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Servilia, la madre di Bruto.

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Servilia
La madre di Servilia fu messa al mondo da Livia una ragazza della famiglia dei Drusi che venne sposata a Quinto Servilio Caepio grande amico di suo fratello. Da Cepione ella ebbe due ragazze che dal nome del padre e secondo l’uso romano si chiamarono tutte e due Servilia e un maschio Cepione. Il matrimonio durò fino a quando un brutto giorno ad un’asta suo fratello e suo marito entrarono in competizione per un anello. Il fratello di Livia vinse l’anello e Cepione considerò la cosa come un’offesa sanguinosa e, furioso, appena tornato a casa ripudiò l’innocente moglie. Perdere però un uomo del genere non dovette certamente spezzarle il cuore tanto più che subito dopo fu nuovamente sposata e questa volta con una persona seria e perbene, Marco Porcio Catone, con il quale probabilmente visse felice e che da lui ebbe un figlio Catone che fu poi chiamato l’Uticense.
Intanto la sua prima figlia Servilia aveva compiuto i quattordici anni e venne sposata a Giunio Bruto da cui ebbe due figlie e un maschio Marco Iunio Bruto. Il matrimonio non durò molto. Subito dopo la nascita di Bruto, suo marito, che combatteva per Mario e contro l’oligarchia del Senato, venne proditoriamente ucciso per ordine di Pompeo. La sua morte lasciò Servilia, giovane vedova con tre figli da allevare, ma naturalmente venne subito fatta sposare ad un buon partito Decimo Iulio Silano.
E nel frattempo cosa era successo di Cesare? E quando fu che lui e Servilia si incontrarono per la prima volta? Su questo non sappiamo nulla. Sappiamo soltanto che tra i due ci fu un grande amore che durò fino alla morte di Cesare. È però probabile che Cesare e Servilia si conoscessero già da bambini e che si vedevano molto spesso. Le loro due famiglie appartenevano al partito di Popolari, l’equivalente dei nostri socialisti. Comunque l’alta società romana era molto ristretta e sia destra che sinistra andavano alle stesse feste e partecipassero alla stessa vita sociale.
Quale sarebbe stata la loro vita se si fossero sposati? La storia però non si fà con i se ed i forse. Furono sposati molto presto Servilia con Bruto e Cesare con Cossuzia. I loro primi matrimoni vennero decisi da i loro genitori e i due ragazzi non poterono aprir bocca e dopo non riuscirono mai a farlo: quando uno dei due era libero l’altro era sposato. Così quando nel 78 a.C. Servilia restò vedova, Cesare era sposato con Cornelia: forse non ne sarà stato innamorato pazzo, ma era molto affezionato sia a lei che alla figlia. Comunque è molto probabile che la relazione adulterina che egli ebbe tutta la vita con Servilia sia iniziata molto presto e che essi trovarono frequentemente modo di vedersi.
Che tra di loro esistesse questo legame era noto in tutta la città: i Romani hanno sempre amato i pettegolezzi e comunque non sembra che i due si siano mai dati la pena di nascondersi anzi sembrava che ci godessero a ostentare il loro amore. Per quello che ci dice Plutarco una volta questo loro legame oltrepassò pure la soglia della Curia interrompendo le discussioni dei Senatori.
Questo successe nel 62 a.C. quando la questione di Catilina veniva continuamente discussa al Senato. La scena politica era tempestosa e avvelenata. In quel momento Catone e Cesare stavano animosamente dibattendo la questione e accadde che nelle stesso momento tutti e due si alzassero per prendere la parola, ma proprio quando tra di loro la battaglia stava per scoppiare, arrivò un messo che consegnò a Cesare qualche messaggio contenuto in tavolette cerate. Cesare le prese e. sedutosi, cominciò a leggerle.
Catone non riusciva a credere alla sua fortuna di prendere in fallo cesare cominciò a gridare che egli riceveva messaggi dai congiurati e che complottava con i nemici della repubblica. Molti Senatori si unirono a Catone ed a questo punto silenziosamente Cesare porse a lui le tavolette. Catone ebbe solo di lanciar ad esse un’occhiata per realizzare che si trattava di una lettera d’amore scritta al suo avversario dalla amata sua sorellastra e matto di rabbia gli gettò contro le tavolette urlando “Tieni ubriacone” e mai una più falsa accusa venne scagliata contro qualcuno. Cesare infatti non beveva quasi mai e quando lo faceva era sempre con moderazione. Naturalmente noi non possiamo sicuri che l’insulto fosse proprio “ubriacone” e che Cartone non usasse qualche termine più forte e magari molto più volgare. Possiamo solo immagianrlo.
Dopo questa scena Catone continuò con il suo violento discorso, ma non dovette riuscirgli facile mentre con la coda dell’occhio vedeva Cesare che, senza perdere la sua freddezza, continuava a leggere la lettera come se niente fosse accaduto. Certo tutto questo non contribuì di certo a raddolcire i loro rapporti.
Comunque qualsiasi si poteva dire o fare sull’argomento la relazione tra Cesare e Servilia continuò indisturbata: Non avevano la possibilità di sposarsi e così passarono gli anni, ma alla fine venne un momento in cui avrebbero potuto farlo.
Nel 61 a.C. Cesare che dopo lo scandalo della Dea Bona aveva cacciato Pompea era libero e, dato che allo stesso tempo il marito di Servilia era morto, essa era rimasta vedova. Così nel 59 a.C. nessun ostacolo si opponeva alla loro unione, ma i due non si sposarono. Perché? Non era certo l’opposizione di Catone a fermarli. Probabilmente la ragione era che Cesare non era mai riuscito ad avere un legittimo figlio maschio e Servilia. che ormai aveva 40 anni, difficilmente avrebbe potuto procrearglielo.
Discussero la situazione? forse e forse fu proprio Servilia che era una donna straordinaria a lasciarlo libero di realizzare il suo sogno. Probabilmente i due riconobbero che anche così la loro relazione era andata avanti benissimo e che non c’era ragione di cambiarla. Servilia si permise di fare la grande rinuncia e lasciò il suo amante libero di provvedere alla propria discendenza.
Così nel 59 a.C. Cesare sposò la diciottenne Calpurnia che, a parte portargli l’appoggio del suo potente padre, poteva mettergli tra le braccia un figlio maschio. Purtroppo l’erede legittimo non nacque mai. Cesare accettò il suo destino e non tentò neppure di divorziare da Calpurnia per la sua sterilità. egli non avrebbe mai fatto una cosa simile: fertile o non fertile Calpurnia era sua moglie, ma era Servilia quella che egli aveva sempre amato e questo tutti lo sapevano. Comunque proprio mentre sposava Calpurnia egli mandò in dono a Servilia una splendida e grandissima perla talmente preziosa che questo suo regalo fece molto chiasso e tutta Roma ne parlò e lo storico Svetonio lo scrisse nelle sue storie. Probabilmente con questa perla Cesare voleva dire a Servilia che anche se il loro maore non aveva mai potuto esser legittimato, ella sarebbe stata “l’unica”. Così Svetonio ce lo raccontò:
“.......Più di qualsiasi altra donna egli amò Servilia, la madre di Bruto e per la quale durante il suo primo consolato (59 a.C.) egli comprò una perla del valore di 6000 sesterzi...........”
Si, Servilia e nessun’altra. L’aveva amata quando era solo un ragazzo e aveva continuat ad amarla in tutti gli anni che erano passati e l’amava ancora quando Bruto, quel Bruto che egli aveva sempre amato come un figlio e che forse proprio lo era, lo uccise.

Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99

Libri
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992