Home -> Articoli -> Roma - Magia

La maledizione di Eucherio

di Eugenia Salza Prina RicottiI

La tabula dell'auriga –
Secondo gli antichi romani le “Tabulae Maledictoriae” erano uno dei migliori modi per maledire qualcuno. La gente di quel tempo aveva fiducia nella loro capacità di colpire i propri nemici. Esse erano fatte di piombo e siccome il piombo non arrugginisce né si deteriora il malocchio durava secoli. Inoltre le ritroviamo intatte nei nostri scavi Una delle più lunghe, dettagliata e divertentissima è quella che fu scagliata contro un auriga del circo. Non c'è dubbio che chi la fece stilare o era un appassionato delle corse del circo e o parteggiava per un rivale dell'infelice Eucherio, o ce l'aveva con il bell'auriga perché questi, forte, muscoloso e, essendo un asso del circo, estremamente affascinante, gli aveva soffiato la ragazza..
“Esseri e numi santi, vi scongiuro di unirvi nell’aiutare questo incantesimo, legando ed incantando, opponendovi, intralciando, unendovi per distruggere, uccidere, fracassare l’auriga Eucherio e tutti i suoi cavalli domani nel circo di Roma. Che possa fare una falsa partenza, che debba andare adagio nel percorso, che non riesca a superare nessuno né a girare bene, che non vinca premi. Se sta ostinatamente a ruota con qualcuno, che non riesca a vincerlo; se sta dietro a qualcun altro che non gli riesca di sorpassarlo, e che invece sia colpito da un incidente, venga trattenuto, possa sfracellarsi e, nelle corse del mattino e del pomeriggio, venga frenato dalla vostra potenza. Adesso! Adesso! Presto! Presto!"
La maledizione, incisa su una tavoletta di piombo, era una pratica che veniva indicata come quella della “defissione”, in latino defixio, parola derivata dal verbo defigere = infiggere, fissare, dichiarare. Con questa speciale fattura si consacrava alle divinità infernali la persona della quale ci si voleva vendicare. Occorreva però attenersi strettamente ad alcune regole. Prima di tutto bisognava scrivere bene e chiaramente il nome della vittima designata (come si fa oggi sui nostri moduli burocratici che imperiosamente precisano “scrivere a stampatello”); era poi opportuno far seguire al nome del "maledetto" anche quello della madre: così non ci sarebbe stata possibilità di equivoco. Bisognava poi maledire con forza l'essere odiato e “dedicarlo” esplicitamente agli dei con tutto il corpo oppure con una parte significativa di esso ( di solito la lingua, ma anche le mani, i piedi, il naso, le orecchie, il cervello ecc.). A tutto questo si aggiungevano disegni o simboli funerari, segni magici di carattere alfabetico, speciali parole misteriose e senza senso (tipo bescu o berebescu, ararura, bazagra e via dicendo). Infine la tavoletta doveva essere calata in una tomba, o in un pozzo o in una sorgente di acqua calda in modo da metterla in comunicazione con gli Inferi.

BIBLIOGRAFIA
M.A LEVI, Roma Antica, U.T.E.T.
ROMOLO STACCIOLI, Quando si rovescia il sale- in Archeo, Nº 45- Novembre 1988, pp. 126- 127,