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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Indagando sul futuro nell'antica Grecia
Oracoli - Nell'antichità greca esistevano gli oracoli, luoghi sacri ad Apollo a cui si rivolgevano tutti coloro che desideravano conoscere il futuro. Ad essi ci si rivolgeva per qualsiasi decisione si dovesse prendere e molti uomini importantissimi, re, generali e politici non muovevano foglia se prima non li avevano interrogati e non avevano ricevuto il loro beneplacito. Ognuno aveva il suo preferito. Rinomatissimo tra tutti era quello di Delfi, ma non era il solo. Dato il numero di questi santuari oracolari Luciano nella sua Doppia accusa poté cogliere l'occasione propizia per ridicolizzare il povero Apollo il quale, pur di poter stare appresso a tutte le profetesse che lo chiamavano, doveva continuamente correre da una parte all'altra della Grecia. Il brano finisce col darci un bel catalogo degli oracoli dei suoi tempi. Il poeta li fa elencare a Zeus, mentre il dio critica il figlio che a un così faticoso mestiere si dedicava:
Apollo, con la professione assorbente che si è scelto, è quasi assordato dai seccatori che vengono a chiedergli oracoli. Gli capita di dover andare a Delfi, ma non è passato nemmeno un momento che subito deve precipitarsi a Colofone, e di là raggiungere Xantos; poi, sempre di corsa, eccolo a Claro e poi ai Branchidi. In una parola dovunque una profetessa, dopo aver bevuto la bevanda sacra, masticato il lauro ed essersi agitata sul tripode, gli chiede di apparire. il povero dio deve arrivare puntuale per emettere oracoli e, se non vuole perdere il suo buon nome in questa sua arte, deve pure darli bene.
Bibliografia
Luciano-Doppia accusa
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