Home -> Articoli -> Egitto Fantasmi e magia nell'antichità

I migliori maghi

Tenuto presente che nel calendario egiziano esistevano giorni in cui non si poteva celebrare nessuna funzione magica perché in essi dominavano poteri ostili, molto più forti di quelli ai quali essi si rivolgevano, forze malvagie che avrebbero resa vana qualsiasi sacra cerimonia, bisogna riconoscere che negli altri giorni i maghi egiziani non perdevano tempo e compivano meraviglie o almeno così si credeva fermamente nell'antichità. Persino i grandi filosofi greci erano convinti che il potere posseduto dai sacerdoti della terra bagnata dal sacro Nilo e dai saggi versati nelle pratiche magiche di quel paese fosse sconfinato. Esso proveniva loro dal pronunciare con uno speciale e ben preciso tono della voce certe parole, o certi nomi che venivano indicati come le “parole della potenza”. Con tali sortilegi essi potevano piegare al loro volere gli dei ed obbligarli a guarire i malati, distruggere il malocchio, risuscitare i morti, donare ai morti il potere di trasformare il loro corpo da corruttibile in incorruttibile così che la loro anima potesse vivere per l’eternità. I loro incantesimi permettevano ai defunti di assumere a proprio piacimento forme diverse, proiettando la loro anima in un animale, in una pianta o in un altro uomo. L’universo insomma doveva piegarsi davanti a loro ed essi sapevano dominare il vento, la pioggia, le tempeste, i fiumi, il mare. Malattie e morte da loro evocati distruggevano i loro nemici, ed essi riuscivano in tutto ciò grazie alle formule contenute nei libri della “Doppia casa della vita”.
All'esistenza di questi libri, credevano in molti e vi credette anche il grande filosofo greco Democrito che li andò a cercare fin nella tomba di Dardano il Fenicio. Qui, secondo la leggenda, li trovò e, sempre secondo la leggenda, portatili con sé in Grecia e, pieno di fede nelle imprese leggendarie dei maghi Egizi, basò la sua dottrina magica su quei papiri .
Grandi maghi quindi all'ombra delle piramidi e secondo le leggende ce ne furono molti. Quando però si raccolgono tutti i documenti che ci sono pervenuti sui loro fasti e nefasti e li si esamina, si resta stupiti nel vedere che il loro mago più grande fu il nostro Mosè, quello della Bibbia. Dovva essere un fatto noto dato che anche Santo Stefano, negli Atti, si vanta del fatto che il grande legislatore dell'Esodo fosse istruito in tutta la sapienza degli Egizi e che “fosse potente in parole ed opere”. Del resto se si crede alla magia ed alle sue leggende perché stupirsi: Mosè allevato alla corte del faraone e istruito come un principe del sangue, aveva avuto libero accesso ai libri della “Doppia casa della vita” custoditi nelle reali biblioteche, aveva anche avuto ottimi maestri che gli avevano insegnato come pronunziare con la giusta intonazione e senza commettere nessun errore le "parole della potenza": dirle insomma proprio come le diceva la grande dea Iside che era “forte di lingua”. Davanti al giovane, oltre a tutti i segreti del passato, si era così spalancato anche il futuro. Ormai i misteri della vita e della morte non avevano per lui più nessun velo. Fu allora che Mosé, scoperta la sua origine ed il suo popolo, si mosse per eseguire gli ordini di Jeova ed usò la sua potenza per salvare i figli di Israele.

BIBLIOGRAFIA
E.A. WALLIS BUDGE, Egyptian Magi, Bury St.Edmunds, Suffolk, 1975, first published in 1899
pp. 10-11