di Eugenia Salza Prina Ricotti
SEMPRONIA
Fino alla metà dell’ultimo secolo le donne nella vita ebbero un ruolo ben definito: la famiglia, i figli e, ovviamente, il marito. Esse, come sempre, erano forti, capaci di sacrifici quasi inumani, rendevano sopportabile e persino felice la vita a coloro che le circondavano. Erano insomma la colonna della casa.
Anche Sempronia questa donna che emrge dalle nebbie del passato era una donna. Non so davvero se anche lei, come quelle mogli di cui prima parlavamo, fosse la colonna della sua casa. Certamente la storia non ce la presenta come un angelo del focolare. Aveva, è vero, molte ottime qualità: era bella, anzi bellissima, apparteneva ad una famiglia nobile, suonava egregiamente la lira ed è probabile che con questa si accompagnasse quando le veniva l’estro di cantare i suoi versi, dato che, tra l’altro, era anche un’abile poetessa. Oltre a ciò aveva una profonda conoscenza della letteratura sia greca che latina
Era insomma una perfetta creatura di quel vivido I secolo a.C.: una società dai costumi rilassati in cui Sempronia, sposata con Bruto Callaico, spiccava e si faceva notare. Si banchettava, ci si riuniva e si danzava. Non soltanto le matrone oneste praticavano la danza, anche se lo facevano in modo, diciamo così, censurato, ma persino i figli dei senatori frequentavano apposite scuole e ballavano accompagnandosi col suono delle nacchere. Sempronia eccelleva in questo campo; il guaio era che essa riusciva sempre a raggiungere la perfezione, tanto che Sallustio l’accusava di danzare “ con più eleganza di quanto venga richiesto ad una donna onesta” e, detto ciò, è alla nostra fantasia che lo storico lascia il resto. Infatti, a questo punto non si capisce bene che peccato ci potesse essere nel danzare con eleganza. Il dubbio, però, viene presto risolto e la nostra fantasia abbondantemente aiutata. Poco più in là Sallustio ci informa, infatti, su quanto essa fosse abilissima “in tutte quelle arti atte a risvegliare ed alimentare la libidine degli uomini” e, se a questo uniamo Sempronia come ballerina, riusciamo facilmente a farci un’idea degli spettacoli che la bella dama poteva offrire.
Del resto Sempronia era una sorpresa continua. Ad esempio spesso i suoi contemporanei venivano colpiti dal contrasto che c’era tra la raffinatezza del suo aspetto e il linguaggio da trivio che usava appena perdeva le staffe, e le parolacce da lei usate erano il meno che le si imputava. Quello di cui la si accusava più o meno apertamente era il mancare spesso di parola, il coprirsi di debiti che poi si guardava bene dal saldare e si sussurrava pure che si fosse persino resa complice di omicidi. Di fronte a tutto questo il suo sfrenato desiderio di sesso, che la spingeva a cercare continuamente la compagnia degli uomini più di quanto essi non cercassero la sua, diventava una colpa assolutamente secondaria, che poteva tutt’al più disturbare l’infelice Bruto Callaico.
Una donna bella, affascinante, Sempronia, ma nello stesso tempo torbida e pericolosa, e il momento in cui viveva - un periodo di trasformazione, pieno di avvenimenti tragici e di lotte politiche, di morale rilassata e di odii violenti - era quello adatto a lei. Era inevitabile che Sempronia, con il suo carattere che la spingeva all’avventura, ne rimanesse coinvolta, e non c’è da meravigliarsi del fatto che essa finisse col cacciarsi a capo fitto in mezzo alla congiura di Catilina. Desiderio di avventura? Speranza di ricchezze? Ambizione? Chissà. Un po’ di tutto questo, certo. Per noi, più che il sapere che cosa la spinse ad un passo simile, sarebbe interessante scoprire che ruolo Sempronia svolse nel complotto, ma su quest’argomento Sallustio si tenne sempre sul vago. Comunque, data l’esuberante personalità di questa donna, potremmo tranquillamente giurare che non doveva tratttarsi di un ruolo secondario.
Fu a questo punto che nella vita di Sempronia fece il suo ingresso Cesare. Probabilmente entrarono in contatto per la storia di Catilina.. Sempronia faceva parte della congiura e nella cospirazione doveva essere un personaggio di tutto rispetto. Cesare si teneva fuori dal complotto, ma probabilmente desiderava di riuscire a saperne di più: voleva conoscere cosa avesse in mente Catilina, chi fossero i congiurati e quali i loro piani. Così egli fece in modo di incontrarla, ma quasi subito, appena Cesare ebbe appreso quello che voleva, il loro interesse travalicò l’argomento e la politica passò in secondo piano. Cesare era il genere di uomo che una donna, e una bella donna come quella non se la lasciava certo scappare e Sempronia in questo campo era ancora più decisa di lui.
Di Cesare si sapeva, e ce lo dicono Svetonio, Plutarco e molti altri, che aveva corrotto molte nobilissime donne e su questo fatto non c’era il minimo dubbio: si sapeva che era andato a letto con tutte le mogli dei suoi generali e sappiamo anche che tra le sue amanti ci fu anche Mucia, la terza moglie di Pompeo Magno che con lui era stata sposata per ciassette lunghi anni e gli aveva dato una figlia e due maschi. Pompeo fu costretto a divorziare. Oltre queste ce ne furono molte altre: la lista delle amanti di Cesare è davvero molto lunga. Molte di esse erano bravissime donne che, lasciate in pace, sarebbero sempre felicemente rimaste tali, ma, per quello che riguardava Sempronia, era chiaro che non soltanto essa non aveva nessuna voglia di esser da lui lasciata in pace, ma che avrebbe fatto di tutto per non lasciarlo in pace lei.
Per uno strano destino colei che si stava gettando nelle braccia di Cesare, era anche la madre di uno dei suoi assassini, Decimo Bruto Albino, e per giunta di uno dei più odiosi, ma se sull’altro Bruto pesò sempre il dubbio del parricidio, di Decimo almeno Cesare non fu il padre. Quando egli divenne l’amante di Sempronia il giovane era nato da un pezzo. Comunque le idi di Marzo erano ancora lontane e Cesare e Sempronia finirono l’uno nelle braccia dell’altra. Fu una piacevolissima avventura. Sempronia venne debitamente inclusa nella corona di donne che ebbero una parte nella vita e nel letto di Cesare e, come le altre, entrò fuggevolmente nella grande storia, quella con la S Maiuscola.
Non si sa quanto durasse questa avventura amorosa. Non molto, però. La storia della congiura non fu lunga e si concluse presto e tragicamente. Scomparso Catilina, anche la loro relazione finì, e la vita continuò per tutti e due, ma, mentre col passare del tempo Cesare finiva col campeggiare sempre più nella storia del mondo, la figura di Sempronia svanì lentamente nelle nebbie del passato, lasciando dietro sé un ricordo inquietante e nello stesso tempo affascinante, più il briciolo di nostalgia che sempre caratterizza il ricordo di queste avventurose bellezze.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, Sempronia in Archeo Luglio 2003, pp. 110-111.
Lavori Accademici
E. SALZA PRINA RICOTTI, Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Casa editrice, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992
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