di Eugenia Salza Prina Ricotti
Ottavia
Sempre che si voglia tener conto della povera Fadia, Ottavia fu la quarta moglie di Antonio. La giovane era la sorella maggiore di Augusto ed aveva sei anni più di lui. Nel 54 a.C., appena compiuti i quindici anni, era stata data in sposa a C. Claudio Marcello che ne aveva venti più di lei. Marcello era un ottimo partito, ma era anche un uomo di parte, acerbissimo nemico di Cesare e fervente pompeiano. Neanche il matrimonio con la nipote del grande condottiero riuscì mai a riconciliarlo a lui. Ottavia d’altra parte non era il tipo di donna che si permettesse di discutere le opinioni politiche del capo famiglia. Era una persona saggia, equilibrata e buona che cercava sempre di metter pace. Certamente non si può escludere che qualche volta essa non cercasse di gettar olio sulle acque, ma non riuscì mai a persuadere il marito e, dolce e sottomessa com’era, dovette tacere. Infatti nel matrimonio la sorella di Augusto fu sempre e soltanto la “Gaia” della formula sacra del matrimonio. La moglie perfetta che avrebbe sempre seguito il suo “Gaius” e con lui si sarebbe persino gettata all’inferno. Lo dimostrò abbondantemente in occasione del suo secondo matrimonio quando questo fu proprio quello che dovette fare.
Era quindi un ottima compagna, una prudente donna di casa ed una madre eccezionale, e infatti fu lei quella che spese la maggior parte del suo tempo ad occuparsi dei figli e più tardi educò e sistemò bene anche i figliastri, quelli che Antonio aveva messo al mondo con Fulvia e anche quelli nati dalla sua peggior rivale, Cleopatra. Era insomma il genere di donna che ogni uomo dovrebbe sperare di sposare. Oltre tutto era anche molto bella: piccola, bionda con i capelli che si intravedono aerei e sottili persino nel marmo delle statue. Probabilmente erano di un biondo scuro come quelli del fratello, e le incorniciavano il perfetto ovale del viso in cui splendevano occhi grandi e luminosi. Insomma era buona, brava e bella: e che di più si dovrebbe volere.
Il suo primo matrimonio durò 14 anni e fu un’unione che non ebbe storia, quindi non dovette essere infelice. Poi però ci furono i tempestosi periodi delle guerre civili in cui anche lei ebbe periodi molto difficili come quando, con la madre, dovette fuggire e nascondersi nella casa delle Vestali per evitare che, nel tentativo di fermare il fratello, il quale alla testa delle sue legioni stava marciando verso Roma, il Senato non le prendesse in ostaggio. Comunque senza troppe tempeste si arrivò al 40 a.C quando, mentre già aveva un’altra bimba, la prima Marcella, ed un figlio amatissimo, Ottavia si ritrovò vedova e di nuovo incinta.
Se per la povera Ottavia il primo matrimonio era andato bene, non così fu per il secondo che la vide sposata ad Antonio, un marito che le inflisse sofferenze e umiliazioni senza fine. Lei naturalmente in quel matrimonio non c’entrò per niente. Fu tutto stabilito tra Augusto, Antonio ed i loro amici. A quel momento Antonio, accorso al richiamo di Fulvia in fuga dopo la sfortunata battaglia di Perugia, stava iniziando a combattere contro Ottaviano. Grazie al cielo, proprio prima che iniziassero le ostilità, arrivò la notizia della morte di Fulvia e questo mise fine alle ostilità. Antonio scaricò tutte le colpe sulla defunta e, tutto sommato questa volta quel che egli asseriva era la pura verità: Antonio nella guerra di Perugia non c’era entrato per niente. Aveva fatto tutto lei; aveva persino indossata l’armatura e, non contenta, aveva arringato i soldati che questo non lo avevano proprio gradito. Antonio offrì pace ed Ottaviano fu felice di accettarla. A quel momento si sentiva magnanimo: aveva vinto alla grande ed inoltre con la terribile strage dei nemici da lui compiuta a Perugia era riuscito a togliere di mezzo i suoi più ardenti oppositori.
