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Clodia, la moglie bambina di Augusto

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Clodia

Donne ed amori ce ne furono naturalmente anche nell'esistenza di Augusto, ma furono meno numerosi e romantici di quelli che rallegrarono la vita del suo famoso zio. In realtà per Ottaviano esistette soltanto un grande amore: Livia Drusilla, e soltanto lei poté dirlo legittimamente suo. Ma naturalmente ci furono altre donne.
Nonostante tutte le dicerie che furono sparse su di lui, la vita privata di Ottaviano dovette essere abbastanza morigerata e non molto dissimile da quella di un qualsiasi suo contemporaneo. Ancora adolescente, era stato fidanzato con la figlia di Publio Servilio Isaurico uno dei generali di Cesare. Quando però, dopo il primo scontro con Antonio, i due si rappacificarono e fu giuocoforza cercare di rinsaldare la riconciliazione, si ricorse all'antico e mai abbastanza lodato metodo dell'imparentamento. Cos’ il precedente fidanzamento fu rapidamente disciolto e la figlia di Isaurico scomparve dalla scena. Di lei non si seppe più niente, ma già molto poco si sapeva anche prima. Gli storici tacciono persino il suo nome e la fidanzatina passò nella vita di Ottaviano come una meteora che non lascia tracce.
Ottaviano, dopo l'incontro con Antonio e Lepido che, sull'isolotto circondato dalle acque del fiume Reno, sancì la nascita del secondo triumvirato, appena posto il piede sulla terra ferma, venne circondato dalle truppe che, accalcatesi attorno ai tre, gli imposero di sposare Claudia. Questa era la figliastra di Antonio, ed era nata dal primo matrimonio di Fulvia con M. Clodio Pulcro, il Pulchellus di Cicerone. Claudia era giovanissima: Svetonio la definisce addirittura vixdum nubilem, appena in età da marito, il che, per quei tempi, voleva praticamente indicare un'età di 12 anni, quella che poi la legge Iulia doveva indicare come il limite inferiore a partire dal quale una ragazza poteva iniziare la vita matrimoniale.
Claudia, comunque, era senz'altro molto giovane e forse per questo il matrimonio non venne mai consumato. Fatto sta che, dopo due anni di casta vita in comune, Ottaviano rimandò a casa la sposa-bambina ancora vergine ed intatta, come ci narra Svetonio. La cosa venne attestata dal giovane Cesare che, assieme alla moglie mancata, inviò a Fulvia una dichiarazione scritta di suo pugno nella quale garantiva la verginità di Claudia. Dione Cassio, commentando il fatto, aggiunse che Ottaviano non si preoccupò né delle maligne supposizioni che potevano venir avanzate per spiegare come mai la sposina si trovasse ancora in quelle condizioni, né si curò del fatto che qualcuno potesse insinuare che egli aveva deciso di non sfiorarla neanche con un dito perché fin dal principio era in malafede e si preparava ad entrare in guerra con il collega.
La storia del matrimonio in bianco con Claudia resta comunque un punto molto oscuro nella vita di Augusto. La sposa all'età del matrimonio sarà stata molto giovane, ma nei due anni di vita coniugale doveva certamente aver sorpassato il limite dei dodici anni e doveva essersi avvicinata a quei quattordici anni che vedevano molte sue coetanee addirittura madri: quindi il fatto che al momento delle nozze fosse vixdum nubilem, non poteva di per se stesso costituire un impedimento ad avere con lei rapporti regolari. Inoltre, dato che era figlia di persone bellissime, non poteva essere di una bruttezza tale da respingere un giovane sposo.
Comunque il fatto di rimandare la sposina a casa sua vergine è m olto strano. Un divorzio o un ripudio nella Roma di quei tempi non era affatto tragico. E’ evidente che Ottaviano non aveva bisogno di farsi portare a domicilio la giovinetta per esser colto da tutti questi dubbi. E’ altresì poco probabile che la sposina appena giunta in casa del marito desse in tali escandescenze da far capire quanto sarebbe stato difficile convivere con lei. Quindi all'inizio essi devono essere stati una giovane coppia come tante altre e, per lo meno per i primi tempi, in buoni rapporti. E’ allora mai possibile che due persone giovani e per di più sposate vivano sotto lo stesso tetto per ben due anni senza che niente succeda tra loro? Niente: non una sera di luna piena, non un caldo pomeriggio di estate, non una fredda notte di inverno? Questo ha dell'inverosimile a meno che da parte di Ottaviano non ci fosse una forte e fredda determinazione, una ragione valida che lo spingesse ad offendere profondamente non soltanto Antonio, ma la ancor più pericolosa Fulvia. Sarebbe infatti stato meno offensivo per lui rifiutare il matrimonio di convenienza o divorziare dopo averlo consumato, piuttosto che scioglierlo in modo così vistoso dopo essersi tenuto la ragazza in casa per due anni.
