitò pure un trattato lasciatoci da Cleopatra sull’arte del trucco. Se si pensa quanto essa dovesse saperne in proposito e quanto tutte le donne del mondo lo avrebbero gradito non si può fare a meno di avercela con Augusto. Egli fu certamente un grande uomo e anche se senza di lui l’Impero Romano non avrebbe mai visto la luce egli certamente era privo delle larghe vedute e dell’umorismo di cui Cesare era dotato.
Cesare però era unico. Sappiamo naturalmente che egli fu un grande uomo politico ed un grande generale, ma quello che nella sua storia ci colpisce e la nobiltà del suo carattere una parte di lui su cui molta influenza dovette avere sua madre ed è certo da lei che egli ereditò la sua personalità così ricca e magnanima. durante la sua vita egli non abbandonò mai coloro che in lui avevano fede e non uccise mai o almeno quasi mai i suoi nemici. In una sua lettera che si è salvata perché fu inserita nell’epistolario di Cicerone. Cesare scrive
Ceasare imperatore a Cicerone imperatore.
Ben a ragione tu che mi conosci a fondo auspichi che dai miei atti abbia a esulare ogni forma di crudeltà. Già la cosa di per sé stessa mi dà una grande soddisfazione, ma la tua approvazione mi riempie di gioia. E non mi preoccupo se si dice che quelli che io ho rimandato liberi si sono staccati da me per muovermi di nuovo guerra. Non desidero altro che esser coerente a me stesso. Lo siano essi a sé.
ma se Cesare perdonava molta gente che complottava contro di lui non perdonò mai a nessuno di attentare alla sua dignità.
“Sibi semper prima fuisse dignitatem vitaque potiorem
(per me la cosa più importante, molto più della mia stessa vita, fu la mia dignità)
Fu ad esmpio per questo che Cesare attraversò il Rubicone e marciò su Roma, un atto che molti dei suoi nemici interpretarono come avidità di potere, ma che fu la conseguenza dell’azione che il Senato voleva imporgli e che, se l’avesse accettata, lui che aveva conquistato la Gallia, si sarebbe fatto degradare.
Concludendo Cesare fu un uomo di saldi principi su cui egli basò tutta la sua vita e che per lui contarono più di ogni altra cosa, e tra questi ci furono sempre un forte concetto della lealtà e dell’amicizia. Per i suoi amici infatti era capace di fare qualsiasi cosa come togliersi il pane di bocca per darlo a loro tutte le volte che il cibo scarseggiava. Per esempio sappiamo che una volta quando uno dei suoi amici era ammalato e febbricitante egli gli cedette l’unica stanza che c’era e lui passò la notte dormendo all’aperto.

Bibliografia

E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992