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di Eugenia Salza Prina Ricotti
Un sandalo per l'Aldilą
A Eucrate era morta la moglie Demeneta era stata debitamente cremata e le sue ceneri erano state sepolte. Passarono sette giorni dal suo funerale, quando nella notte del settimo ella apparve di notte al marito e gli reclamņ il suo bel sandalo ricamato in oro che, come gli spiegava, non era stato cremato con lei. L'elegante calzatura era infatti finita sotto un mobile e, al momento dei funerali, non si era trovata. Non si sa se qualcuno se ne fosse accorto; probabilmente anche se uno dei familiari lo aveva notato, dopo aver cercato per un po' in giro e non essere riuscito a scovare la belle calzatura, doveva aver pensato che, sandalo pił, sandalo meno, non avrebbe cambiato le cose: che era mai una scarpina di fronte alla morte?
Cosģ, poste nella sua ultima dimora le ceneri della povera Demeneta, nessuno se ne ricordņ pił. Ma a Demeneta l'idea di dover andar zoppicando per l'eternitą non andņ proprio gił. Perciņ Eucrate, svegliandosi di notte, se l'era vista tutta luminescente ai piedi del suo letto. Trovarsi di fronte un fantasma č sempre stata un'esperienza sconvolgente e tale dovette essere anche per lo sbadato consorte. Una buona lezione per lui, comunque. La scarpina venne subito ritrovata e debitamente incenerita, il pił efficace e rapido metodo di spedizione, oltre che l'unico esistente, per far pervenire nell'Al di lą qualcosa ai propri cari estinti . Demeneta, perfettamente ed elegantemente calzata, si ritenne pienamente soddisfatta e non si fece pił vedere dai familiari.