Home -> Articoli -> Grecia Fantasmi e magia
di Eugenia Salza Prina Ricotti
La rivale - Passarono altri anni e Medea e Giasone avevano anche avuti due figlioli. Purtroppo ad un certo momento, quando i bambini erano ancora piccoli, Giasone perse la testa, per una bella ragazza, Glauke. La vita con una maga era complicata: l'esistenza che all'inizio gli era apparsa brillante e piena di emozioni, doveva aver cominciato a logorare il sistema nervoso dello sposo. L'altra donna, perfettamente normale, offriva promesse di una vita coniugale molto più tranquilla e comunque la sua fresca giovinezza splendeva vicino a Medea che ormai qualche anno in più lo aveva. Giasone decise di sposare Glauke e lo disse a Medea.
La maga non era certo tipo da accettare con calma il ripudio, il cuore le bruciava di odio e voleva vendicarsi ferocemente, ma per meglio riuscire nel suo intento si dominò. Si mostrò comprensiva e calma e tutti ebbero l'impressione che ella avesse deciso di mantenere buoni rapporti con la nuova coppia. Mandò persino a Glauke un magnifico regalo per le sue nozze: un abito incredibilmente bello quale soltanto Atena avrebbe saputo fare. Nessuna donna avrebbe resistito al desiderio di sfoggiarlo. Glauke, innocente, lo indossò subito e d'altra parte chi mai avrebbe potuto sospettare che il sottile tessuto ricamato fosse impregnato di un veleno mortale? Immediatamente la sventurata giovane si sentì ardere per tutto il corpo. Cercò di strapparsi l'abito di dosso, ma quello, stregato, non si staccava più dalla sua pelle.
Impazzita la giovane cominciò a correre senza meta urlando dal dolore e ad un certo momento si trovò in cima ad un masso. Si trattava di un enorme cubo di roccia da cui sgorgava l'acqua di una purissima fonte alimentata da quattro grandi cisterne scavate nella pietra viva. In esse fluiva una sorgente proveniente dai piedi del colle di Acrocorinto. Sgorgando da queste riserve il getto cadeva sul fianco dello strapiombo e, si raccoglieva ai suoi piedi, formando un limpido e azzurro bacino. La sciagurata, che sentiva il fuoco ardere per tutte le sue membra, vedendo scintillare quell'acqua così trasparente e fresca sotto di sé, si illuse che essa potesse distruggere l'incantesimo e, disperata, vi si gettò a capofitto morendo sul colpo.
Giasone ed i cittadini di Corinto corsero allora per affrontare Medea, ma arrivati alla sua casa non trovarono altro che i cadaveri dei due figlioletti. La donna in odio al marito traditore non aveva esitato ad ucciderli; poi era scomparsa su un carro trascinato dai serpenti alati. Se ne andava dopo aver compiuto la sua vendetta, la maga, e con l'uccisione delle sue creature aveva dimostrato quanto fosse crudele e spietata. Corinto non potè far altro che dare il nome della disgraziata giovane mancata sposa alla fonte nella quale essa si era gettata: Glauke si chiamava e Glauke si chiama tuttora. Oggi, sotto il torrido sole greco il grande masso dal quale la giovane precipitò e da cui un tempo nel bacino della fontana ormai secco e polveroso sgorgava l'acqua gelida e cristallina sta ancora lì a ricordarci la triste storia della povera ragazza e del suo amore infranto.
BIBLIOGRAFIA
E. SALZA PRINA RICOTTI, Dossier: L'arte del bere nell'antichità in Archeo, nº 81, novembre 1991, pp.62-105