Home -> Articoli -> Roma - Magia
di Eugenia Salza Prina Ricotti
Quando Giove non si disturbava a mandar giù aquile o altri uccelli per indicare la via a qualche felice predestinato, gli interessati dovevano ricorrere ad altri metodi per riuscire ad indagare il futuro e scoprire i voleri degli dei. Uno dei sistemi frequentemente usato nell'antichità era l'esame dei visceri degli animali sacrificati. Si credeva che questa arte fosse stata insegnata agli uomini da un misterioso fanciullo Tagete che, vicino a Tarquinia, era sorto come per incanto dalla terra. Con lui si diceva avesse dialogato Tarconte e con quello che la miracolosa creatura aveva detto erano poi stati stilati i "Libri Aruspicini", i "Libri Acherontici" e il "Diritto della terra di Etruria".
Parte di quest'ultima opera, la “Disciplina Etrusca”, ci viene trasmessa da fonti latine tra cui Plinio il Vecchio e Seneca che pescavano le loro notizie dagli scritti dal volterrano Aulo Cecina. Buona fonte era anche Tarquizio Prisco (I sec. a.C.) autore degli Ostentaria, in cui si aveva una narrazione di speciali prodigi e della loro interpretazione. L'opera intera non ci è pervenuta, ma attraverso i Saturnalia di Macrobio possiamo conoscerne alcuni brani.
L'arte di consultare il futuro attraverso l'esame dei visceri degli animali sacrificati passò dagli Etruschi ai Romani ed è negli autori antichi che troviamo notizie di queste pratiche e spesso i loro testi ci raccontano fatti realmente sorprendenti. L'esame veniva affidato agli auruspici ed era consigliabile che fossero etruschi. Oltre i famosi libri suggeriti dal fanciullo Tagete, esistevano modelli delle viscere che chiarivano cosa si dovesse guardare e come. Uno di questi, un fegato in bronzo, ci è anche pervenuto. Su di esso sono segnate le divisioni delle sue varie parti, ed in ognuna di queste vi è scritto il nome degli dei che a queste parti presiedevano.
Ovviamente oggi non tutti sono d'accordo sull'interpretazione da dare alle varie parti del fegato e, non essendoci più auruspici in giro, nè per questo sacrifici agli dei, non conosciamo il significato che si dava alle modificazioni dell'organo e quale di esse fosse benefica e quale malefica. Sappiamo soltanto che era di estremo cattivo augurio non trovare il lobus piramidalis e che dalla vescica della bile, dedicata a Nettuno, si ricavavano previsioni per le battaglie navali. Evidentemente più bile c'era e migliore era l'auspicio: infatti viene riportato che il giorno nel quale vinse la battaglia di Azio Augusto trovò che la vittima aveva due cistifellee
Sappiamo poi che non trovare il fegato nelle vittime era un bruttissimo segno e veniva interpretato come annuncio di morte; nessuno poi si domandava o si preoccupava di cercar di capire come mai la vittima fosse sopravissuta tanto tempo senza questo fondamentale organo. Nonostante questo pressante interrogativo bisogna notare che nella storia romana il fatto venne riportato ben tre volte e la storia ci informa che il fenomeno si verificò all'epoca di Mario quando, ad Utica, questi stava celebrando il sacrificio rituale; che questo accadde di nuovo il 1 di gennaio dell'anno in cui Caligola venne assassinato, e il fenomeno si ripetè per Claudio l'anno in cui morì avvelenato dai funghi. Segno fausto fu invece quello dei sacrifici di Augusto a Spoleto nei quali non soltano il fegato venne ritrovato, ma si constatò che esso presentava il suo involucro inferiore ripiegato in dentro.
Oltre al fegato si esaminava sempre con molta attenzione il cuore una pratica iniziata quando, dopo che Pirro si fu ritirato dall'Italia, Lucio Postumio Albino figlio di Lucio fu Re dei Sacrifici. Abbiamo appena finito di vedere come per ben tre volte le vittime del sacrificio mancavano del fegato e se ci si è stupiti della loro sopravvivenza in queste condizioni ancor più ci sorprende che una bestia qualsiasi potesse vivere senza cuore. Eppure secondo Plinio ciò fu quel che accadde nel giorno in cui Cesare assunse la carica di dittatore e vestito di porpora si sedette sulla sella d'oro. Si propende all'idea che volendo qualcuno spaventare il grande uomo avesse rapidamente sottratto l'organo vitale appena si sventrò l'animale.