di Eugenia Salza Prina Ricotti
Cornelia, la prima moglie.
Molti furono gli amori di Cesare. Non vi è dubbio che le donne gli piacessero e che lui piacesse a loro. Le sue avventure furono molte e anche se non perse mai la testa per nessuna di loro. con esse si comportò sempre da gentiluomo. Fatto è che Cesare ebbe moltissime amanti e oltre queste si sposò ed ebbe quattro mogli.
Quattro mogli sembrano molte, ma a quell’epoca era una cosa normale. Se un Romano non moriva in fasce alla fine della sua vita si trovava ad aver collezionato parecchie spose. Alla fine della repubblica poi il rilassamento dei costumi e il matrimonio preferito a quell’epoca - quello “non iustus”, un legame che era facile a sciogliersi e rendeva il divorzio semplice, aiutava i mariti a disfarsi di una moglie per le più varie ragioni. La si poteva rispedire a casa se era sterile o liberarsene quando la si considerava noiosa e ci si voleva legare con qualche più piacevole o più ricca sposa. Comunque a quei tempi una delle più frequenti ragioni di separazione era la morte. A quell’epoca si moriva facilmente: si moriva in guerra o per malattia: allora non vi erano molte cure e molte donne poi morivano nel parto. Insomma la nostra frase “finché morte non ci separi” non faceva parte dell’antico rito matrimoniale anche perché allora non avrebbe significato molto.
La prima moglie di Cesare fu Cossuzia, figlia di una famiglia che non apparteneva al patriziato ma che era molto ricca. A quell’epoca il padre di Cesare era convinto che essa fosse un ottima sistemazione per il figlio. La sola cosa che egli voleva era assicurargli la stabilità economica e non poteva certo immaginarsi quale sarebbe stato il suo futuro. Naturalmente appena i due “patres familias” ebbero così stabilito, i due ragazzi si trovarono fidanzati. Era il solito matrimonio combinato. Cesare era ancora un ragazzo e vestiva la toga “praetexta” il che voleva dire che non aveva neanche compiuto i 16 anni Naturalmente nessuno dei due futuri sposi ebbe voce in capitolo sull’argomento e nessuno dei due dovette avere il cuore spezzato quando questo matrimonio – se pure si arrivò al matrimonio - fu dissolto.
Comunque più o meno allora il padre di Cesare morì e il ragazzo, ormai libero. poté combinarsi un matrimonio più consono ai suoi piani. così nell’ 84 a.C. egli appena diciottenne sposò Cornelia che probabilmente gli piaceva ed era la figlia di Cinna, un uomo politico che allora aveva raggiunto il vertice della sua carriera e soprattutto era un uomo che nelle guerre sociali aveva combattuto al fianco di suo zio Mario.
Cinna dall’87 all’84 era stato console e, mentre Silla stava conducendo la guerra Mitriadica, era riuscito ad ottenere il potere ed aveva anche potuto dotare Roma di un governo stabile e forte. Per Cesare questo matrimonio era vantaggioso perché si legava con una famiglia potente e del suo stesso partito, mentre per Cinna lo sposalizio di sua figlia con un ragazzo che era il nipote di Mario era proprio scritto in cielo. Cosa ci poteva mai essere di meglio?
Era un matrimonio combinato, ma spesso i matrimoni combinati funzionano bene e così fu per i due giovani che ebbero subito una figlia, Giulia, che Cesare sempre amò teneramente e, sia che questa nascita consolidasse la loro unione sia che i due fossero felici insieme, il loro matrimonio fu un successo. Sfortunatamente questa felicità non durò molto e la loro vita divenne molto difficile. Fatto sta che Cinna decise di partire per l’Asia dove aveva raccolto una traballante armata, ma quando i soldati che dovevano accompagnarlo seppero che egli voleva andar lì e togliere a Silla la guerra contro Mitidrate si ribellarono e, siccome egli tentò di forzarli a partire, si rivoltarono contro di lui e lo lapidarono.
Non passò molto tempo da questo fatto prima che Silla tornasse a Roma furioso e assetato di sangue, e subito affisse le terribili liste di proscrizione contenenti i nomi di tutti coloro che egli voleva veder morti. In una di queste liste c’era anche il nome di Cesare, nome che vi era stato incluso perché il ragazzo aveva sposato la figlia di Cinna e Silla aveva deciso che tutti coloro che si erano imparentati con il suo nemico dovevano o divorziare o venire soppressi. Quasi tutti gli obbedirono, ma Cesare si rifiutò. Silla poi non lo odiava solo per il suo legame con la famiglia di Cinna, ma lo considerava un suo nemico perché egli era il nipote di Mario.
Comunque se Cesare si fosse piegato all’ingiunzione di cacciar via Cornelia egli avrebbe dovuto, anche se a mala voglia, lasciarlo andare. Ma Cesare si rifiutava recisamente di abbandonare la moglie mentre essa si trovava in quei guai e oltre tutto Silla non era certo il suo uomo ideale. perciò non si mosse di una virgola. Silla intanto per vendicarsi della sua testardaggine gli confiscò la dote di Cornelia e lo fece decadere dalla carica di Flamine diale. Trs l’altro fino a che Cesare era Flamine diale egli per legge non poteva divorziare dalla moglie. Ora era libero di farlo, ma Cesare non se ne diede per inteso dopo di che l’unica cosa che gli restava da fare era fuggire e nascondersi. Fu soltanto per un’incredibile fortuna che egli riuscì a non esser catturato mentre si spostava continuamente da uno all’altro nascondiglio tra quelli che aveva trovato nella Sabina. Un giorno però fu raggiunto da una banda dei suoi persecutori e sarebbe stato certamente ucciso se il loro comandante non fosse stato tanto assetato di sangue quanto di oro, quindi ricevette la ragguardevole cifra di due talenti e, dopo averli intascati, lo lasciò andare.
