di Eugenia Salza Prina Ricotti
E adesso arriviamo all’ultima moglie di Marco Antonio.
I due amanti celebri si incontrarono a Tarso, dove subito dopo Filippi Antonio era arrivato per affrontare i problemi dell'area orientale dell'impero. Ovviamente si occupava della raccolta dei tributi. Antonio invitò la regina a raggiungerlo lì per discutere alcune questioni. Non si sa quale fosse l'argomento che egli intendeva sviscerare con lei, si intuisce soltanto che doveva essere piuttosto spiacevole. Secondo Plutarco la regina fu chiamata a difendersi dall'accusa di aver aiutato Bruto e Cassio nella guerra civile, ma in questo Plutarco, che non è sempre affidabile, si sbagliava: Cleopatra aveva, infatti, appoggiato i triumviri ed era stata da loro premiata e ringraziata. Possiamo chiederci se, non avendo ancora raccolto una somma sufficiente a pagare le spese dell'ultima guerra, Antonio non cercasse di spillarla a Cleopatra e all'Egitto. Ma con che scusa? Non sembra che ce ne fossero. A meno che, naturalmente, Cleopatra, mentre in via ufficiale appoggiava Antonio ed Ottaviano mandando aiuti e navi a Dolabella, non tenesse il piede in due staffe - una delle sue politiche preferite - e non avesse mantenuto contatti anche con gli avversari dei triumviri.
Certamente la regina qualche colpa doveva averla, perchè si sentì obbligata ad accogliere l'invito. Ma decisa a vincere la partita si presentò a lui soltanto dopo aver affilato tutte le sue armi e sfoderato i suoi abiti più seducenti. Arrivò su una ricchissima nave che spandeva intorno tutti i profumi dell'oriente. Sdraiata su un letto da riposo posto all'ombra di un baldacchino di porpora e bene in vista sulla parte alta della poppa, questa elegantissima creatura, vestita di veli e addobbata come Venere, dovette apparire agli astanti come una visione divina e Antonio ne fu naturalmente colpito. Così, invece di fiutare l'aria infida e tenersi a rigorosa distanza, l'imprudente accettò di cenare con lei. Per Marco Antonio questo era normale: egli aveva sempre avuto l'abitudine di discutere le diverse questioni di stato sdraiato su un letto tricliniare; ma non teneva conto che adesso la situazione era diversa: altro era stendersi fianco a fianco di Ottaviano o di qualche austero personaggio e bere con loro dibattendo pressanti problemi, ed altro era trovarsi immerso nei profumi piú inebbrianti, allungato sui morbidi cuscini a fianco di una donna affascinante.
Se mai durante quelle cene, mentre sorseggiava vini squisiti scintillanti nei preziosi calici aurei, e attorno aleggiavano in sordina dolci e sensuali musiche, Antonio avesse cercato di attaccare un discorso serio con Cleopatra, a questa, per avere partita vinta, sarebbe bastato alzare il suo viso soffuso dal caldo riflesso delle torce e, guardandolo di sotto le lunghe ciglia con i suoi grandi occhi scintillanti, protendersi verso di lui come se volesse seguire meglio i suoi argomenti. Soltanto un'asceta sarebbe stato capace di riuscire a trattare seriamente affari di stato in quelle condizioni e Antonio un asceta non lo era mai stato. Non ci si può stupire, quindi, se dopo pochi giorni di questo trattamento egli fu definitivamente catturato. Ebbe cosí inizio una delle poche storie di amore che abbiano effettivamente scosso il mondo fin dalle sue fondamenta.
Non fu più possibile dividerlo da Cleopatra. Cercò di farlo Fulvia scatenando la guerra di Perugia. Ma finì clamorosamente sconfitta. Dopo di che, fuggita in Grecia, morì lasciando Antonio opportunamente vedovo ed immediatamente risposato con la sorella di Augusto, la dolce Ottavia, la bella Ottavia che tutta Roma aveva sperato potesse rivelarsi la soluzione dei suoi problemi. E certamente la nobile ed austera matrona fece di tutto per trattenere vicino a sè il nuovo marito del quale si era seriamente innamorata. Ma non vi riuscì. Eppure Antonio avrebbe dovuto esser felice con una moglie buona virtuosa e per giunta bellissima qual'era Ottavia, una donna che lo amava profondamente e gli perdonava tutti i suoi numerosi difetti. Purtroppo Ottavia non era fatta per tenerlo legato a sè. Essa era infatti troppo per bene per lui, troppo pia e troppo ben educata e, come tutte le donne troppo perfette, alla lunga doveva riuscire un pó noiosa. Certamente non aveva quelle doti di seduzione di cui Cleopatra era tanto ricca. Antonio insomma non riuscì assolutamente a dimenticare la regina.
Il desiderio di rivederla lo assillava continuamente. Perciò appena gli fu possibile egli a lei ritornò ed insieme, spinti dalla folle sete di potere, i due corsero verso la loro tragica fine. Lo scontro tra Antonio ed Augusto era comunque inevitabile: uno di loro due doveva sparire. Dietro Antonio c'era poi Cleopatra e la sua smisurata sete di potere. I Romani ne erano terrorizzati, perciò la maggior parte di loro si schierò con il male minore, cioè Augusto. Certo è che fu Cleopatra a trascinare l'amante nel conflitto. Non solo, ma essa volle partecipare personalmente a questa guerra in modo da poter dividere con lui il trionfo. Fu per questa sua sciocca aspirazione che essa impedì ad Antonio di combattere Ottaviano sulla terraferma dove Antonio era decisamente superiore, e lo persuase a impegnarsi in una battaglia navale, la sola alla quale essa e gli egiziani potevano partecipare. Ma il mare non era il forte di Antonio, ed al dover combattere in condizioni di inferiorità si aggiunse una massa di errori aggravati dall'infelice passione del generale. Come tocco finale Cleopatra tolse al suo amante ogni possibilità di vittoria, perdendo la testa al primo segnale di ostilità e dandosi ad una vergognosa fuga.
Dopo la sconfitta i due si rifugiarono ad Alessandria, ma nessuno ormai ignorava che la conclusione era vicina. Infatti, meno di un anno dopo la sfortunata battaglia, Ottaviano, giunto in Africa nel 31 a. C., conquistò rapidamente Alessandria, ed ottenne in un solo colpo la sua vendetta e l'impero di Roma. Ai due amanti, entrambi suicidi, restò solo il breve spazio di una tomba. Ma in questo ebbero la ventura di veder esaudito il loro ultimo desiderio: Antonio aveva infatti chiesto di esser seppellito nel paese in cui aveva conosciuto l'amore e di giacere per tutta l'eternitá a fianco di Cleopatra. Così assieme per l'eternitá furono lasciati. Non piú una regina ed un condottiero; soltanto un uomo ed una donna che si erano amati e che ora sarebbero stati vicini per sempre. La tomba oggi non esiste più, ma la leggenda dell'amore di Marco Antonio e Cleopatra aleggia ancora là sulle soglie del grande deserto e la loro memoria è e resterà sempre viva nella mente degli uomini.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier L'amore a Roma in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
Libro
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Casa editrice. L’Erma di Bretschneider, Rome, 1992
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