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di Eugenia Salza Prina Ricotti
I riti della sepoltura ed il culto dei morti.
E arriviamo adesso a questi fantasmi dell'antichità. Cosa erano e cosa si credeva che fossero. Sulla questione gli antichi non avevano dubbi: si trattava delle anime dei defunti e proprio questa loro certezza stava alla base di tutti i riti funebri, cerimonie importantissime fin dalle epoche più remote. Il defunto andava onorato e sepolto con tutte le regole, altrimenti sarebbe diventato un fantasma malefico. Inoltre si doveva continuare a tributargli un culto che durasse nel tempo e fare di tutto perché egli fosse felice nella sua nuova e ultraterrena esistenza e non gli venisse mai in mente di tornare a spaventare famigli e familiari. Bisognava insomma procurargli una degna sede, accompagnarvelo con dovuta pompa e provvederlo di un ricco corredo.
Comunque non ci fu defunto dell'antica Grecia che se ne andasse spoglio nell'ultimo viaggio. Come conforto i poveri ebbero nella loro tomba quattro pentole di coccio e qualche semplice cibo, ma i potenti portarono con sé incredibili ricchezze. Che dire, dei diademi, delle collane, delle coppe e delle auree maschere mortuarie che Schlieman trovò a Troia ed a Micene? Che dire dei preziosi cofanetti della tomba di Filippo II di Macedonia a Vergina o del lussuoso corredo emerso dal tumulo di Toptepe in Turchia, comunemente indicato come "l'oro di Creso"?
D'altra parte, un corredo funebre, anche se con il passare dei secoli questo veniva sempre più ridimensionato e dagli ori di Micene si finiva alla suppellettile e alle bambole del Ceramico, comunque una degna tomba ed una sepoltura cerimoniale corretta e la cura assidua al loro sepolcro garantivano ai sopravvissuti sonni tranquilli e tenevano lontani gli spiriti dei morti. Quando erano contenti e placidi i morti non avevano nessuna ragione di tornare a tormentare i vivi. Certamente se poi ci si disinteressava di loro, i tumuli monumentali, i gioielli ed il ricco vasellame potevano anche non bastare. Era perciò meglio tributare ai propri antenati un culto continuo. In Grecia tale compito era devoluto alle donne di casa che periodicamente si recavano a visitare le tombe. Le vediamo rappresentate nella ceramica mentre, portando offerte di vino e profumi, si avvicinano alle stele che segnavano le sepolture dei loro familiari.
Solitamente la padrona si faceva accompagnare da un'ancella che portava un gran canestro di nastri per adornare il sepolcro. Accanto alla stele il ceramista rappresentava spesso anche il fantasma del defunto, ora un giovane, ora un bimbo, che guardavano silenziosi e melanconici le visitatrici. Particolarmente straziante è la scena che vediamo su un lekythos a fondo bianco attribuito al pittore di Thanatos. Sul vaso si vede una giovane donna che, seguita da un'ancella africana, si avvicina ad un'alta stele posta su una base a gradoni: si tratta della tomba del figlioletto morto ancora bambino. Le due donne stanno ai due lati del sepolcro mentre, seduto sulla sommità della stele, c'è il fantasma del piccolo che guarda tristemente la schiava negra, evidentemente la sua tata, la compagna di tutti i suoi giochi. Li divide l'abisso dell'eternità e, anche piccolo com'è, il fantasma sa che ormai è tutto finito e che egli non potrà mai più scherzare e ridere con lei. Negli occhi dell'ombra c'è un enorme rimpianto, ma la donna non lo vede. Certamente, ha il cuore pesante mentre si avvicina alla tomba portando sulla testa la grande cesta colma di ornamenti per addobbare la stele e in mano una boccetta di profumo: le cose migliori per il bimbo tanto amato. Ma non lo vede e non potrà mai più vederlo Ormai adornare la sua tomba e spargervi sopra profumo e lacrime è l'unica cosa che essa può fare per lui.