di Eugenia Salza Prina Ricotti
2 – Livia Drusilla
Quando Livia di ritorno arrivò a Roma la vita nella grande città stava riprendendo il suo ritmo normale. In più, come sempre dopo una guerra e le morti e le tragedie che questa porta con sé, c’era più voglia di vivere e ci si riuniva assieme. Come spesso accade amici e nemici si rincontravano e gente che fino ad un momento prima si sarebbe volentieri sgozzata si rivedeva e si finiva a cena assieme, pronti poi a ricominciare a sgozzarsi alla prima favorevole occasione.
Anche Augusto e Livia si incontrarono e si guardarono con interesse. Lui vedeva una donna che era fuggita con marito e bambino e che lui aveva fatta inseguire dai suoi scherani e lei vedeva in lui colui che aveva tanto odiato e che l’aveva tante volte messa in pericolo. Ma questo aggiungeva un pizzico di curiosità e di interesse . Vedere con i propri occhi colui che aveva cercato di farla sgozzare e accorgersi dell’effetto che produceva su lui doveva essere divertente e stuzzicante. A furia di divertirsi però la giovane donna dovette anche bruciarsi un po’ le ali.
Augusto le stava intorno. In un primo momento lo faceva come con le altre mogli di senatori che circuiva per farsi raccontare cosa mai complottassero i loro mariti e certamente cosa Tiberio Nerone stesse combinando in Sicilia con Sesto Pompeo lo interessava molto, ma poi piano piano Livia dovette entrargli nel sangue e iniziò a capire che lei non sarebbe mai stata una meteora passeggera nella sua vita; che lei era una vera donna, una donna da amare completamente e soprattutto una valida compagna che gli sarebbe stata vicina tutta la vita. Così finalmente il gelido e calcolatore Augusto finì con l’innamorarsene.
Cosa vide in lei all’inizio quando l’aspetto fisico è quello che più conta? Bella, checché ne dica Carcopino, Livia non lo era. Il suo naso aquilino un po’ lungo per il suo viso tondo e largo, la breve distanza tra il naso e la bocca e la bocca stessa, piccolissima è vero, ma con labbra sottili non rientrava nei canoni della perfezione classica. Livia certamente non poteva dirsi brutta con i suoi grandi occhi e la linea perfetta delle sue sopracciglia, ma non aveva certo quella bellezza travolgente che fa perdere la testa e lascia senza fiato al primo incontro.
Certamente doveva essere molto intelligente, cosa che dimostrò sempre in tutta la sua vita e doveva quindi essere dotata di quel fascino sottile e molto persistente che non è tanto legato all’aspetto fisico, ma alla personalità della donna e che è quindi capace di durare tutta una vita, qualcosa di magico che pian piano attira l’attenzione di un uomo e lo cattura. Qualcosa di veramente speciale che spinse i due giovani l’uno nelle braccia dell’altra. Per Livia questo amore fu una vera rivelazione.
Il Giovane Cesare era molto diverso dal vecchio marito che lei aveva fedelmente seguito nella buona come nella cattiva sorte. “Ubi tu Gaius ego Gaia” diceva la sposa romana all’atto del matrimonio, ma non dovette passare molto tempo dal primo incontro con Augusto prima che Livia si rendesse conto che il suo vero Gaio non era il maturo Tiberio Nerone: era invece questo ragazzo che fino allora ella aveva considerato il suo grande nemico, l’uomo odiato da tutti i suoi parenti e da tutta la sua classe sociale, l’essere al quale fino a poco tempo prima essa aveva augurato con tutto il cuore di rompersi il collo.
È probabile che questa rivelazione dei suoi veri sentimenti Livia dovette averla prima ancora che il periodo del corteggiamento fosse terminato e si fosse giunti alle espansioni amorose. Livia era una donna molto seria e morale e tale fu per tutto il resto della sua vita. Non era la donna che si butta nelle braccia del primo uomo che la corteggi. È chiaro che quando decise di cedere alle proposte del giovane Cesare essa era ormai sicura non soltanto dei suoi sentimenti, ma anche di quelli di lui. Ma per cedere cedette e come! Non si può sapere cosa i due amanti avessero in mente per il loro futuro. Certo è che non dovettero essere tanto prudenti, dato che Livia restò nuovamente incinta.
