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di Eugenia Salza Prina Ricotti
L'augure furbo e il figlio sciagurato
Quindi prodigi di tutti i generi, ma bisognava poi stare molto attenti quando per interpretarli ci si rivolgeva a qualche famoso auruspice. Almeno in un caso soltanto un miracolo impedì che un segno fausto per i Romani venisse trasferito sulla città etrusca in cui risiedeva l'indovino al quale essi si erano rivolti. Si voleva sapere cosa significasse il fatto di aver trovato una testa umana nello scavo delle fondazioni per il tempio di Giove sulla rupe Tarpea. Vennero scelti gli ambasciatori e inviati a Oleno di Cales, il più gran veggente dell’Etruria. Questi, intuendo che il segno significava potenza e gloria per la città, cercò con domande a trabocchetto di far si che con le loro risposte gli inviati finissero col trasferire la fortuna di Roma sulla sua città. Bastava che, mentre con la sua verga indicava il suolo di Cales, egli facesse dir loro che era lì che la testa era stata trovata. Così presa la sua bacchetta, come se cercasse di fare la mappa del luogo del ritrovamento, tracciò per terra la pianta di un tempio e indicandolo chiese ai Romani “È questo dunque, o Romani, quello che mi state dicendo? Qui sorgerà il tempio di Giove Ottimo e Massimo? È proprio qui che avete trovato la testa?” e batteva fortemente la verga sul suolo etrusco. Gli Annali affermano che, se a queste domande il capo dell'ambasciata romana avesse risposto di si, il glorioso destino di Roma sarebbe stato trasferito agli Etruschi. Ma l'uomo era stato messo in guardia dal figlio del veggente che, evidentemente non andava troppo d'accordo con il padre. Quindi rispose prontamente “No, non lì. È stato trovato a Roma.” Il veggente dovette ritirarsi in buon ordine e Roma potè diventare la caput mundi. Morale della favola, non fidarsi mai dei figli.