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di Eugenia Salza Prina Ricotti
L'oracolo di Delfi e il padre di Pisistrato. Pisistrato e la falsa dea Atena.
Quando il padre di Pisistrato, figlio di Ippocrate re di Atene, era ancora un privato, gli capitò di recarsi a Delfi, ma era appena entrato nel tempio di Apollo che le caldaie con la carne da far cuocere si misero a bollire da sole. Il fatto strano e la coincidenza di questo fenomeno con il suo arrivo lo impressionò dovutamente. Sarebbe infatti riuscito preoccupante per chiunque. Perciò trovandosi proprio nel tempio del dio che prediceva il futuro egli a lui si rivolse. Gli fu detto che il segno era altamente nefasto, ma che se si fosse rifiutato di riconoscere il figlio che gli stava per nascere egli poteva evitare i guai che così gli erano stati rivelati.
Disconoscere un figlio era una cosa semplicissima e, come poi la storia dimostrò, se il padre di Pisistrato così avesse fatto si sarebbe risparmiato un mucchio di guai Per lui sarebbe bastato che quando, dopo il parto, i servi gli avessero deposto ai piedi il nefasto pupetto lavato e vestito, egli gli avesse lanciato un occhiata distratta e, girate le spalle, lì a terra lo avesse lasciato. Invece, quando il povero uomo se lo vide lì per terra, piccolo e urlante, dimenticò Delfi, le caldaie fumanti e la predizione, e tutto fiero se lo prese in in braccio, sollevandolo in alto: così lo riconobbe e lo accolse nella famiglia. Mal glie ne incolse!
Infatti dopo che suo tempo, alla morte di Ippocrate, il padre di Pisistrato era divenuto re, ebbe la brutta sorpresa di venir spodestato dal figlio che egli così imprudentemente aveva riconosciuto L'Atene di quei tempi non era comunque un luogo molto calmo e dopo un po' anche Pisistrato venne cacciato, ma non si perse d'animo e dall'esilio cominciò a complottare e a progettare quel che c'era da fare per riprendersi il trono. Per raggiungere questo scopo egli si rappacificò con il suo avversario Megacle e stilò con lui un patto col quale in cambio del suo aiuto, egli si impegnava di sposarne la figlia.
Adesso restava soltanto da persuadere gli Ateniesi a riprendersi il bravo giovane e i due pensarono di ricorrere all'aiuto "divino", anche se quest'aiuto proprio divino non era. Per farsi accogliere a braccia aperte dai suoi ex sudditi bisognava impressionare la gente o meglio il popolo bue che dir si voglia e per far ciò i due assoldarono una donna Phya che era alta circa 1,96 cm, la vestirono come Atena e fattala montare su un cocchio marciarono su Atene preceduti da araldi che annunciavano come la dea in persona stesse riconducendo Pisistrato in città (Erodoto, I. 60). Gli Ateniesi inghiottirono esca, amo e lenza e Pisistrato riebbe il trono in un delirio di folla. Ovviamente dovette subito sposare la figlia di Megacle.
Tutto bene quindi? Beh, non proprio tutto perché Megacle era un Alcmeonide e su questa famiglia pesava una terribile maledizione. Ora Pisistrato che già aveva figli suoi e quindi non temeva di far estinguere la famiglia, non voleva avere figli da questa moglie. D'altra parte qualcosa doveva pur fare: se non la avesse toccata neanche con un dito questo sarebbe stato considerato offesa grave, ma l'aver con lei rapporti contro natura, sistema che egli scelse sperando in qualche modo di rabbonirla, si rivelò ancor più pericoloso. Infatti anche se per un po' la donna si stette zitta, a un certo momento essa non resse più e raccontò tutto al padre che si offese a morte. Pisistrato fu costretto a fuggire e restò in esilio per dieci anni, dopo di che però ritornò e per mezzo della sua astuzia riuscì a riconquistare Atene.
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