Ma di chi ? Su questo punto c’è stato pure chi si è sentito sicuro che dovesse per forza aspettare un altro figlio di Tiberio Nerone. Prendiamo ad esempio Carcopino che sul matrimonio di Ottaviano e Livia ha teorie molto originali. Sulla gravidanza egli non ha il minimo dubbio: per lo studioso francese Livia era certamente incinta del marito, e basa questa sua affermazioni su alcune date ricavate da alcuni storici e scartando tutte le altre che vanno contro di lui e che pertanto egli giudica inattendibili. Secondo lui Tiberio Nerone non tornò a Roma prima del settembre del 39 a.C. e sicuro si sente del fatto che sua moglie dovesse essere con lui. Dato che dopo il l’agosto del 39 a.C. Ottaviano si trovava in Gallia e anche lui non tornò a Roma prima della metà di settembre, Carcopino dichiara che con quel figlio che doveva nascere il giovane Cesare non poteva averci avuto niente a che fare.
Ma questa affermazione non tiene conto di come i fatti sia siano poi svolti. Il buon senso infatti non può accettare che i due giovani, dopo essersi visti soltanto una volta decidessero immediatamente di sposarsi. Eppure secondo Carcopino questo è quello che accadde. Essi si sarebbero visti per la prima volta alla metà di settembre, quando Livia secondo lui appena arrivata non aveva avuto neppure il tempo di sfare i bagagli, mentre Ottaviano appena giunto dalla Gallia non aveva neanche avuto il tempo di smontare dal cavallo. Secondo Carcopino al giovane sarebbe bastato appena uno sguardo alla giovane matrona sformata dalla gravidanza per decidere “O lei, o la morte!”
Tra l’altro sappiamo che Tiberio, arrivando in Laconia, aveva affidato figlio e moglie ai Lacedemoni, mentre se lui lì si fosse fermato non avrebbe avuto nessun bisogno di affidarla a loro. Fu quindi solo Tiberio Nerone quello che partì per raggiungere gli Antoniani, mentre Livia rimase con i Lacedemoni, ma nel 40, appena scattata la pace di Brindisi, si affrettò a tornarsene a Roma e lì comodamente insediata nella propria casa attese il ritorno del marito. Solo così si capirebbe come quel forte legame con Ottaviano possa essersi creato e come Livia sia rimasta incinta. Del resto soltanto se ci fosse stata una ragione molto forte si potrebbe capire cosa avesse potuto spingere il Giovane Cesare di sbarazzarsi rapidamente di Scribonia e di farlo proprio il giorno stesso che aveva partorito Giulia. Solo così si riuscirebbe a spiegarsi la fretta che egli dimostrò di farsi consegnare da Tiberio Nerone la moglie incinta di sei mesi.
Comunque secondo gli storici antichi Ottaviano si portò a casa Livia tre mesi prima della nascita di Druso evento che ebbe luogo il 14 gennaio del 38. Quindi fu soltanto intorno al 14 ottobre del 39 a.C. che la donna andò ad abitare con il giovane legandosi a lui con un matrimonio per “usus” (oggi coabitazione) e rimandando il matrimonio formale ad un momento nel quale essa fosse stata in migliori condizioni, matrimonio che venne celebrato tre giorni dopo il parto.
È evidente che se Livia non fosse tornata a Roma prima della metà di Settembre, il succedersi frenetico degli avvenimenti non avrebbe dato ai due innamorati neanche il modo di abbozzare la più superficiale di tutte le conoscenze e neanche un minimo di tempo per pensarci su. In un tal caso ci si sarebbe trovati oltre la metà di settembre e non ci sarebbe stato un minuto da perdere. Poiché sappiamo che il Giovane Cesare si fece radere quando cominciò a innamorarsi di Livia egli, secondo il Carcopino, appena posato gli occhi su di lei avrebbe dovuto tornare di corsa a casa, farsi radere; rapidamente divorziare da Scribonia che in quello stesso giorno si sarebbe sgravata.
