Home -> Articoli -> Egitto Fantasmi e magia nell'antichità
di Eugenia Salza Prina Ricotti
La sepoltura ed i suoi riti - Come incominciamo a vedere i funerali egizi erano complessi e lunghi. Quando un ricco Egizio moriva bisognava preparare tutto per la sua sepoltura. Il suo corpo veniva mummificato i suoi visceri posti in ricchi vasi canopici, gli shabti venivano ordinati in variopinte cassette pronti a balzarne fuori al minimo cenno e si raccoglievano tutti i mobili, i preziosi, le bevande e i cibi più raffinati che sarebbero portati nella sua tomba. Completati tutti i preparativi, arrivavano i sacerdoti che avrebbero funzionato alla cerimonia. Essi erano persone altamente riverite e rispettate, e non c'è da meravigliarsene: chi non se li sarebbe tenuti buoni? I sacerdoti preposti ai riti funebri, gente che con il mondo dell'al di là aveva sempre molto da fare, avevano il potere di assicurare ai loro concittadini un ultraterreno e perfetto benessere. Sarebbero stati essi, una volta completata l'opera e chiusa la mummia in più sarcofaghi riccamente colorati, ad accompagnarla alla sua ultima dimora e a rinchiudere in questa, oltre tutto il corredo del morto, anche una o più entità ultraterrene ed immortali che facevano parte della personalità del defunto e che, sempre connesse a lui, avrebbero continuato a esistere nell'oltretomba.
Infatti gli Egizi credevano che, oltre che dal corpo materiale, l’uomo fosse composto oltre che di un’ombra, un doppio (kha), anche di un’anima, un cuore, e uno spirito chiamato khu, una potenza, un nome ed un corpo astrale. Essi erano sicuri che quando l'uomo fosse morto, il suo doppio, il kha, avrebbe cercato di abbandonarlo e l'idea di questo fantasma libero di vagare dove più gli piacesse era considerata da tutti, e soprattutto dai sopravissuti, cosa altamente censurabile. Grazie al cielo c'erano questi importantissimi sacerdoti esperti in ogni ramo della magia che, celebrando una speciale cerimonia mistica richiamavano l'ombra all'ordine. Così il kha, il doppio dell'uomo, veniva confinato nella tomba assieme al corpo mummificato. Doveva trattarsi di una magia molto forte perché l'idea non doveva sembrare molto allegra al suo povero doppio.
Mummia e kha non sarebbero però stati sempre soli: periodicamente sarebbe venuta a visitarli la terza componente dell'uomo, l’anima. la quale, se in vita il defunto aveva ben meritato, avrebbe abitato il luminoso cielo di Osiride. Non si trattava però di un'anima come l'immaginiamo noi: un puro spirito dalla candida veste tutto intento a suonare strumenti musicali e a cantare le lodi del proprio dio. No! Questa anima egizia dai piaceri della terra non si era mai completamente distaccata visto che calava giù per dividere con il kha le offerte di cibo e bevande che venivano periodicamente portate alla tomba dai familiari del defunto. Questi, per molte buone ragioni, non mancavano mai di adempiere a tale rito. Il motivo principale che a ciò li spingeva non era però un nobile slancio di pietà e religione: in realtà quello che volevano, e lo volevano con tutte le loro forze, era impedire al doppio del morto di lasciare la tomba. Era chiaro che se non lo si fosse sfamato, non sarebbero bastati incantesimi, formule, riti e tutti i sacerdoti di Egitto riuniti nella tomba a spargere incenso a tenere il povero kha rinchiuso nel sepolcro: esso, costretto a uscire e ad errare in giro in cerca di nutrimento, avrebbe mangiato ogni genere di rifiuti, bevuto tutta l'acqua sporca che avrebbe trovato sul suo cammino e, probabilmente, terrorizzato a morte chiunque incontrasse.
Quindi nelle lussuose mastabe, nelle piramidi e nelle tombe delle valli sacre ci sarebbero sempre state la mummia ed il suo kha. Inoltre, secondo le credenze egizie alle periodiche visite dell’anima del defunto, qui arrivava anche lo spirito del morto: insomma secondo le credenze egizie in una mastaba ci sarebbe stato abbastanza movimento. Oggi entrando in un sepolcro troviamo il sarcofago con la mummia e la statua del defunto. Era in quest'ultima che si pensava dimorasse il doppio e nelle tombe vi era sempre una parte speciale riservata al kha e chiamata “la casa del kha “ Un sacerdote chiamato il “sacerdote del kha” era designato a celebrarvi tutte le funzioni. Il doppio le gradiva molto e amava specialmente una solenne ricorrenza in cui veniva bruciato molto incenso. Sempre il kha apprezzava i fiori, le erbe, le carni e le bevande e dimorando nella statua del defunto godeva delle scene di vita felice dipinte o scolpite sulle pareti della tomba, immagini che gli permettevano di assaporare nuovamente i piaceri della vita passata. Il kha, ossia il doppio, fu nei primi tempi il fantasma degli Egizi. Poi col passare dei secoli fu invece il khu a d essere considerato tale e quindi una presenza da propiziarsi e tenersi buona facendo in modo che non restasse mai affamato: nei testi vi sono frequenti allusioni alla santità delle offerte fatte al khu ed ai suoi territori, ossia i luoghi in cui il corpo mummificato era stato deposto.
BIBLIOGRAFIA
E.A. WALLIS BUDGE, Egyptian Magi, Bury St.Edmunds, Suffolk, 1975, first published in 1899, pp.217-218
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