Alla fine le Vestatli ed alcuni molto influenti senatori riuscirono a persuadere Silla a lasciar perdere quel riottoso e indisciplinato nipote di Mario, ma il dittatore li ammonì che quello che stavano ottenendo sarebbe poi stato da loro a lungo rimpianto in quanto essi non si rendevano conto di quanti Mario ci fossero in quel ragazzo.
Cesare adesso era salvo, ma con la spada di Damocle sempre pendente sul suo capo e quindi pensò fosse più sicuro per lui allontanarsi da Roma e, raggiunto in Asia Minore il suo amico Termo che lì combatteva, si unì a lui. Dopo si aggregò a Servilio Isaurico in Cilicia e finalmente, essendo nel 78 a.C. morto Silla, tornò a Roma dove presto si ricacciò nei guai. perciò pensò che per lui fosse più prudente recarsi a Rodi dove passò il tempo dedicandosi allo studio della retorica e ivi soggiornò fino a che Roma non ridivenne sicura.
Così dopo tanti anni Cornelia vide ritornare a casa suo marito e poté riprendere la vita normale, ma per lei non c’era mai un momento di tranquillità. Cesare aveva iniziato la sua vita politica e non si preoccupava se per raggiungere i suoi scopi doveva pestare i piedi a molti, quindi si faceva molti nemici. Cornelia dopo la morte di suo padre che aveva interrotto il felice interludio del loro matrimonio non ebbe mai un momento di pace. La gioia che essa aveva provato al ritorno del marito e la felicità di esser di nuovo riuniti non calmava i suoi timori. Anzi il vivere con lui e meglio seguire tutte le sue attività finiva soltanto con l’aumentare tutti i suoi timori. Essa si rendeva conto che con quello che Cesare faceva ella poteva da un momento all’altro trovarsi vedova, sola, senza nessun aiuto e con una figlia allora seienne da allevare. Purtroppo questo era il genere di vita che doveva condurre se si voleva vivere con quell’uomo. Egli non rifiutava mai di accettare una sfida ed anzi si divertiva a provocarle, così quando morì sua zia, la vedova di Mario egli la commemorò al Foro e approfittò dell’occasione per fare sfilare le immagini di Mario nel suo corteo funebre.
A quel momento Cornelia che stava male, aspettava a casa l’esito di quella provocazione e possiamo facilmente immaginarci di come si sentisse. Il momento era carico di pericoli e nessuno poteva immaginarsi di come avrebbe reagito la folla. L’atto di Cesare era estremamente azzardato. Era dalla morte di Mario che per parte di Silla e dei sillani contro di lui era stata scatenata una feroce campagna di denigrazione che aveva finito col fare del suo nome un anatema. Su Mario si poteva parlare soltanto con fedelissimi amici e per di più bisognava farlo sottovoce. Non c’era dubbio che dopo tanti anni di silenzio l’azione di Cesare potesse risultare molto pericolosa, ma nonostante che all’apparizione dei suoi busti ci fosse qualche grido da parte dei pochi sillani, il popolo romano acclamò Cesare ed egli conseguì un grande successo. Cornelia poté di nuovo respirare ed essere felice.
Purtroppo la sua felicità non durò a lungo e poco dopo la morte della zia Cesare dovette pure perdere la moglie. Cornelia morì ancora giovane. Il suo matrimonio era durato sedici anni e per la maggior parte di questi la poveretta aveva dovuto viver da sola con la figlioletta attendendo le scarse notizie del marito. Era stata una buona moglie per lui e certamente Cesare doveva essere molto legato a lei. Egli quindi voleva dimostrare a tutti quanta stima e quanto affetto nutrisse per la morta e con un gesto veramente rivoluzionario decise di commemorare al Foro anche lei.
Dal punto di vista tradizionale questo era una cosa inaudita. Infatti era costume commemorare così personaggi importati ed anziane matrone, ma non si era mai visto farlo per una donna giovane. con questo atto Cesare sfidava il suo mondo e si esponeva a critiche e a censure, ma al popolino piacque questa pubblica prova del suo amore per quella moglie che egli non aveva abbandonato quando la famiglia di Cinna era in disgrazia e che si era rifiutato di ripudiare nonostante tutte le pressioni. Così la gente si commosse e gli diede il suo favore.
Si può naturalmente discutere se Cesare che era un finissimo psicologo non avesse previsto queste reazioni e non avesse fatto ciò per un calcolo politico, ma questa sua azione si inquadra perfettamente in tutta la sua linea di condotta corretta e leale verso tutti coloro che gli erano cari o che erano a lui legati. Quindi io credo che Cesare andasse al foro a commemorare la moglie morta come si offre un fiore ad una persona amata.
Così purtroppo Cornelia uscì di scena e a Cesare, rimasto solo con una figlia adolescente, non restò niente altro da fare che trovarsi una nuova moglie.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
Libri
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992
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