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Ecate

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Comunque in Grecia la magia, straniera o no che fosse, si era ormai ampiamente diffusa: era un fatto che non si poteva ignorare e quindi anche essa doveva anche avere una divina protettrice. I Greci, come si sa, avevano un dio per tutto e quindi sarebbe stato strano se in un paese dove non c'erano alberi senza le loro driadi, monti senza oreadi, fonti senza naiadi non ci fosse stata una dea anche per i sortilegi e gli incantesimi; una dea notturna evidentemente, una divinità oscura come oscuri erano i suoi riti che si svolgevano preferibilmente nella notte. Così-mentre Afrodite fu la dea dell'amore, Artemide quella della caccia, Atena della sapienza - Ecate, che in epoche più antiche era stata solo una dea lunare confusa con Artemide, finì col diventare la protettrice di streghe e negromanti. Una pallida dea, questa, che Esiodo nella Teogonia esaltò come essenza suprema con triplice dominio sulla terra, sul mare e sul cielo stellato. Triplice regno, perché tutto quello che riguardava Ecate e la magia era sempre legato al numero tre e, se essa dimorava nell'Olimpo, era nei trivi, nei “sacri trivi”, come ci racconta anche Sofocle in un frammento dei Rhizotomoi che essa veniva adorata, ed era qua che nelle notti di luna i fedeli le portavano una torta chiamata amphiphon tutta scintillante di luci, una torta con le candeline come le nostre per i compleanni, e la deponevano per terra non senza provare un brivido di inquietudine. Ecate non era certo una dea che ispirasse fiducia.
Sue sacerdotesse erano le potenti maghe tutte rigorosamente straniere. Era da fuori che veniva la magia, ci ripete continuamente la letteratura greca: le grandi maghe erano tutte straniere come la bella e truce Medea venuta dall'Asia Minore. Spesso erano addirittura donne che in Grecia non avevano mai messo piede come la straniera e seducente Circe che, innamorata di Ulisse, riuscì a trattenerlo a lungo presso di sé. Circe, un nome che fa sognare; una bellissima creatura che abitava una caverna affacciata alta sul Tirreno tra le querce ed i lentischi della scoscesa montagna del Circeo. Attorno a lei si stendeva la fitta macchia mediterranea profumata di origano e timo, una foresta che esiste tuttora e che ancor oggi è popolata da innumeri cinghiali ed altre bestie selvatiche. Poprio tutti animali quelli? Chissà: forse potrebbero ancora essere uomini caduti nella sua rete


BIBLIOGRAFIA
ESIODO, Teogonia