Era però necessario rendere stabili i loro rapporti e tutto il popolo lo pretendeva. Nonostante che Ottavia fosse ancora incinta e nonostante che per la legge romana una donna non potesse risposarsi prima che fossero passati dieci mesi dalla morte del marito, tutti, soldati e popolo romano, pretendevano che Antonio e la sorella di Augusto si sposassero senza perdere tempo. Anche il Senato, eliminando tutti gli ostacoli che si frapponevano a questa unione, si diede da fare perché tutto andasse liscio: Ottavia divenne così la quarta moglie di Antonio. L’accordo tra suo fratello ed il suo nuovo marito fu concluso ed essi si trovarono collegati da una stretta parentela.
Non si sa se la povera donna venne interpellata prima di concludere questi affrettati accordi nuziali, ma è poco probabile. La mentalità più diffusa in quella epoca non riteneva necessario sapere cosa mai potesse passare in testa ad una femmina. Si pensava che una donna come si deve, una volta sposata, si sarebbe abituata al marito ed a nessuno interessava sapere se poi avrebbe finito per amarlo o si sarebbe accontentata di sopportarlo.
Comunque all’inizio il matrimonio sembrò felice e, subito dopo aver messo al mondo la piccola Marcella Minor, Ottavia si trovò di nuovo incinta . Di Marco Antonio si poteva dire di tutto, ma come stallone era quanto di meglio si potesse desiderare. Il popolo romano tirò un sospiro di sollievo: la nuova guerra civile era stata evitata.
In tutto questo però a nessuno passava per la mente Cleopatra: si pensava che Antonio aveva avuto con lei una bella avventura, ma che ormai dovesse aver dimenticato l’affascinante regina come a suo tempo aveva dimenticato altre donne che lo avevano ingolfato in storie pericolose. I Romani pensavano che adesso lui era sposato con una bella donna, piena di virtù che doveva chiaramente fargli vedere la differenza che correva tra lei e le altre sue amanti. A nessuno venne in mente che le probabilità che una donna inesperta e soprattutto profondamente e rigidamente convenzionale avrebbe avuto di tenere legato a sé un marito così irruento e sensuale erano praticamente nulle.
Intanto Antonio ed Ottaviano erano in continuo contato, governavano insieme e, purtroppo, anche insieme giocavano. Augusto non era un dio della guerra, ma al gioco vinceva quasi sempre e Plutarco insinua che proprio questo cominciasse a dare sui nervi ad Antonio.
“Antonio si irritava sempre molto per la loro rivalità in questo campo. Infatti, tutte le volte che essi si mettevano a giocare d’azzardo per divertirsi o tiravano i dadi, egli perdeva sempre. A volte tanto per cambiare si organizzavano combattimenti di galli o di quaglie, ma anche in questi erano sempre i campioni del giovane Cesare ad avere la meglio.”
Ora probabilmente questi erano pettegolezzi, le solite dicerie di basso conio che giravano per Roma, ma si sapeva che presso Antonio adesso c’era un indovino egiziano da cui egli si faceva leggere il futuro e questi, probabilmente al soldo di Cleopatra, gli preconizzava una sorte luminosissima, ma aggiungeva che questa non avrebbe potuto realizzarsi finché egli fosse rimasto accanto al giovane Cesare: la fortuna di questi lo avrebbe sempre eclissato. Fosse per una ragione o per un’altra Antonio si decise a lasciare l’Italia e partì immediatamente per la Grecia portando con sé Ottavia e la figlioletta che questa aveva appena messo al mondo.
Lasciando da parte questi pettegolezzi, la sua partenza è un fatto storico e nel 39 a.C. egli salpò per la Grecia. In realtà egli, d’accordo con Ottaviano, voleva darsi da fare per indebolire al massimo le città dell’Acaia quelle che i due cognati avevano promesso di cedere a Sesto Pompeo. Non ne avevano però molta voglia e volevano fargliele trovare in uno stato pietoso. Non era un atteggiamento molto leale ma ben si attagliava al vecchio detto che in amore ed in guerra tutto è lecito.
