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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Il fantasma di Damone –
Troviamo la storia di Damone nel resoconto della vita di Cimone che Plutarco fa nelle sue Vite Parallele. Da lui apprendiamo che Damone non era mai stato un santo, anzi - come ci dice lo scrittore - aveva un carattere feroce e sfrenato. Era però giovane e molto bello e finì col colpire la fantasia di un alto ufficiale romano. Damone gli si rifiutava con decisione, ma questi non si arrendeva davanti alle sue ripulse: era deciso di averlo o con le buone o con le cattive. Mal glie ne incolse, perché Damone, che non aveva nessuna voglia di cedere, chiamò a raccolta alcuni amici e tutti assieme, dopo essersi sporcata la faccia di sugna per non venir riconosciuti, scannarono l'indesiderato corteggiatore mentre stava sacrificando agli dei. I Cheroneesi non persero tempo ad individuare gli assassini e, per paura delle vendette che i Romani avrebbero potuto riversare sulla loro città, riunirono il consiglio che condannò a morte gli assassini. Questo non garbò affatto al giovane Damone, ragion per la quale, atteso il momento in cui i giudici si erano riuniti per cenare, invase il palazzo e, sempre con la sua solita banda e sempre con la faccia sporca di sugna, uccise tutti i magistrati; dopo di che si diede alla macchia e, visto che c'era, si dedicò con vigore al brigantaggio, saccheggiando il paese ed uccidendo a destra ed a manca.
Intanto Lucullo, arrivato con le sue truppe a Cheronea, venne a sapere quello che era successo ed aprì un'inchiesta, ma si rese subito conto che la città non aveva colpa di quanto era accaduto e quindi levò le tende mentre Damone e la sua banda continuavano a perseguitare gli abitanti del territorio con continue ruberie e assassini. Perciò i maggiorenti di Cheronea decisero di ucciderlo, ma per riuscirci dovettero ricorrere all'inganno, mandando al giovane doni ed ambasciate e nominandolo pure Ginnasiarca. Questo tranquillizzò il reprobo che, sicuro di aver avuto partita vinta, rientrò in città e si recò tranquillo alle terme cittadine. Lì lo attendevano i sicari e quando il giovane, tutto nudo ed indifeso, si stava ungendo nel calidario essi si precipitarono su di lui e lo scannarono.
Ora, come abbiamo visto, Damone non era mai stato un personaggio comodo in vita; ovviamente ancora più scomodo fu in morte. Plutarco ci racconta le terribili conseguenze della sua uccisione e come dopo di questa il luogo dove si era svolto il fattaccio venne infestato da apparizioni misteriose e terrificanti tanto che si dovette abbandonarlo. Scrive lo storico “ Avendo i Cheronesi ammazzato Damone nel calidario ed ivi, a quel che i nostri vecchi raccontano, essendosi per molto tempo visti fantasmi e uditi gemiti furono barricate le porte del bagno. Ma i vicini hanno l’impressione che tuttora vi si aggirino spettrali figure e che vi risuonino voci inquiete e confuse.”
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