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Scribonia . Che età aveva?

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Scribonia.
Dopo la fine del matrimonio con Claudia il futuro Augusto si risposò e, visto che c’era, lo fece sempre con un programma politico. La sposa Scribonia era una parente di Pompeo e con lei Ottaviano sperava di riavvicinarsi a Sesto Pompeo ed al suo gruppo. Se però Claudia era stata troppo giovane per lui, adesso egli sposava una donna più anziana, il che tra i Romani non era normale: generalmente le loro mogli erano tutte giovanissime.
Quanti anni aveva più di lui Scribonia? L’età di una donna, si sà, è e sempre sarà un mistero; quella di Scribonia ha fatto impazzire gli storici e su questa questione sono state scritte pagine e pagine e fatti calcoli su calcoli. Dato che Dione e Appiano dicevano che lei era la sorella di Libone suocero di Sesto Pompeo, alcuni, dopo molti ragionamenti, avanzarono l’ipotesi che Scribonia dovesse esser nata tra il 90 e l’80 a.C.. Seneca, però, ci dà una notizia importante dicendoci che nel 16 d.C. essa era ancora viva. Ora se essa fosse realmente nata tra il 90 e l’80 a.C. nel 16 d.C. avrebbe dovuto avere tra i 96 ed i 106 anni e Plinio non avrebbe certo mancato di includerla nella sua lista delle Romane che superarono i 93 anni. Quindi possiamo escludere quella data come quella della sua nascita. Probabilmente tra lei e il marito ci dovettero essere tra i 10 e i 13 anni di differenza, quindi quando si sposarono Scribonia doveva essere una donna tra i 33 ed i 36 anni, ancora giovane e piacente e inoltre con due matrimoni alle spalle e soprattutto tutta quella esperienza amorosa che fino ad allora ad Augusto era mancata. Augusto era giovane e bello e Scribonia lo apprezzò. Probabilmente il giovane con lei dovette apprendere quanto fare all’amore fosse piacevole e infatti pare che fu da allora che egli si dedicò a fare sempre nuove esperienze.
Questo non piacque a Scribonia ed essa, invece di fare quello che una buona moglie Romana doveva fare, e cioè tacere e sorridere, non riuscì più a star zitta. vi furono liti su liti, Così, dopo aver aspettato che essa mettesse al mondo la creatura che aspettava, e che forse egli sperava fosse un maschio, Ottaviano divorziò da lei coprendola di insulti e dicendo testualmente che lo faceva “disgustato dai perversi costumi di lei”. Ma a Roma non molti credevano che Scribonia tanto perversa. Quello che la maggior parte della gente sussurrava era che era lui, Ottaviano ad essersi molto dato da fare in campo amoroso e che, quando Scribonia si era accorta che tra tutte queste avventure ce n’era una che era diventata seria; anzi molto seria, erano iniziati i classici litigi scatenati dalla moglie tradita. Comunque, anche se il Giovane Cesare aveva indicata quella come una delle ragioni del divorzio, non erano state le scenate di Scribonia a causare il divorzio. Alla base di questo c’era in realtà Livia: una Livia incinta di sei mesi e probabilmente del figlio del futuro Augusto.
Sembra infatti probabile che il Giovane Cesare avesse ragioni pressanti e strettamente personali per togliere la donna amata al marito e portarsela a casa di volata ed è evidente che, se avesse continuato ad essere il marito di Scribonia questo non gli sarebbe riuscito facile. Triumviro o non triumviro la bigamia non sarebbe stata accettata neanche nel suo caso ed egli non l’avrebbe passata liscia. Senza contare che se Tiberio Nerone poteva essere così gentile da dare sic et simpliciter la moglie in braccio ad un Ottaviano minaccioso e libero da ogni vincolo matrimoniale, difficilmente glie l’avrebbe consegnata per quanto minaccioso il pretendente potesse essere se esso fosse ancora stato sposato. Già nel primo caso la gente avrebbe chiacchierato (e infatti chiacchierò) nel secondo poi lo avrebbero lapidato.
Così Ottaviano riacquistò la sua libertà (e Livia), mentre Scribonia che era passata come una meteora nella sua vita venne bollata a fuoco. Ma più tardi quando la famosa ed infame Giulia, la sua sola discendete legittima del giovane Cesare, la ragazza che egli adorava si mise ad insegnare a suo padre qualcosa sui “costumi perversi”, egli dovette amaramente scontare tutto il fango che aveva riversato sulla sua seconda moglie. Da Giulia, come dal vaso di Pandora, sgorgarono tutti i mali che poi afflissero la stirpe dei Giulio-Claudi.

Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99

Libri
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992