Quindi – diciamo verso il primo ottobre, che già troppi giorni si erano persi tra barbe, nascite e divorzi – Ottaviano si sarebbe presentato a casa di Tiberio Nerone per dirgli che le sue intenzioni erano serie e che intendeva sposare Livia. Poi con la massima cortesia gli avrebbe chiesto di consegnargliela così com’era, nascituro compreso, e lo avrebbe pregato di non star lì a discutere e a far storie, perché lui aveva fretta. Data la memoria delle liste di proscrizioni, delle stragi di antoniani che, dopo la caduta di Perugia, il giovane Cesare aveva fatto scannare all’altare di Cesare Tiberio pensò non fosse il caso di tergiversare e subito i due si recarono dai pontefici per sapere cosa pensassero di una donna incinta che veniva passata da un marito all’altro senza neanche aspettare che si sgravasse. I pontefici, racconta Dione, risposero:
“...... che se c’era dubbio che la fecondazione fosse avvenuta, bisognava aspettare, ma se era evidente, non c’era niente che impedisse che si sposassero subito. Forse – aggiunge Dione – essi trovarono una tale regola tra le norme fissate dai loro antenati, ma – riflette lo storico – anche se non l’avessero trovata, avrebbero certamente detto lo stesso......”
e, dati i vivi ricordi delle proscrizioni ed il pericolo che si correva ad opporsi alla volontà del triumviro, non si sarebbe potuto fare un’osservazione più sensata.
Dopo la risposta dei pontefici tutto filò liscio. Tiberio Nerone divorziò dalla moglie e non solo questo, ma come se ne fosse il padre invece che il marito, le costituì una dote, partecipò alla cerimonia delle nozze e la consegnò personalmente al giovane sposo, dando pure agli amici una cena per festeggiare il matrimonio.
Come si fa dopo tutto questo ad escludere che Tiberio Nerone non fosse spinto ad assumere un atteggiamento così conciliante nei confronti del rivale oltre che per il ricordo delle proscrizioni anche per la certezza che il figlio che Livia aspettava non fosse suo. Certezza condivisa da tutti i Romani che alla nascita di Druso per le strade cantavano:
“.... ai fortunati i figli ci mettono soltanto tre mesi a nascere .....”
Naturalmente per coloro che condividono l’idea di Tacito e Carcopino il bambino era di Tiberio. Però allora come si spiega il fatto raccontatoci sempre da Dione che alla nascita di Druso il bimbo appena nato fu portato ai piedi di Augusto e fu lì a terra deposto? Questo era quanto anticamente si faceva quando nasceva un figlio: il padre e solo il padre poteva sollevare il piccolo tra le sue braccia annunciando che lo riconosceva e che lo avrebbe allevato, e questo era un gesto che solo il padre naturale poteva fare ed era proprio per poterlo fare che Ottaviano aveva voluto avere Livia a casa sua. Dopo era obbligato a rimandarlo al padre legale. Certamente non lo fece volentieri. Ma come avrebbe potuto fare altrimenti? Dire ufficialmente che il figlio era suo non poteva. Era come accusarsi e accusare Livia di adulterio e a Roma questo era condannabile. E poi da che mondo e mondo certe cose si fanno ma non si raccontano.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
Libri
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992
Altri articoli " Donne"
1- Ottavia, la quarta moglie.
Cleopatra: L'ultima
Fulvia. la vedova di Clodio
Antonia: la figlia del Bastardo
Fadia: la figlia di un liberto.
Antonio - Il terzo uomo.
2 - Giulia. Lo scandalo
1 - Giulia. La figlia cattiva.
6 - Livia. La vedovanza.
5 - Livia. L'odio di Tacito
4 - Morte di Augusto
3 - Il lungo matrimonio.
1 - Livia Drusilla.
Cornelia, la figlia buona
Scribonia . Che età aveva?
Cleopatra
Clodia, la moglie bambina di Augusto
Sempronia
Servilia, la madre di Bruto.
Pompea
Cornelia, la prima moglie di Cesare
Cesare
La donna romana e le pettinature
La cerimonia del matrimonio
La donna romana e il matrimonio
La donna romana e la cultura
Donne romane
Il figlio di Servilia (divulgazione scientifica)
Le amanti di Cesare (divulgazione scientifica)
Plotina : un'imperatrice (divulgazione scientifica)
Sempronia (divulgazione scientifica)