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Un oca intera

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Come decapitare un'oca e riaverla intera.
Molte erano le magie che compivano i maghi egizi. C'é così un'altra storia che si legge sempre nel papiro Westcar e che è sempre riferita al faraone Cheope, al quale, quando qualcuno non raccontava fatti di alcuni secoli precedenti, qualcun altro si dava da fare per provargli che la magia era sempre viva nel suo regno. In questo caso la persona in questione era il principe Herutãtãf, figlio di Cheope. Egli un giorno stava discutendo col padre dei poteri magici che gli Egizi possedevano nei tempi andati. Evidentemente il faraone dovette avanzare dubbi su quelle storie e affermare che probabilmente si trattava di invenzioni. Ma Herutãtãf, persona che alla magia credeva ciecamente, gli rispose. "È vero: fin ora hai sentito tanti racconti di prodigi, ma soltanto quelli che si sono verificati moltissimi anni fa. È chiaro che non possiamo sapere se siano veri o no. Adesso però, se vuoi, ti potrò far conoscere un uomo che, anche se tu non lo hai mai incontrato, vive ai nostri tempi ed in essi compie prodigi straordinari." "Chi è questo uomo?" chiese il padre, e Herutãtãf rispose "Si tratta di Teta, un tale che vive nel villaggio di Tet-Seneferu. Ha 110 anni, ma li porta bene, tanto che, oltre a mangiare 500 pani al giorno, si fa fuori anche una spalla di bue e beve 100 bicchieri di birra" Un buon appetito, non c'è che dire e, se già questo non era magia, vorremmo proprio sapere cosa mai potesse essere "Quest'uomo - continuò Herutãtãf - sa come riattaccare al suo corpo la testa di un essere che è stato decapitato e può ridargli la vita. Poi sa fare altre cose prodigiose come farsi seguire da un leone e farlo cadere in trappola, e via dicendo." E continuò ad illustrare le capacità prodigiose del mago loro contemporaneo. Cheope ovviamente desiderava vedere questa meraviglia e, fatta preparare l'imbarcazione reale, inviò Herutãtãf da Teta, coll'ordine di portarglielo a corte. Il principe arrivò vicino al villaggio ti Tet-Seneferu, poi, dato che questo si trovava nell'interno, proseguì in una ricchissima lettiga di ebano appesa a pali di legno prezioso intarsiato in oro. Alla fine giunse all'abitazione del mago che trovò nel cortile della sua casa mentre un servo gli lavava la testa ed un altro gli massaggiava i piedi. Herutãtãf gli spiegò la sua missione ed il saggio Teta acconsentì a venire, ma volle essere accompagnato anche da tutti i suoi figli e dai suoi libri.
Il villaggio di Teta era lontano e la comitiva ci mise un po' ad arrivare al palazzo, ma alla fine giunsero. Cheope venne avvisato che la visita da lui tanto attesa era giunta, perciò, sceso nella grande aula colonnata, ordinò che Teta fosse condotto davanti a lui. Finiti i convenevoli, il faraone gli chiese se fosse vero che egli sapeva riattaccare le teste ai corpi di coloro che erano stati decapitati e se poteva poi ridar loro la vita. Teta rispose che era proprio così e, dopo aver declinato l'offerta fattagli da Cheope di far condurre qualche malfattore e farlo decapitare lì per lì, disse che per l'esperimento sarebbe bastato un animale qualsiasi: perciò, fattasi portare un'oca, la decapitò. Poi, preso il corpo dell'oca, lo mise sotto il colonnato occidentale, mentre posò la testa del volatile sotto quello orientale. Fatto questo si raddrizzò e pronunciò alcune formule magiche. Sotto gli occhi incuriositi e meravigliati del faraone e di tutti gli astanti si vide che pian piano, strisciando sul terreno a scatti ineguali, la testa ed il corpo cominciavano a riavvicinarsi. La distanza tra le due parti diminuiva sempre, lentamente, ma continuamente, e il fenomeno continuò fino a quando le due parti non si furono ricongiunte. L'oca restò per un attimo immobile sul terreno, poi si riscosse e, drizzatasi sulle zampe, offesa ed indignata cominciò a starnazzare clamorosamente. Teta poi ripeté l'esperimento anche con un altro uccello e terminò trionfalmente tra l'ammirazione generale rimettendo insieme anche un bue. Dopo di che, immagino, che gli si fosse risvegliato un po' di appetito e quindi dovette avviarsi verso il suo solito modesto asciolvere. È chiaro che dopo la sua brillante esibizione il faraone, grato e ammirato, dovette offrirgli un pasto molto più ricco e sostanzioso del solito menu. Siamo anche sicuri che Teta dovette molto godersi quel pranzo regale.

BIBLIOGRAFIA
E.A. WALLIS BUDGE, Egyptian Magi, Bury St.Edmunds, Suffolk, 1975, first published in 1899 pp16-19
Westcar Papyrus