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Cleopatra

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Cesare e Cleopatra:

Di amanti Cesare ne ebbe sempre tante. Possiamo dire che non se ne lasciò mai sfuggire una. Ultima fu la giovanissima Cleopatra, l'amore del suo tramonto,. Svetonio non si diffonde troppo su lei, ma Plutarco, da buon greco, non si lascia sfuggire l'occasione di raccontare la storia: una vicenda affascinante ed un amore che si svolse in una cornice superbamente bella ed esotica.
In Egitto nel 51 a.C., alla morte di Tolomeo Aulete, era salita al trono la maggiore dei suoi figli, Cleopatra, che allora aveva appena 17 o 18 anni; e a Cleopatra, dopo averlo fatto sposare con lei, era stato associato nel potere il meno bambino dei suoi fratelli, Tolomeo XII, un fanciullo di soli dieci anni, docile strumento nelle mani dei potenti cortigiani. Tra questi facevano il brutto ed il bel tempo tre personaggi di primo piano: uno era l'eunuco Potino, tipico cortigiano intrigante; poi c'era il precettore del giovane re, Teodoto di Chio; ed infine a questi si univa il comandante in capo dell'esercito, Achillas.
Questi tre figuri ben presto si scontrarono con Cleopatra che, forte, intelligente ed autoritaria, dava loro molto filo da torcere. Perciò essi la odiavano ed alla fine riuscirono ad estrometterla. Per salvarsi la vita, essa dovette fuggire, e si diresse ad oriente, dove sperava di riunire un esercito che le permettesse di tornare ad Alessandria a riprendere possesso del suo trono. Fu mentre i due contendenti affilavano le armi per fronteggiarsi, che sopraggiunse Cesare all'inseguimento di Pompeo in fuga dopo Farsalo. Qui trovó che la cabala attorno a Tolomeo XII aveva giá fatto uccidere a tradimento Pompeo e, per ingraziarsi i suoi favori, aveva tenuta pronta la sua testa spiccata dal busto da offrirgli come saluto di benvenuto. Ma pare che il dono non giungesse molto gradito al condottiero. Plutarco racconta che, quando Cesare vide un incaricato presentarglisi dinnanzi con il macabro trofeo, si voltò disgustato. Preso poi il sigillo del suo rivale si mise a piangere.
Cesare, comunque, entrò da vincitore in Alessandria e, valendosi del testamento del defunto Tolomeo Aulete, si assunse l'ufficio di far da arbitro nella contesa fra Cleopatra ed il fratello. Potino non voleva affatto una tale mediazione e cercava in tutti i modi di persuadere il condottiero ad andarsene; ma Cesare non si sognava nemmeno di ascoltarlo e, stabilitosi ad Alessandria nel palazzo reale, mandò a dire a Cleopatra di venire. Il ritorno della regina non era però nei voti di Potino e dei suoi accoliti: essi la volevano morta e se l'avessero catturata avrebbero subito provveduto e sopprimerla.
Cleopatra doveva dunque trovare il sistema per eludere la loro vigilanza e giungere viva fin dal condottiero; e la cosa si presentava davvero difficile. C'era da passare attraverso le armate di Achillas accampate fuori Alessandria e, poi, eludere la sorveglianza delle milizie di Potino che facevano buona guardia dentro la cinta muraria ed alle porte del palazzo. Era quindi indispensabile escogitare un modo per poter arrivare senza esser vista da nessuno.
Cleopatra però non si perse d'animo: la giovane egiziana fu sempre una specialista nelle spettacolari entrate in scena. Così, prendendo con sé soltanto un uomo a lei devoto, Apollodoro di Sicilia, ed un rotolo di tappeti, salì su una barchetta abbastanza modesta, probabilmente simile a quelle che si vedono riprodotte nei mosaici nilotici o nei modellini delle tombe egizie: un battellino che non avrebbe certamente dato nell'occhio. Calata la notte, prese terra davanti al palazzo reale, che, come si vede nella pianta dell'antica Alessandria, aveva un suo particolare approdo. Qui, sdraiatasi, si fece avvolgere in un rotolo di tappeti che Apollodoro legó con una correggia, caricandoseli poi in spalla; e così, passando tranquillamente dalla porta principale, egli introdusse Cleopatra nel palazzo e la portò fin da Cesare.
Non é difficile ricostruire la scena della fanciulla che sotto lo sguardo divertito del condottiero emergeva dal rotolo di tappeti con le guance infuocate, i capelli scarmigliati e soprattutto con quel suo favoloso personale che pare fosse davvero perfetto, degno, a quello che si dice, di una Venere. Bella di faccia non lo era certamente, ma doveva avere occhi meravigliosi, quegli occhi lunghi e distanti che vediamo nel busto del British Museum. Una faccia con un naso pronunciato, anche se probabilmente non esagerato come quello che si vede in certe sue monete. Certamente doveva avere lineamenti forti, ma non sgradevoli: il suo viso doveva essere quello che oggi definiremmo interessante, un volto che poteva piacere molto più di una bellezza da bambola.
