di Eugenia Salza Prina Ricotti
Livia
Dopo il suo secondo matrimonio, quello con Scribonia, Augusto iniziò ad avere una movimentata vita amorosa svolta sopratutto con le mogli di vari senatori. Era per lui un modo come un altro di fare politica in quanto nella foga degli amplessi egli cercava di scoprire cosa stessero combinando i loro consorti. Certamente per poter aver successo in questo campo bisognava esse dotato di certi numeri, ma Ottaviano con il suo bellissimo viso e la sua giovane età non aveva molta difficoltà a entrare nel cuore delle belle matrone. Fu esercitandosi in questa attività che egli finì coll’incontrare Livia Drusilla, anche lei sposata ad un senatore e con un bambino.
Livia discendeva dalla famiglia Claudia, ma il padre suo era entrato per adozione nella famiglia dei Livii Drusi ed aveva assunto il nome di Livio Druso, quindi Livia si chiamò la figlia che gli nacque. All’epoca delle proscrizioni Livio Druso era stato incluso in una delle tavolette sulla quali erano stati inclusi i proscritti, cioè coloro che dopo il loro accordo, i triumviri avevano deciso di far fuori. Di tavolette i triumviri ne avevano fatte due. Pare che, sia per una strana necessità di mantenere le differenze sociali, e sia ancora per uno strano rispetto verso i grandi personaggi che essi avevano deciso di uccidere, i triumvii avessero fatto una tavoletta per i proscritti di rango senatorio e un altra per le persone meno importanti, come se poi – osserva Dione Cassio – non li dovessero ammazzare tutti allo stesso modo. Druso era quindi fuggito in Macedonia e vi aveva raggiungo Bruto e Cassio. Dopo la sconfitta di Filippi, non aveva atteso a vedere cosa avrebbero fatto i vincitori e si era rapidamente ucciso.
Quindi la giovane donna sperimentò immediatamente le lagrime ed il sangue che segnarono questo susseguirsi di guerre civili e che crearono barriere apparentemente invalicabili tra le varia fazioni in lotta. Perdere così il proprio padre che aveva sfortunatamente combattuto contro Antonio ed Ottaviano non dovette certamente contribuire a farle avere molta simpatia per i due generali.
Quando tutto questo successe la futura Augusta era giovanissima essendo nata il 30 gennaio del 58 a.C. e aveva solo 15 anni quando fu fatta sposare con Tiberio Nerone, un uomo molto più vecchio di lei, che nel 48 a.C. era stato questore di Giulio Cesare. tiberio aveva anche comandato la flotta nella guerra Alessandrina e si era comportato benissimo tanto che venne premiato con la nomina a Pontefice Massimo.
Nonostante però che egli aveva combattuto con Cesare e fosse stato da questi largamente ricompensato il suo cuore era tutto per gli Ottimati, ossia il partito dei vecchi senatori che per Cesare non avevano mai avuto simpatia, e tiberio lo dimostrò ampiamente, quando subito dopo la morte di Cesare, mentre gli amici di Bruto e Cassio si contentavano di chiedere per loro tutt’al più l’amnistia, egli venne fuori con la brillante trovata di assegnare un premio ai tirannicidi e con questo chiarì le cose. Da questa parte egli rimase fermo e quello che successe poi contribuì a rendergli sempre meno simpatici i successori di Cesare.
Fu da lui che, quasi subito dopo il matrimonio, Livia ebbe Tiberio nato il 16 novembre del 42 a.C., nello stesso anno in cui il nonno si stava uccidendo in conseguenza del successo di Ottaviano. Mai il povero padre di Livia avrebbe potuto supporre che proprio questo giovane da lui tanto odiato gli avrebbe sedotto la figlia, sarebbe divenuto suo genere e come se questo non bastasse, anche patrigno e protettore del nipote.
Dopo la fine di Bruto e Cassio quando Fulvia scatenò la guerra perusina tra il partito di Antonio e quello del Giovane Cesare, il marito di Livia, anticesariano com’era non esitò un momento a schierarsi dalla parte di Anonio e venne mandato in Campania a comandare un guarnigione. Quando però Perugia capitolò, egli, anche se in quel momento si trovava da un’altra parte, venne coinvolto nella sconfitta e fu costretto a scappare e, visto che c’era, si portò con sè anche Livia ed il bambino.
Quella di portarsi appresso una giovane donna ed un lattante non sembra davvero essere stata un’idea eccessivamente brillante. Non c’è nessuna prova che Ottaviano si desse molto da fare ad uccidere donne e bambini lasciati indietro, ma evidentemente Tiberio lo riteneva capace di tutto. Quello che è certo che fu allora che Livia passò un periodo molto difficile, durante il quale i due coniugi ed i loro accompagnatori dovettero continuare a spostarsi da un nascondiglio all’altro sempre inseguiti da un nemico il quale come ogni altro nemico dell’epoca non avrebbe avuto molti scrupoli a passarli tutti, bambino compreso, a fil di spada.
Girarono mezzo mondo di allora sempre con appresso Tiberio che non era ancora stato svezzato. Non era comodo né per loro, né per la povera creatura che reagiva clamorosamente ad ogni brusco cambiamento. Un paio di volte le rumorose proteste del bambino li fecero quasi scoprire. Una volta cercando di raggiungere una imbarcazione per mettersi in salvo, Tiberio, strappato dal seno della sua balia, si risentì e si mise a piangere disperatamente. Ciò fece correre loro un serio pericolo. Per un po’ Livia riuscì a calmarlo prendendoselo in braccio, ma non durò molto perché la barca era distante, Tiberio dovea cominciare a pesare parecchio e Livia non ce la faceva a portarlo nella sua fuga. I suoi compagni cercarono di aiutarla, ma questo scatenò un nuovo uragano di strilli e gli sventurati passarono un gran brutto quarto d’ora. Riuscirono comunque a scamparla e continuarono la fuga che, attraverso alla Sicilia li portò in Acaia. Qui Tiberio Nerone affidò moglie e figlio ai Lacedemoni che essendo sotto il patrocinio dei Claudi erano legati alla famiglia di Livia e lui se ne tornò in Sicilia. Per Livia però marce forzate e pericoli non erano finiti e ne vide di tutti i colori, finendo una volta in un bosco in fiamme da cui uscì con capelli e vesti bruciate.
Una vita come si vede molto avventurosa e tra tanti disagi pericoli e angustie la giovane donna non avrebbe mai potuto immaginare che presto avrebbe non soltanto incontrato il suo nemico e persecutore, ma che avrebbe finito con l’amarlo profondamente e mai avrebbe potuto supporre che con lui si sarebbe sposata. Come dio volle e per fortuna dei due giovani, Livia riuscì sempre a salvarsi e finito il pericolo tornò a Roma.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
Libri
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992
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