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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Le ossa di Oreste –
Come si vede i Lacedemoni venivano sempre battuti dai Tegeani, ma non desistevano: volevano soltanto capire il perché. Perciò mandarono di nuovo ambasciatori a Delfi a interrogare la Pithia. questa volta la sacerdotessa rispose che essi non avrebbero mai potuto vincere i loro nemici fino a che non avessero riportato a Sparta le ossa di Oreste, figlio di Agamennone. I Lacedemoni non avevano un'idea di dove si trovasse la tomba dell'eroe. Perciò mandarono una nuova ambasceria a chiedere dove egli fosse sepolto e il dio rispose così
C'è un luogo a Tegea, nella pianura di Arcadia
dove forzati da una forte spinta due venti soffiano di continuo
Colpo sopra colpo, angoscia sopra angoscia.
Là nella nutrice terra il corpo del figlio di Agamennone giace sepolto
Riportalo e sarai padrone della terra dei tuoi nemici.
In fatto di enigmistica gli oracoli dell'antica Grecia non scherzavano proprio (Erodoto,I. 67).
Sul momento i Lacedemoni non ci capirono nulla e così le cose andarono avanti fino a che un certo Licia, uno uomo appartenente alla categoria dei Benefattori, personaggi importanti dello stato, non si recò a Tegea e lì ebbe bisogno di entrare nella fucina di un maniscalco il quale, mentre lo straniero lo guardava lavorare il ferro e si interessava alla sua opera, gli disse che foggiare il duro metallo non era poi una cosa da meravigliarcisi. Gli raccontò che invece lui sì che aveva trovato una cosa realmente fantastica. Una volta, gli disse, mentre stava scavando un pozzo nel suo cortile aveva trovato una bara lunga m 3,50 in cui c'era racchiuso un corpo della medesima lunghezza. Licia realizzò che soltanto un eroe come Oreste poteva avere avuto quelle dimensioni e immediatamente capì la profezia: il soffio che usciva dai due mantici da opposte direzioni erano i due venti. Il colpo sul colpo era il martellare del fabbro, e il ferro forgiato sopra l'incudine era l'angoscia sopra l'angoscia. Quindi Licia tornò in patria e spiegò tutto ai suoi concittadini. Poi, d'accordo con loro e fingendo di essere esiliato, tornò dal fabbro con cui era entrato in buoni rapporti e non ebbe nessuna difficoltà ad affittare il suo cortile. Infine recuperate le ossa di Oreste le riportò in patria e da quel momento i Lacedemoni non vennero più battuti dai Tegeani. (Erodoto,I. 68).