Che dire poi della grazia e dell'eleganza con le quali Cleopatra si muoveva e della sua voce, quella voce che Plutarco tanto ci decanta, dopo aver confermato che il viso della regina lasciava a desiderare? "… La sua conversazione - scrive l'autore delle Vite Parallele - aveva un fascino irresistibile e la perfezione del suo personale, che accresceva la forza persuasiva del piacere della sua compagnia, lasciava una profonda ferita nel cuore. Si restava affascinati anche solo ad ascoltare il suono della sua voce. Essa impiegava la sua ugola come se fosse stato uno strumento dalle molte corde; e parlava qualsiasi lingua desiderasse....."
Non c'é perciò da stupirsi se anche Cesare rimase attratto da questa giovane donna. Per lui sarebbe stato l'ultimo amore prima del tramonto mentre si trovava ancora nel pieno delle sue forze E infatti il Cesare che vediamo nel ritratto alessandrino fatto probabilmente durante il suo soggiorno in Egitto, è un uomo ancora giovanile. In quanto a Cleopatra, essa era dispostissima a lasciarsi conquistare: la sua vita era in pericolo, il generale romano voleva dire la salvezza. Ma non era soltanto per questo che la giovane decise di cadere nelle braccia del condottiero. In lui la regina vedeva un uomo intelligente, coraggioso, affascinante e sopratutto un dominatore. Così, tra la giovane appena ventenne ed il maturo cinquantenne, ebbe inizio una relazione che durò fino alla di lui morte.
A Cesare Cleopatra piaceva; e quindi decise di non partire lasciandola sola nei pasticci. Tentò di stabilizzarne la situazione e di rendere sicura la sua permanenza al potere; ma intanto il partito avverso ai Romani ed a Cleopatra, gli scatenò contro una guerra feroce. Fu una dura campagna: Alessandria finì con l'essere cinta d'assedio e ad un dato momento sembrò che la flotta romana stesse per cadere nelle mani del nemico, tanto che Cesare preferì darle fuoco. Ne conseguì un incendio spaventoso, che devastò la città e provocò la distruzione della famosa biblioteca, una perdita gravissima per tutta l'umanità La guerra continuò con alterne vicende; ma alla fine i Romani ebbero il sopravvento, molti nemici restarono uccisi e lo stesso giovane re morì affogato. Cleopatra rimaneva, così, salva e vedova.
Era logico per la giovane regina ringraziare il suo salvatore; era logico per il guerriero prendersi il premio delle sue fatiche. E quale migliore soluzione poteva esserci per queste due cose che risalire il Nilo in uno delle magnifiche navi da diporto dei Tolomei? Imbarcazioni di lusso, cariche di opere d'arte e di tesori, simili a quella che ci viene descritta da Calissenos. I due amanti navigarono sulle calme acque del grande fiume, tra le esigue strisce di verde delle terre coltivate che il maestoso corso d'acqua attraversava; ammirarono i grandi templi; studiarono, negli antichi bassorilievi, i misteriosi geroglifici che Cleopatra sapeva ancora interpretare; passarono accanto alla grande Tebe, la vecchia capitale con il suo granito rosa e le fantastiche costruzioni di corallo contro il cielo africano. Continuarono ancora e, come ci dice Svetonio, sarebbero giunti fino in Etiopia se la scorta armata non si fosse rifiutata di procedere.
Il sogno era così finito e la vita ricominciava. Al suo ritorno Cleopatra era incinta di un figlio di Cesare che alla sua nascita chiamò Tolomeo, ma che più tardi, dopo la morte del dittatore, ribattezzò Cesarione dal nome del padre. Cesare, prima di partire, installò definitivamente sul trono la sua giovane amante, affiancandole un altro fratellino-marito, l'allora dodicenne Tolomeo XIII; inoltre, grato della compagnia e delle attenzioni che ella aveva per lui avuto, le lasciò tre legioni che l'aiutassero a tenere l'ordine in Egitto.
Il grande generale doveva ancora andare in Siria; ma, dopo aver sistemato tutte le cose lì ed in Spagna, tornò a Roma. Qui lo raggiunse anche Cleopatra in compagnia del fratellino superstite, ma che superstite lo fu per poco: ben presto infatti, subito dopo la morte dell'amante, Cleopatra gli offrì una preziosa coppa piena di veleno e si sbarazzò rapidamente di lui, come, del resto, riuscì a liberarsi di tutti i fratelli e sorelle. Cleopatra amava molto i veleni, ed in vita sua ne fece un gran uso, ma, finché Cesare visse, non osò mai cimentarsi in questa attività. Cesare non le lasciava briglia sciolta e con lui non si scherzava: non c'è dubbio che, per quanto Cleopatra gli piacesse, egli si rendeva perfettamente conto di quanto l'ambiziosa giovanetta potesse diventare pericolosa. Per il momento, però, una volta sistemata nei giardini trasteverini di Cesare, essa era soltanto una compagna piacevole e divertente, ed assieme a lei il dittatore si godette gli ultimi anni prima della sua morte.


Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99

Lavori scientifici
E. SALZA PRINA RICOTTI, Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Publishing house. L’Erma di Bretschneider, Rome, 1992