Svetonio insinua che alla base della mancata consumazione del matrimonio ci fosse la suocera. Infatti fu Fulvia a provocare la guerra perugina che coincise con il ripudio di Clodia; ma è probabile che suocera e genero non andassero d'accordo fin dal principio. Ottaviano era sempre stato perplesso a proposito di quel matrimonio che lo metteva in stretto contato con Fulvia, una suocera non scomoda, ma scomodissima, e non gli era difficile capire che i rapporti con lei sarebbero stati molto difficili. Sembra comunque evidente che, ad Ottaviano, Fulvia non era mai piaciuta, ed aveva perfettamente ragione
A parte la sua idiosincrasia per la suocera Ottaviano non poteva non realizzare che, se la figlia avesse preso anche in minima parte da lei, non sarebbe stata certamente una moglie di tutto riposo. Anche dal lato del padre la bambina non poteva certamente dire di discendere da una famiglia esemplare. Clodio oltre ad essere un empio sacrilego ed un facinoroso, non aveva mai avuto il benché minimo principio morale. Se anche allora, come adesso, il sangue non era acqua, chissà cosa sarebbe venuto fuori dall'unione di tali genitori e cosa avrebbe potuto combinare in futuro la sposina.
Le tre zie poi offrivano esempi raccapriccianti agli occhi di qualsiasi aspirante marito della nipote. Sulla bella Clodia, moglie di Q. Metello Celere" e amante fra gli altri di Catullo che la chiamava Lesbia, il poeta ci ha lasciato un ritratto completo, dolcissimo nel periodo felice e feroce quando poi il loro legame si era infranto. Non c'è dubbio che si trattava di una donna interessante, ma non certo raccomandabile come moglie: tra l'altro, come abbiamo giˆà visto, si sussurrava anche che si fosse rapidamente sbarazzata del povero Metello somministrandogli una buona dose di veleno. Delle altre due, la moglie di L. Lucullo Licinio e quella di Q. Marcio Re, nessuna è passata alla storia come moglie esemplare e le notizie più certe le incolpano, assieme alla dissoluta Lesbia, di incesto con l'intraprendente fratello e di altre relazioni extraconiugali.
Quindi non si trattava certamente una famiglia molto raccomandabile, né era consigliabile prender per moglie una ragazza che appartenesse a quella genealogia e che fosse vissuta in un ambiente del genere. Non sarebbe stata una compagna adatta e di tutto riposo e sopratutto non lo sarebbe stato per una persona come il giovane Cesare che, probabilmente, anche lui, come a suo tempo aveva dichiarato il padre adottivo, pensava che la moglie di Cesare dovesse esser sempre al di sopra di ogni sospetto. Forse anche Ottaviano dovette giungere a queste conclusioni se, senza neanche sfiorare con un dito la giovinetta, se ne disfece rapidamente. È anche vero che metterci due anni per fare tutti questi ragionamenti e giungere a una conclusione sembrano davvero un po’ troppi.
D'altra parte è anche vero che il momento del ripudio venne proprio quando Augusto, che era sempre stato un freddo calcolatore, aveva deciso di prendere le distanze da Marco Antonio: il loro accordo sembrava destinato a saltare per aria. Potrebbe anche darsi quindi che egli, non soltanto volesse sbarazzarsi di quei legami che gli erano ormai di impaccio, ma pensasse anche che per lui fosse giunto il momento di legarsi con una donna che gli offrisse una testa di ponte in un gruppo politico a lui nemico, che però in quel momento era per lui molto più vantaggioso. E così fece.
Così nel 40 a.C. Ottaviano, ormai ventitreenne, sposò Scribonia, che era vedova di ben due consoli, e che in tutti e due i matrimoni aveva pure avuto prole.

Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99

Libri
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992