Home -> Articoli -> Egitto Fantasmi e magia nell'antichità
di Eugenia Salza Prina Ricotti
L'ultimo mago e l'ultimo faraone Quindi sempre figurine che si animavano nella magia egizia e di esse si servì anche l'ultimo faraone, Nectanebo, (378-360 a.C.), uomo molto esperto in arti magiche. Su un testo del cosiddetto Pseudo-Callistene, libro che venne poi tradotto in Pehlevi, Arabo e Siriano e molte altre lingue, questo re veniva presentato come un mago formidabile, versato in tutti rami dello scibile e padrone di tutte le conoscenze accumulate dagli Egizi. Lui sapeva quanto fosse profondo il Nilo e quanto fosse alto il cielo, sapeva leggere le stelle, interpretare presagi e predire il futuro di un bimbo prima ancora che esso nascesse. Di lui si diceva che in virtù dei suoi poteri magici era signore della terra e che tutti gli altri re sottostavano a lui: i suoi poteri erano realmente grandi. Si diceva poi che ogni volta che il paese veniva minacciato da un’invasione egli, grazie alla sua magia, riusciva a prevenirla . Se ad esempio il nemico stava arrivando dal mare egli, ritiratosi in una camera particolare e portatosi appresso un largo bacile, lo riempiva di acqua. Poi con la cera magica foggiava sia i battelli che le immagini dei nemici e, allo stesso modo rappresentava navi e guerrieri degli Egizi. Infine schierava le due flotte una di fronte all’altra sull’acqua del bacino. Fatto questo, usciva dalla camera, indossava il mantello del profeta Egizio e, prendendo con sé la sua speciale bacchetta di ebano, tornava vicino al bacile per pronunziare le “parole della potenza” con le quali chiamava ad assisterlo i venti, i demoni sotterranei e gli dei che lo aiutavano negli incantesimi, chiedendo a loro tutti di accorrere in suo soccorso, ed essi prontamente obbedivano. Per mezzo loro le figurine di cera prendevano vita e cominciavano a combattere mentre le navi muovevano le une contro le altre. Aiutati da tutti gli dei della loro terra, i marinai delle navi egiziane riuscivano facilmente a vincere il nemico ed ogni volta che una nave degli invasori colava a picco e giaceva in fondo al bacile, a picco colava in alto mare anche la corrispondente nave nemica. A questo modo Nectanebo vinceva tutte le battaglie e manteneva il suo potere.
Ma accadde un giorno che una vedetta arrivasse correndo e lo informasse che navi nemiche di una grande lega che si era formata contro di lui stavano arrivando dall’oriente. Nectanebo si mise a ridere e avendo detto frasi sprezzanti sulla potenza nemica andò nella sua camera segreta e versò acqua nel bacile ripetendo i ben noti riti. Fu soltanto quando pronunciate le “parole di potenza” si accorse che gli dei dell’Egitto si erano messi al timone delle navi nemiche e comandavano le loro truppe, che egli capì come quella fosse la fine della sua patria. Allora, uscito precipitosamente dalla camera, si rase i capelli e la barba e, postosi un vestito modesto, fuggì dal paese rifugiandosi poi a Pella in Macedonia. Qui egli compì altre magie ed oroscopi, e tra gli altri tracciò anche quello di Olimpia, la madre di Alessandro. L'Egitto era finito, Nectanebo no!
BIBLIOGRAfia
E.A. WALLIS BUDGE, Egyptian Magi, Bury St.Edmunds, Suffolk, 1975, first published in 1899
pp. 90-95
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