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Il coccodrillo di Aba-Ner

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Nei papiri si trovano spesso altre storie di magie ed è impossibile raccontarle tutte. Ma qualcuna bisogna pure riferirla. Non sempre ci sono storie piacevoli come il miracolo delle acque di Tchatcha-em-ãnkh. Spesso le storie sono agghiaccianti come quella, sempre riferita al quarto millennio a.C., che racconta la storia di Aba-ner, anche lui gran sacerdote dei riti funebri e delle pratiche magiche. Il racconto si trova sempre nel papiro Westcar (ed. Erman, pp. 7-8). In esso il principe Khãf-Rã narrò al solito Cheope (che raccolta di favole doveva mai conoscere questo Faraone!) un fatto avvenuto sotto il regno di Neb-ka o Neb-kau-Rã della III dinastia, un sovrano che regnò attorno al 3830 a.C.. Sembra che il faraone si recasse a far visita a Aba-ner che, affettuoso e devoto suddito, lo ricevette nel modo più splendido possibile.
Il faraone era seguito dalla sua corte e dalla sua guardia del corpo. Uno dei componenti di questa era particolarmente bello ed affascinante e, dopo avergli gettato uno sguardo, la moglie di Aba-ner perse completamente la testa per lui. Così gli inviò una delle sue ancelle con ricchi regali e un cofano pieno di splendide vesti. Era d'obbligo per il giovane esprimere la propria gratitudine e del resto egli si era evidentemente incuriosito. Perciò, recatosi alla casa di Aba-ner a porgere di persona i suoi ringraziamenti alla padrona di casa, egli si incontrò con la dama. Se lui era bello anche lei non lo era da meno: oltre tutto era giovane, piena di fuoco ed evidentemente non soddisfatta del suo matrimonio col sapiente, ma forse un po' noioso Aba-ner. I due si intesero e insieme fissarono un appuntamento. La donna, scelto un padiglione nel parco, tranquillo e lontano dalla casa, lo fece preparare, rifornire di cibi raffinati e bevande inebrianti, profumi e tutto quello che poteva fornire preziosa cornice ad un incontro galante. Poi, il giorno dopo, recatasi lì si intrattenne col suo nuovo amante. Dopo l’incontro a sera il giovane, sentì il bisogno di lavarsi e si recò al fiume nel quale si tuffò. Il maggiordomo, che aveva provveduto a preparare il padiglione, vide tutto e ne rimase profondamente scandalizzato. Egli era fedele al suo padrone perciò decise di raccontargli quello che era successo. L'indomani infatti, dopo aver chiesto udienza , riferì ad Aba-ner quanto era accaduto.
Apparentemente Aba-ner mantenne la calma, ma preparò la sua vendetta. Tornato a casa ordinò al maggiordomo di portargli una sua scatola fatta di ebano e metalli preziosi. Da questa scatola egli trasse un po’ di una cera speciale della quale si serviva per i suoi incantesimi e con essa foggiò l’immagine di un coccodrillo, poi su di esso pronunziò le magiche "parole della potenza" aggiungendo al sortilegio l'ordine che la figurina doveva eseguire “Quando l'uomo scende nell’acqua - disse alla malefica immaginetta - tu piglialo”. Poi la consegnò al suo dipendente comandandogli di seguire il giovane quando sarebbe andato al fiume a lavarsi e di gettargli dietro il piccolo coccodrillo appena lo avesse visto in acqua. La sera l’uomo obbedì. Nel preciso momento in cui l’immagine ebbe toccata l’acqua quello che sembrava un innocente giocattolo si trasformò in un terribile coccodrillo lungo più di 4 metri che si scagliò sul giovane e, afferratolo, lo trascinò sul fondo.
Nel frattempo Aba-ner si manteneva calmo ed indifferente in modo che nessuno sospettasse niente di quanto era accaduto. Per sette giorni egli intrattenne nel modo migliore il Faraone e intanto l’uomo che giaceva sul fondo del corso d'acqua non aveva aria per respirare, ma stava lì legato dall'incantesimo. Arrivato il settimo giorno Aba-ner propose al faraone di far con lui una passeggiata in riva al fiume e gli promise di mostrargli un fatto straordinario accaduto proprio di recente. Quando arrivarono sulle rive del corso d'acqua Aba-ner chiamò il coccodrillo con le "parole di potenza" ordinandogli “Porta qui l’uomo” e il coccodrillo emerse con il giovane tra le sue fauci. Per sette giorni il disgraziato era rimasto senza aria, ma era ancora vivo. Il faraone, sconvolto, esclamò che quella bestia era proprio un mostro orribile. Al che Aba-ner, chinatosi, sfiorò il coccodrillo con le sue dita ed esso ridivenne un’immaginetta di cera che il sacerdote riprese nella sua mano. Il faraone ancor più stupito cominciò a chiedere cosa mai significasse tutto ciò e Aba-ner non si fece pregare. Gli raccontò ogni cosa e gli spiegò come mai era stato obbligato a mettere in atto il terribile incantesimo e perché, volendo che il faraone vedesse con i suoi occhi la persona che aveva disonorato la sua casa, egli aveva fatto in modo che anche senza poter respirare in fondo al fiume l'uomo restasse vivo . Il re ne fu profondamente indignato e ordinò al coccodrillo “Prendi questo uomo. è tuo.” L’immagine, ridivenuta un vero coccodrillo, afferrò il disgraziato e lo trascinò via per sempre.
Dopo di che per ordine del re la donna, trasportata nella parte nord del palazzo, venne bruciata viva e le sue ceneri sparse nella corrente del fiume, il che per un popolo, per il quale la sopravvivenza dell’anima era legata a quella del corpo ed alla sua corretta mummificazione, equivaleva ad una condanna per l’eternità. Chissà se poi anche per gli Egizi esisteva un Inferno di tipo dantesco in cui i due antichi ed insepolti amanti avrebbero potuto ritrovarsi come Paolo e Francesca, ma è difficile sperarlo.

BIBLIOGRAFIA
E.A. WALLIS BUDGE, Egyptian Magi, Bury St.Edmunds, Suffolk, 1975, first published in 1899