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2 - Giulia. Lo scandalo

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Il tempo non mise molto a passare e gli avvenimenti precipitarono. Intanto morì Agrippa e il padre decise di risposare subito la figlia vedova, e per far ciò scelse come marito il suo figlio adottivo Tiberio. Tiberio non ne fu affatto contento dato che aveva un felicissimo matrimonio con Vipsania Agrippina, una bravissima donna nata da un primo matrimonio di Agrippa con Attica, la figlia del grande amico di Cicerone. Di Vipsania Agrippina Tiberio era molto innamorato e da lei aveva anche avuto un figlio, Druso, ma non ci fu mezzo di fermare Augusto e i due dovettero separarsi anche se con il cuore spezzato. Il divorzio ebbe luogo, dopo di che Giulia fu rapidamente risposata con il nuovo marito. Su Giulia però correvano molti pettegolezzi e si diceva che già prima di questi fatti essa aveva posto gli occhi su Tiberio e si diceva che gli avesse anche fatto proposte molto spinte A Tiberio non soltanto questo non era piaciuto per niente, ma l’aveva sempre respinta. Non sembrava davvero un matrimonio nato sotto una buona stella. Aver visto le sue profferte rifiutate non doveva certamente aver fatto molto piacere a Giulia, comunque per un po’ di tempo tirarono avanti alla meno peggio. Nacque un bambino che subito morì e da quel momento Tiberio decise di non aver più rapporti con la moglie.
Si creò così una situazione insostenibile. Tiberio, che su Giulia non era cieco come lo era il padre, si rendeva conto di quello che accadeva. Era facile prevedere che prima o poi lo scandalo sarebbe scoppiato e lui non voleva esservi coinvolto. preferì dunque ritirarsi in volontario esilio a Rodi. Fece appena in tempo.
Giulia infatti lasciata completamente libera si scatenò. Aveva 38 anni e vedeva avvicinarsi la quarantina. Un età pericolosa perché è proprio allora che molte donne sentendosi invecchiare vengono colte da una mania irresistibile di godersi la vita e fanno di tutto per sentirsi più giovani. Così Giulia si faceva strappare i capelli bianchi che apparivano nella sua capigliatura. Augusto vedendola così occupata le chiedeva cosa diavolo facesse e se piuttosto di avere una testa bianca essa preferisse restare calva. Ma lei continuava imperterrita e oltre a cercare di conservare scuri i suoi capelli più che mai amava i vestiti trasparenti che mostravano le sue forme. Lo aveva fatto anche quando Agrippa era ancora vivo e una volta che Augusto, vedendola così abbigliata si era scandalizzato, Giulia si era salvata dicendo che il vestito audace lo aveva indossato per il marito e che l’indomani sarebbe venuta vestita per il padre.
Adesso dopo la partenza di Tiberio non si ritirò in casa al riparo delle dicerie, ma si gettò allo sbaraglio con una vita eccessivamente brillante. Erano festini su festini e quando i suoi compagni avevano bevuto non era certo lei che manteneva l’ordine anzi era la prima a sfrenarsi. Abbiamo anche un’idea di quello che combinasse perché le sue avventure ci vengono raccontate da Seneca e da altri.
Però fino a questo momento Augusto non ne era a conoscenza perché, sapendo come egli potesse essere vendicativo, nessuno aveva il coraggio di informarlo. Ma la situazione non poteva esser tirata più in lungo: lo scandalo era grande e a quel punto egli non poté più ignorarlo. Racconta Dione
“...... e quando alla fine egli si accorse quanto Giulia fosse dissoluta e scoprì che essa aveva preso parte a orge e festini tenuti nella notte nel Foro Romano e addirittura sugli stessi rostri, divenne furioso. Egli aveva già cominciato a sospettare che ella non conducesse una vita proprio irreprensibile, ma non ci aveva voluto credere. Infatti sembra proprio destino che coloro che hanno il comando siano informati su tutto, eccetto che sui propri affari.........”
Quello che Dione dice è naturalmente vero e non c’è nessuna difficoltà ad ammettere che fino al momento in cui lo scandalo scoppiò Augusto ignorasse tutto, ma quando nel 2 a.C. esso esplose, la risonanza fu tale che non fu più possibile nascondergli la verità.
