Home -> Articoli -> Egitto Fantasmi e magia nell'antichità
di Eugenia Salza Prina Ricotti
L'indemoniata e il dio Khonsu - Come si vede i maghi dell'antichità erano molto attivi, ma gli spiriti maligni non lo erano di meno e i documenti antichi ci informano che anche all'epoca egizia esistevano le possessioni diaboliche e che cacciare dal corpo della vittima il genio del male poteva essere molto complicato. La storia della principessa indemoniata e del suo salvatore, il dio Khonsu, si trova su una stele rinvenuta a Tebe nel tempio della suddetta divinità ed è oggi conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi. Ci troviamo di fronte ad un piccolo romanzo. Nella stele ci viene raccontato come, una volta che il faraone Ramsete II si era recato in Siria, tutti i capi ed i re locali erano accorsi a prosternarsi davanti a lui e tutti avevano cercato di ingraziarselo con ricchi doni. Davanti al faraone erano stati ammucchiati oro, lapislazzuli, turchesi ed ogni genere di cose preziose. Tra gli altri potentati arrivò anche il principe di Bekhten e riuscì a battere tutti in quanto, sopra al mucchio dei magnifici doni che portava per il faraone, egli aveva anche messo la propria bellissima figlia. Ora Ramsete II, come il principe aveva saputo, era molto sensibile al fascino femminile e la principessa di Bekhten era un vero splendore. Appena Ramsete la vide esclamò “Non ho mai visto una donna più bella!” Manco a dirlo gradì enormemente il dono, lo accettò ringraziando commosso il principe di Bekhten del gentile pensiero e, dopo aver conferito all'affascinante principessa il titolo di “Sposa Reale, dama principale, Rã-Neferu (Bellezza di Rã)" non perse tempo a portarsela in Egitto dove la sposò con tutte le regole.
Passò un po' di tempo pieno di felicità. Poi, durante il quindicesimo anno di regno di Ramsete II, mentre il faraone si trovava a Tebe, arrivò un ambasciatore del principe di Bekhten portando doni del padre alla principessa Rã-Neferu. Ovviamente chiese di vedere anche il faraone e, portato alla sua presenza, dopo essersi prosternato davanti a lui, espose la vera ragione della sua venuta Egli infatti era stato lì mandato per chiedere aiuto al potente sovrano egizio ed ai famosi sacerdoti tebani che, praticando la magia, ottenevano guarigioni miracolose. Il principe di Bekten supplicava il faraone di far qualcosa per liberare sua figlia, la principessa Bent-Ent-Resht, da una inspiegabile malattia che la metteva in pericolo. Era chiaro che Ramsete non poteva esismersi di aiutare la sorella di sua moglie, tanto più che Rã-Neferu si sarebbe risentita se egli non si fosse prodigato e avrebbe potuto mettere in atto uno dei tanti sistemi femminili per fargliela pagare, e questo lui voleva proprio evitarlo. Perciò ordinò subito che gli venissero portati i “Libri della doppia casa della vita” e che al suo cospetto si presentassero tutti i sapienti. Quando questi arrivarono ordinò ad essi di scegliere fra loro il migliore: un uomo, come egli disse, “dal cuore saggio e le dita abili”, e inviò questi a Bekhten.
Arrivato lì e appena ebbe visto la principessa Bent-Ent-Resht, il sacerdote si rese conto che la possibilità di guarirla non rientrava nelle sue capacità. La giovane donna era posseduta da un terribile demone contro cui i suoi incantesimi non avevano nessun efficacia. Perciò spiegò al principe di Bekhten che occorreva chiedere a Ramsete di mandar lì qualcuno molto più potente di lui: un essere che fosse capace di vincere il maligno e liberare la principessa. Di nuovo venne mandato un ambasciatore a Tebe e quando egli ebbe riferito cosa era successo e cosa aveva detto il sacerdote, Ramsete capì che a mali estremi si doveva ricorrere a rimedi estremi. Così si recò al tempio di Khonsu-Neferhetep e pregò quest’ultimo dio di permettere a Khonsu, la sua controparte, di recarsi alla corte del principe di Bekhten e salvare la principessa liberandola dal demone. Il dio acconsentì e, seduto in un battello seguito da altri cinque battelli su cui si erano imbarcati molti altri dei, partì scortato da una parte e dall’altra da carri e cavalli. Non era un equipaggio molto veloce e ci vollero ben 17 mesi prima di arrivare nel principato di Bekhten, dove il dio venne ricevuto con grandi onori e accompagnato alla presenza della principessa Bent-Ent-Resht. Appena il dio la vide non perse tempo e, con una cerimonia religioso-magica, obbligò il demone a sloggiare.
L'essere malefico, però, non si mostrò troppo dispiaciuto di andarsene: forse anche per lui la convivenza con la principessa non era stata troppo piacevole e la ragazza gli cominciava a stare un po' stretta. Poi in fondo era un buon diavolaccio. Chiese soltanto che prima di andarsene il principe di Bekhten ed il suo popolo offrissero una festa a lui ad al dio Khonsu. Insieme come due vecchi amici i due esseri soprannaturali parteciparono ai festeggiamenti e poi il demone scomparve, tornandosene da dove era venuto.
Ma la storia non finì lì. Infatti il popolo di Bekhten non voleva più saperne di lasciar partire un dio così potente e riuscirono a trattenere Khonsu da loro. Passarono così 3 anni e 4 mesi e 5 giorni, ma a un certo momento il dio ne ebbe abbastanza: gli mancava l'Egitto e gli onori che i sacerdoti gli rendevano nel suo tempio a Tebe. Così, mentre il principe di Bekhten dormiva, il dio Khonsu gli apparve in sogno. Il principe lo vide uscire sotto forma di un falco d’oro dal tempio che essi lì gli avevano costruito, uccello divino che si innalzò per aria come una freccia e si diresse verso l’Egitto. L’indomani, precipitatosi al sacello a vedere cosa mai fosse successo e se il sogno fosse o no veritiero, il principe trovò la cella vuota. Il sacerdote egizio, quello arrivato per primo e lì poi rimasto ad officiare per il dio, gli confermò la partenza di Khonsu ed il suo ritorno in Egitto. Gli disse poi che adesso bisognava mandargli indietro il suo cocchio, perché quello si trovava ancora lì. Chiaramente non era il caso di discutere con un dio di quella potenza, per cui il principe di Bekhten non soltanto gli rimandò indietro il cocchio, ma lo riempì di magnifici regali che all'arrivo a Tebe furono posti nel tempio di Khonsu-Neferhetep.
BIBLIOGRAFIA
E.A. WALLIS BUDGE, Egyptian Magi, Bury St.Edmunds, Suffolk, 1975, first published in 1899
pp. 207-213. The text comes from a little stele found in Khonsu’s temple and kept in the Nationel Library of Paris
PRISSE, Monuments Égyptyens, Paris 1817
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