Antonio e Ottavia arrivarono ad Atene dove la loro luna di miele si prolungò per un altro po’ di tempo. Ottavia era felice: aveva completamente persa la testa per il marito. Non si trattava più della vecchia formula “Ubi tu Gaius, ego Gaia” era un profondo amore e ad Atene essa visse gli ultimi bei momenti della sua vita.
Intanto suo fratello aveva cominciato a battagliare con Sesto Pompeo e la guerra gli andava male. Come si è già detto egli non era un dio della guerra. Perdeva sempre e a questo momento chiese l’aiuto degli altri triumviri. Lepido non gli rispose neanche e Antonio di malavoglia arrivò a Brindisi, ma quando un lupo, entrato nell’accampamento gli uccise alcuni soldati, egli lo considerò come un cortese avvertimento inviatogli dagli dei affinché egli non si impegnasse in quel conflitto. Perciò mise la scusa di dover andare a combattere contro i Parti e ripartì subito: Ovviamente il giovane Cesare se la legò al dito, senza contare che mentre lui continuava a prenderle, Antonio era sempre vittorioso
Piano piano i rapporti tra i due cognati cominciarono ad incrinarsi tanto che ad un certo momento Antonio che aveva condotto un certo numero di fortunate guerre ai confini dell’impero, e si sentiva vittorioso cominciò ad avercela con quel cognato che si faceva sempre battere e colse quella scusa per tornare in Italia affermando di voler prendere parte alla guerra contro Sesto Pompeo. Ma secondo Dione egli aveva molto risentimento per il cognato e lo storico era sicuro che tra loro le cose si sarebbero messe proprio male. Comunque Antonio con una flotta di 300 navi partì dalla Siria alla volta dell’Italia. Ottavia, nuovamente incinta, prevedendo quello che sarebbe successo se Antonio fosse rimasto solo, riuscì disperata ad imbarcarsi.
Arrivati a Brindisi la città sospettosa proibì loro di attraccare a furono costretti a mettersi alla fonda davanti a Taranto. Ottavia che era pronta a fare di tutto per appianare gli screzi tra il marito ed il fratello riuscì alla fine a persuadere Antonio a lasciarla andare a perorare la sua causa e, incinta com’era, affiancata da Mecenate e da Agrippa, si presentò nel campo del giovane Cesare cui fece un discorso che si può sintetizzare con quanto ne riporta Plutarco:
“.....E se il peggio dovesse succedere, se la guerra tra voi dovesse scoppiare, nessuno di voi può sapere a quale dei due riserverà la vittoria ed a chi la sconfitta. Ma chiunque riesca vincitore per me (sorella di uno e moglie dell’altro) la situazione sarà comunque atroce.”
Ottaviano si rese conto che la sorella aveva ragione ed i due antagonisti si misero d’accordo.Antonio diede a Ottaviano navi per rimpiazzare quelle che aveva perso e il giovane Cesare diede al cognato soldati per la guerra contro i Parti. Subito dopo aver festeggiato l’accordo con una cena a cui prese anche parte Ottavia., Ottaviano partì per combattere Pompeo e Antonio si diresse verso l’Asia Minore, ma arrivato a Corfù con il pretesto che non voleva esporla a nessun pericolo mentre egli stava combattendo sbarcò la moglie con tutti i figli compresi quelli che aveva avuto da Fulvia e la rimandò a Roma dal fratello. Qui Ottavia con tutta la sua prole si installò nella casa di Antonio che era stata quella di Pompeo il Grande e qui aspettò il ritorno del marito. Non doveva più rivederlo.
Bibliografia
Divulgazione scientifica
E. SALZA PRINA RICOTTI, L'amore a Roma. in Archeo, VII, 10 (92) October 1992, pp. 54-99
Libro
E. SALZA PRINA RICOTTI - Amori ed amanti tra la repubblica ed il principato, Casa editrice. L’Erma di Bretschneider, Rome, 1992
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