di Eugenia Salza Prina RicottiI
Marco Antonio
I genitori di Marco Antonio furono Iulia, una donna della famiglia Giulia, e Antonio detto il “Cretico”, ma non perché a Creta egli si fosse reso protagonista di qualche atto eroico, semplicemente perché lì si era ammalato mentre tornava in Italia. Era un bravo uomo che sempre si commuoveva sulle disgrazie altrui e cercava di aiutare tutti come poteva. Aveva le mani bucate e, nonostante che non fossero ricchi, prestava spesso denaro a chi ne aveva bisogno. La moglie però lo sapeva, ed essendo una brava amministratrice dei beni di famiglia, faceva in modo che egli non avesse mai un soldo in tasca. Questo però non sempre fermava il brav’uomo. Così che, una volta che gli si presentò in amico nei guai, egli aggirò l’ostacolo ordinando ad uno schiavo di portargli un bacile di argento. Poi, quando lo ebbe, si bagnò le guance come se volesse radersi e, mandato via il servitore, vuotò il bacino e lo diede all’amico perché lo vendesse e ne ricavasse la somma necessaria. Ma il “Cretico” non aveva fatto i conti con la moglie, che, ottima massaia, controllava tutto nella casa e presto si accorse della mancanza del bacile d’argento. Successe l’ira di Dio: la brava donna scatenò una ricerca in ogni angolo possibile e, non avendolo trovato, cominciò una serrata inquisizione su tutti i suoi schiavi. Alla fine stava per passare a maniere più forti quando il marito, disperato, si fece avanti e raccontò la storia. Gli schiavi furono lasciati in pace, ma non credo che il “Cretico” ebbe poi un solo momento di tranquillità.
Marco Antonio nacque da loro. Non si sa bene la data, ma si pensa fosse l’82 a.C.. Dalla madre aveva preso l’impulsività e gli scatti e dal padre le mani bucate: una mistura un po’ pericolosa. Crebbe e, a quanto pare, era realmente bellissimo, purtroppo era anche amante di tutti i piaceri di questo mondo e disposto a fare di tutto per passarseli. E di tutto fece. A parte di farseli pagare dalle persone che frequentava si piegava ad assecondare tutti i loro capricci. Insomma si prostituiva. Tra i suoi ammiratori c’era anche un suo amico, Curione che lo incoraggiò in tutte le sue spese folli e pian piano lo ridusse sul lastrico. A quel momento egli si fece avanti e, dato che suo padre era ricchissimo, e lui godeva di molto credito, si offerse di mantener Marco Antonio nel lusso a cui egli si era abituato. Marco Antonio accettò subito e da quel momento, ovviamente, dovette assecondare Curione in tutto e per tutto.
La cosa continuò fino a che i debiti non fossero cresciuti dismisura e i debitori volevano avere i loro soldi. Quindi Curione dovette ricorrere al padre perché pagasse i sei milioni di sesterzi che si erano accumulati. Il pover’uomo, che niente sospettava, messo al corrente della situazione si fece prendere da un colpo, e finì in fondo a un letto. A questo momento ebbe poi la cattiva idea di chiamare il peggior pettegolo di Roma, il suo amico Cicerone. che poi attaccando Antonio nelle Filippiche ci inzuppò abbondantemente il pane.
“In un primo momento tu non fosti che una volgare meretrice con un prezzo fissato e anche molto alto. Ma subito arrivò Curione figlio il quale ti strappò dalla prostituzione e come se ti avesse offerto in dono la stola (simbolo della donna sposata) ti insediò in un duraturo e stabile matrimonio. Nessun fanciullo comprato con intenti libidinosi fu mai alla mercè del suo padrone come lo fosti tu alla mercè di Curione..........................................................
Ti ricordi di quella volta che Curione padre, affranto dal dolore giaceva nel suo letto ed il figlio gettatosi a i miei piedi ti raccomandava a me piangendo e, contemporaneamente mi pregava di difenderlo dall’ira paterna quando egli avesse supplicato il genitore dargli i sei milioni di sesterzi necessari a coprire le garanzia da lui offerta per i tuoi debiti..................”
Poi l’oratore continuava raccontando come avesse fatto in modo di persuadere Curione padre a sanare i debiti del figlio e come gli avesse raccomandato di tenerlo lontano da Antonio che, secondo lui, in questa squallida storia era stato il responsabile di tutto.