Gli amici di Giulia vennero coinvolti con lei nello scandalo. Molti di essi erano più giovani di lei ed appartenevano alle migliori famiglie di Roma. La città ne venne sconvolta. Ti erano un Appio Claudio, uno Scipione e con loro c’era anche quell’ Iullo Antonio, il marito di Marcella che era uno dei principali amanti di Giulia e che, allo scoppiare dello scandalo, preferì uccidersi. Del gruppo facevano anche parte molti letterati come il poeta Gracco, un altro amante di Giulia, e lo spiritoso Ovidio.
A parte Iullo che era morto e una liberta Febe complice di Giulia che preferì uccidersi, tutti gli altri furono esiliati. Augusto si lamentò di non essere stato il padre di Febe la quale aveva dimostrato tanta dignità da uccidersi e invece aver dovuto esserlo di Giulia che lo aveva coperto di vergogna e per punirla la esiliò a Ventotene.
In questa occasione Augusto per la prima volta in vita sua perse completamente le staffe e non agì ponderatamente. Scrisse una lettera al Senato nella quale denunciava tutte le colpe di sua figlia, e con essa comunicava loro che l’aveva esiliata per sempre. Poi non contento lasciò nel suo testamento precise disposizioni per far sì che a nessuno venisse in mente di seppellirla nel suo mausoleo quando fosse morta. Lui che fino a quel momento aveva sperato che gli atteggiamenti spregiudicati della figlia fossero solo pose senza importanza e che ci aveva riso sopra dicendo che lui aveva due figlie viziate, “filias delicatas”, a cui badare, Giulia e lo Stato Romano si rese conto che in confronto a quello che era Giulia, lo Stato Romano era un modello di ordine ed occuparsene una bazzecola. La sua reazione fu talmente spietata che il popolo romano chiese pietà per la peccatrice ma a coloro che lo pregavano di perdonarla egli rispondeva bruscamente augurando loro di avere tali figlie e tali mogli.
Giulia, lui, non la perdonò mai. Era stata la sua preferita e lo aveva ferito troppo crudelmente. L’unica concessione che fece dopo 5 anni di duro esilio a Ventotene fu quello di permettere che essa venisse trasferita sulla terra ferma a Reggio in Calabria. Giulia intanto a Ventotene aveva molto sofferto, esiliata in un isola che mancava di tutte le comodità, uno scoglio brullo, quasi senza abitanti e coltivato solo a vigneto, mentre il vino le era proibito. Inoltre nessuno poteva andare a trovarla se non con un permesso speciale del padre e gli uomini ammessi a sbarcare sull’isola erano scelti da Augusto perché erano enormemente fidati ad ancor più enormemente brutti.
Anche Reggio dove venne trasferita dopo i primi cinque anni non doveva esser certo una località turistica, ma Giulia dovette continuare a starvi fino alla sua morte avvenuta nel 17 d.C. Il padre non la perdonò mai e si limitò ad addolcirle un po’ la pena, ma questo probabilmente perché cedette alle preghiere di Livia la quale matrigna per Giulia non lo fu proprio. Augusto fu inflessibile con la figlia e anche Tiberio, quando dopo di lui divenne imperatore, non fece niente per cambiare il destino della sua ex moglie. Piaciuta Giulia non gli era mai e non c’era ragione che non la lasciasse a meditare sulle sue colpe.
Una delle prove di quanto forte fosse il risentimento di Augusto verso la figlia ci è dato dal fatto di non trovare suoi ritratti: neanche una statua o un busto che si possano attribuire a lei con certezza, e questo mentre il tutti i familiari dell’imperatore furono abbondantemente rappresentati e le loro immagini furono sparse per tutto l’impero. Il numero di statue di Livia, di Ottavia e di Antonia, la madre di Germanico e di Claudio che sono state ritrovate nel territorio romano non si contano. Ma di Giulia non c’è niente o almeno niente di certo.
Oggi si mette in dubbio che sia lei l’elegante figura che nei bassorilievi dell’Ara Pacis si trova vicino ad Agrippa e tiene per mano un bimbo. Infatti è stato scritto che la matrona in questione è Livia e che Giulia deve invece essere la figura posta in posizione simmetrica dall’altro lato dell’Ara. Caso o proposito: la parte alta del corpo di questa donna è malamente distrutta. Era bella Giulia? Probabilmente, ma per noi sarà sempre come la figura dell’Ara Pacis: una donna senza volto.

Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99

Libri
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Editore. L’Erma di Bretschneider, Roma, 1992