di Eugenia Salza Prina Ricotti
Fulvia
Fulvia aveva già avuto altri mariti. Essa era una donna di famiglia ricca, ma non nobile. Il fatto che i suoi antenati fossero plebei aveva limitato le sue possibilità nella scelta di un partito con cui convolare a giuste nozze; ma, essendo essa una donna astuta ed ambiziosa, era riuscita ugualmente a sposare uno dei grandi nomi di Roma. Naturalmente si era dovuta accontentare, ed aveva scelto Clodio, personaggio che versava in gravi ristrettezze ed era molto discusso dal punto di vista morale, ma che apparteneva alla nobilissima e famosa gens Claudia. Era stato un affare per tutti e due i novelli sposi. Con questo matrimonio Fulvia aveva ottenuto la posizione sociale che desiderava, e per giunta al fianco di un marito giovane e prestante; per parte sua, Clodio, oltre ad aver rimpinguato i suoi forzieri, aveva ora come moglie una donna molto attraente e decorativa.
Il ricco patrimonio della sposa rimise a posto le finanze del giovane e contribuì ad aiutarlo nella sua carriera politica; ma, cosa molto più importante, i due furono felici. Essi finirono coll'innamorarsi ad un punto tale da non riuscire più a staccarsi l'una dall'altro. Persino quando Clodio doveva partire per qualche lungo viaggio egli portava con sè la moglie e Fulvia lo seguiva incurante dei disagi. Fu soltanto un caso, perciò, se essa non assistè allo scontro che Clodio ebbe con Milone a Boville e non se lo vide uccidere sotto ai suoi occhi. Quel giorno, infatti, Clodio scelse di compiere il tragitto tra Roma e la sua villa albana a cavallo invece che in carrozza, e quindi Fulvia lo rivide soltanto morto. Le reazioni della giovane quando le riportarono il cadavere del marito furono talmente violente da passare alla storia, e la sua presenza al processo contro Milone contribuì molto alla sua condanna.
Fulvia non era però donna da restar eternamente fedele alla memoria del defunto, ed aveva moltissimi corteggiatori. Parecchi erano coloro che, avendo frequentato la casa di Clodio, erano rimasti affascinati dalla sua bellezza. Molti di essi, ambiziosi e desiderosi di far carriera, avevano anche realizzato i vantaggi che la sua ricca dote avrebbe apportato al proprio futuro politico. Così non passò davvero troppo tempo prima che ella, asciugatesi in fretta le lacrime, si risposasse con un altro giovane altrettanto nobile e, in quel momento, altrettanto squattrinato: Curione figlio.
Questo secondo marito, che Cicerone chiamava la "figliolina di Curione" per le sue particolari tendenze erotiche, era stato sempre strettamente connesso alle vicende dei vari personaggi dell'epoca: non soltanto era stato il grande amico di Clodio, ma ancor più legato era stato a Marco Antonio. Infatti, ironia del destino, in tempi lontani, Curione aveva perso la testa proprio per il futuro marito della sua nuova moglie. Antonio era allora bellissimo. Curione gli aveva subito messo gli occhi addosso: il giovanetto, poco più che adolescente, ma già avido di piaceri, conduceva una vita molto superiore ai suoi mezzi e le possibilità che queste sue tendenze offrivano non erano sfuggite al vizioso patrizio, il quale aveva subito cominciato ad incoraggiarlo per quella china, sicuro che molto presto il ragazzo si sarebbe trovato a mal partito; e così fu. Il padre di Curione era ricco e stimato, ed i creditori di Marco Antonio accettarono senza esitare l'avvallo che il figlio del potente patrizio offrì per l'amico. Così Curione cavò l'imprudente giovane dall'impiccio. Il seguito, date le sue tendenze, fu quello che doveva essere e comunque Cicerone pensò bene di togliere ogni dubbio a chi potesse ancora nutrirne: non soltanto nelle sue Filippiche precisò quale fosse la relazione dei due, ma la arricchì con dovizia di particolari.
Curione non fu però che un breve interludio nella vita di Marco Antonio. Il ragazzo vi si era dovuto adattare perchè costretto dalle circostanze, ma non certo per vocazione. Non appena le sue condizioni e le sue finanze glie lo permisero, egli ricominciò invece a circondarsi di donne di tutti i tipi e di tutte le condizioni sociali. Tra queste ci fu probabilmente anche Fulvia. Essa gli era piaciuta fin dal primo momento che l'aveva vista, quando, giovanissimo, aveva fatto parte della banda di Clodio. Costui non aveva però gradito l'interesse che il ragazzo dimostrava per sua moglie e Marco Antonio aveva lasciato Roma. Al suo ritorno nel 50 a.C. aveva ritrovata Fulvia, maritata con l'uomo che un tempo lo aveva spinto sulla via del vizio. Non dovette, perciò, avere molti scrupoli nel sedurla e, nel 49 a.C., alla morte di Curione, la sposò, divenendone il terzo ed ultimo marito.
Le prime due volte Fulvia era rimasta vedova, ed ambedue i suoi consorti erano morti di morte violenta. Adesso Cicerone andava clamorosamente chiedendole che, mettendo in opera gl'influssi iettatori che ormai le attribuiva, essa si affrettasse a mandare al creatore anche Marco Antonio. Ma la donna non aveva nessuna intenzione di accontentarlo e Marco Antonio dovette gradir poco l'augurio. Anzi i due coniugi non persero tempo a porre l'oratore sulle loro liste di proscrizione ed a farsi consegnare a domicilio la sua testa e la sua mano destra: Fulvia, insomma, portò sì disgrazia, ma fu Cicerone ad esserne colpito.
Non è pero che Fulvia non creasse guai anche al marito. Volitiva ed intrigante, essa si immischiava continuamente nella politica e negli affari di stato, ed Antonio, purtroppo, non reagiva con la necessaria energia. Egli si era sempre lasciato dominare dalle donne soprattutto se belle, e, anche ammettendo che, come scriveva Velleio Patercolo, Fulvia avesse soltanto il corpo di donna, ne aveva uno molto seducente. Perciò, approfittando della debolezza del marito e della posizione di primo piano da lui raggiunta dopo la morte di Cesare, Fulvia commise ogni genere di eccessi rendendosi invisa a tutti.
Antonio era l'unico a non indignarsi. Quindi loro rapporti si mantennero buoni e per parecchio tempo ancora La situazione fra i due sposi cominciò a guastarsi soltanto quando, dopo la battaglia di Filippi, Antonio dovette recarsi in Asia Minore e lì incontrò Cleopatra. Da quel momento in poi non ci fu più nessun altra per lui e il breve intervallo di due anni nei quali visse con la sua terza moglie, Ottavia, non riuscì mai a fargliela dimenticare.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
Libro
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Casa editrice. L’Erma di Bretschneider, Rome, 1992
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