A questo punto Antonio che intanto era stato cacciato dal padre e si trovava in mezzo ad una strada dovette trovare altri mezzi di sostentamento e si aggregò alla banda di Clodio, un accozzaglia di giovinastri che nell’ambito politico svolgeva di tutto picchiava i nemici dei loro patroni, e svolgeva anche missioni pericolose per conto di Cesare e di Crasso, e quest’ultimo era quello che tirava fuori i soldi per pagarli. Ma dopo un po’ Antonio che voleva far carriera, decise di andarsene. In realtà si disse che fosse stato Clodio a decidere che Antonio dovesse scomparire perché si era accorto che il giovane e intraprendente amico stava facendo gli occhi dolci a Fulvia la sua bella moglie. Clodio che come abbiamo visto nello scandalo della dea Bona era un’autorità in fatto di adulteri non perse tempo a mandarselo fuori dai piedi e dato che Antonio, dopo la morte di Clodio e quella di Curione che lei, rimasta vedova di Clodio, aveva poi sposato, la prese in moglie è evidente che le occhiate tenere dovevano esserci state.
In un primo tempo Antonio, ventiquattrenne, andò in Grecia dove si allenò alla vita militare, e qui incontrò il governatore della Siria Gabinio che stava per partire alla guida di una spedizione militare. Gabinio gli propose di andare con lui e Antonio, ottenuta da lui la carica di “Praefectum equitum”, si unì alla truppaa e combattè valorosamente. Egli prima sconfisse pesantemente Aristobulo, poi partecipò brillantemente alla campagna di Egitto. Da lì passò in Gallia dove continuò a distinguersi e nel 52 ottenne la carica di questore. Questo passò un colpo di spugna sui suoi burrascosi trascorsi.
Tornato a Roma egli venne subito coinvolto nelle burrasche politiche. I Romani si dividevano fra Pompeiani, a cui si aggregava tutta la classse alta di Roma, e Cesariani e qui Antonio trovò di nuovo Curione. Questi era stato molto legato a Cicerone e quindi a Pompeo, ma ultimamente aveva trovato dieci milioni di buone ragioni per diventare un fervente Cesariano, i dieci milioni di sesterzi che Cesare gli aveva dato per pagare i suoi debiti. Curione non era il tipo da formalizzarsi o offendersi se qualcuno si offriva di pagarlo perché cambiasse bandiera e da quel momento fu tutto per Cesare. Egli persuase Antonio ad entrare anche lui nel partito dei Cesariani e Antonio fece bene dato che ricevette anche il titolo di Tribuno della Plebe, una carica che gli dava il potere di veto sulle delibere del Senato.
In quel momento della battaglia il Senato, tutto per Pompeo, mentre Pompeo avrebbe tenuto le sue voleva togliere a Cesare le sue legioni. La lotta divenne aspra ed erano solo i veti di Marco Antonio e Longino che sbarravano la strada, perciò Catone l’Uticense, aspro nemico di Cesare, propose che Marco Antonio e Longino venissero espulsi dal Senato, e, a quel momento un amico di Antonio, Lentulo, avvisò i tribuni di tagliar la corda prima del voto perché le cose stavano mettendosi male per loro. Antonio non se lo fece dire due volte e travestitosi da schiavo assieme a Longino, Curione e Celio montò su una vecchia carrozza nolo e partì per il campo di Cesare nella Gallia Cisalpina. Qui riferire al generale quello che stava succedendo.
Non c’è dubbio che l’arrivo nel campo dei tribuni della plebe in stracci e costretti a fuggire nonostante godessero dell’immunità, fece molto colpo La notizia venne rapidamente diffusa, tutti furono sicuri che ormai a Roma regnava l’illegalità e che bisognava fare qualcosa.
Cesare non attendeva altro. Come giustamente osserva Plutarco dato il suo carattere poco influenzabile Cesare aveva già deciso di varcare il Rubicone e non sarebbe stato certamente la vista di Marco Antonio e del suo collega arrivare da lui in stracci e su una misera carrozza d’affitto che poteva fargli prendere questa decisione, ma Cesare sapeva bene che se fosse tornato a Roma da semplice privato sarebbe stato processato e condannato da un tribunale che circondato dalle truppe di Pompeo si sarebbe trovato costretto ad obbedirgli. Quindi fu con gioia che accettò la ragione offertagli da Antonio.
Cicerone per il quale tutte le colpe erano sempre di Antonio, aggiunse a tutte le accuse che gli scagliò contro nelle Filippiche quella di aver spinto Cesare contro la repubblica e fu felice di poter scrivere che se Elena era stata la causa della guerra di Troia, Antonio era stato quello della guerra civile.
La guerra ci fu e fu violenta e sanguinosa ma alla fine prevalse Cesare, e sa qul momento in poi Antonio che fin dal principio aveva seguito Cesare e con lui aveva varcato il Rubicone, gli fu sempre vicino e da quel momento divenne il suo braccio destro.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
Libro
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Casa editrice. L’Erma di Bretschneider, Rome, 1992
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