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Nectanebo in Macedonia

di Eugenia Salza Prina Ricotti

L'oroscopo di Olimpia e il figlio di Ammone

- Sempre Pseudo-Callistenes ci racconta come il Grande Nectanebo, ormai divenuto un personaggio fisso della corte di Pella, tracciasse l’oroscopo di Olimpia. A quanto pare, quando doveva predire il futuro di qualcuno, egli si serviva di una sua tavoletta speciale fatta d’oro, argento e legno di acacia sulla quale stavano fissate tre cinture. Sulla cintura esterna c’era Zeus circondato dai 36 decani; sulla seconda i 12 segni dello zodiaco, e sulla terza il sole e la luna. Per trarre l'oroscopo Nectanebo poneva la tavoletta sopra un tripode e poi, sopra ad essa, tirava fuori da una sua scatoletta i modelli delle sette stelle (Sole, Luna, Zeus, Kronos, Aphrodite, Hermes e, probabilmente, anche Marte). Fatto ciò, proseguiva inserendo nella cintura di mezzo otto pietre preziose e sistemandole dove supponeva si trovassero i pianeti al momento della nascita della persona di cui stava traendo l'oroscopo. Infine dalla disposizione di tutto questo egli interpretava ciò che vi era segnato e così fece anche per Olimpia. Fu così che riuscì a chiariva cosa gli dei avevano stabilito per la futura madre di Alessandro e fu sempre così che Nectanebo seppe quanto fosse importante per lui starle vicino e poi occuparsi della nascita del figlio che essa avrebbe avuto, e vicino le stette dal momento del concepimento a quello del parto.
Alessandro, il figlio di Ammone –
Nectanebo in Olimpia vedeva un mezzo per salvare l'Egitto. Essa aveva in sé la potenzialità di mettere al mondo un figlio eccezionale, un eroe che, se fosse stato concepito nel modo giusto, avrebbe potuto riportare l'Egitto ai suoi antichi splendori. Per far questo, però, il bambino doveva essere anche re d'Egitto e poiché era scritto che tutti i re d'Egitto dovevano essere figli di Ammon anche lui avrebbe dovuto esserlo. Quindi Olimpia invece che da Filippo doveva venir fecondata da Ammon. Olimpia, dormendo, doveva avere questo incontro soprannaturale e Nectanebo ne sarebbe stato il paraninfo. Deciso ciò il mago si recò nel deserto, dove raccolse certe erbe speciali e, portatole fino al suo laboratorio, le spremette facendone uscire il succo. Poi, proprio come facevano i sacerdoti a Tebe quando foggiavano l’immagine di Apep, egli, con la cera magica, plasmò una figurina rappresentante Olimpia; su di essa poi scrisse il nome della regina; infine, accesa una lampada, versò sopra l’immagine il succo delle erbe ed esorcizzò i demoni obbligandoli a fare avere alla regina il famoso sogno durante il quale ella vide arrivare da lei il grande Ammon. Questo dio, dopo averla posseduta le disse che da lei sarebbe nato un bimbo e che questi l’avrebbe vendicata del suo marito Filippo, il quale tra le sue molteplici attività trovava anche il tempo di tradirla con tutte le donne che gli capitavano davanti, cosa che Olimpia non riusciva a mandar giù.
Fatto ciò Nectanebo si preoccupò di far sapere la notizia anche a Filippo. Tutto sommato quando si fa in modo che una donna faccia un figlio con qualcuno che, se pure un dio, non ne è il marito, bisogna pure informare il responsabile legale dell'accaduto. Per Filippo, Nectanebo usò un altro sistema e, sempre con un incantesimo, inviò anche a lui un sogno. Ad un ordine del mago un falco partì dalla Macedonia e in una sola notte raggiunse il luogo dove Filippo stava riposando. Qui l'uccello sacro instillò nella mente del re cosa doveva vedere. E Filippo sognò. Era un sogno strano, perciò egli se lo fece anche spiegare da un esperto di oniromanzia. Ma tutto concordava e alla fine egli si persuase che il figlio che adesso Olimpia avrebbe messo al mondo sarebbe effettivamente stato figlio del dio Ammon delle Lybia. Non si sa se l'idea gli piacque. Olimpia comunque non gli era mai piaciuta.

BIBLIOGRAFIA
E.A. WALLIS BUDGE, Egyptian Magi, Bury St.Edmunds, Suffolk, 1975, first published in 1899 pp. 90-95