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Nerone e la magia.

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Nerone e la magia.
Parlando di previsione del futuro, astrologia, magia e via dicendo, e ricordando le leggi romane che queste arti condannavano, può anche stupire il fatto che tra gli ammiratori di queste pratiche ci fosse addirittura un imperatore. Si trattava di Nerone, il quale ci credeva talmente da tenersi la corte piena di maghi ed indovini. Uno di questi, racconta Plinio, il mago Ostane asseriva di poter leggere il futuro nell’acqua, nelle sfere, nell’aria, nelle stelle, nelle lampade, nei bacini, con le asce e con molti altri metodi ancora. Oltre a ciò si vantava di potersi intrattenere con gli spiriti dei defunti. Secondo Plinio Nerone finì con lo scoprire che tutte queste cose erano fandonie e lo cacciò via.
Ma il fallimento di Ostane non scoraggiò l'imperatore: nessuna arte come la magia ebbe un patrono più ardente di lui e, dato che disponeva di tutti i mezzi possibili ed immaginabili per poter soddisfare ogni suo desiderio, e che era dotato di ricchezza, potenza, capacità di apprendimento, continuò ad assoldare maghi ed affini sempre sperando che essi potessero metterlo in grado di praticare direttamente le loro arti. Fece pure venire dall'Armenia il famoso Tiridate, il quale arrivò recandosi appresso un trionfo armeniaco e così gravando di spese tutte le province che si trovò ad attraversare. Infatti, dato che, asserendo che per i maghi era grave peccato profanare il mare con sputi od altro, il buon uomo si rifiutava di viaggiare per nave e attraversò per terra mezza Europa. Essendo poi egli chiamato dall'imperatore, le varie provincie dovettero ospitare lui ed ilsuo numeroso seguito: fu come se gli sventurati paesi che si trovarono sul loro cammino fossero stati colpiti da un'invasione di cavallette. Lui e gli altri Magi che lo avevano accompagnato iniziarono Nerone ai loro banchetti, ma per quanto l'imperatore si provasse a gettare incantesimi di ogni tipo non riuscì mai a fare niente di miracoloso e l'unico risultato che ottenne fu quello di avere inutilmente speso una montagna di denari. Eppure, se per raggiungere questa potenza soprannaturale avesse dovuto partecipare a riti orribili e barbari, egli non sarebbe certamente arretrato..
Alla fine Nerone si arrese e non credette più ai maghi venuti da lontano. Secondo Plinio il fatto che egli, loro ardente cultore, abbandonasse la magia, era la prova migliore di quanto falsa essa fosse. Se soltanto, diceva Plinio, il giovane imperatore avesse consultato gli Inferi e gli dei come facevano tutti i buoni Romani ciò gli avrebbe molto più giovato. Ovviamente i maghi si difendevano dall'accusa di non esser riusciti a compiere nessun prodigio. Essi affermavano che gli dei non ubbidivano a coloro che avevano lentiggini e soprattutto non si facevano vedere da essi. Perciò Plinio si domandava: poteva questa imperfezione applicarsi a Nerone? No, si risponde Plinio, il suo corpo non aveva difetti. Egli poi aveva la possibilità di scegliere come vittima la perfetta pecora nera e, se per caso gli avessero chiesto sacrifici umani ciò non avrebbe potuto che rallegrarlo in quanto questi a lui piacevano assai. No! Non era per ostacoli insormontabili che Nerone non era diventato un mago, ma perché tutto quello che dicevano e facevano quei maghi erano soltanto falsità e menzogne.