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Cesare e i prodigi

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Prodigi - Cesare
Comunque nella storia romana i prodigi di ogni genere si sprecavano e ne troviamo molti registrati nei libri di storia. Ve ne erano di tutti i tipi ma avevano in comune il fatto di essere quasi sempre presagi infausti. A volte si trattava di animali deformi o di altri animali che facevano cose fuori dal normale. Così due buoi che, chissà come, erano riusciti ad arrampicarsi su un tetto furono immediatamente uccisi e ridotti in cenere. Non si uccidevano invece tutti quegli animali che, anche loro chissà come, pronunciavano parole umane. Così un bue che nel 192 a.C. disse in perfetto latino Roma, cave tibi. (Macrobio, XXXV. 21. 5) fu rispettato ed onorato. Si trattava evidentemente di un bue istruito.
Ma non c'erano soltanto gli animali a fornire presagi. C'erano le tempeste; i fulmini che cadevano su luoghi od oggetti opportuni; civette che volavano su una statua e via dicendo. Tutte le storie di uomini celebri ne sono costellate e soprattutto la morte dei protagonisti veniva sempre annunciata da fenomeni inquietanti e, a iniziare dai sogni di Calpurnia, molti furono quelli che precedettero la morte di Cesare . Scrive Plutarco:
Cesare di ritorno a casa sua riposava, come al solito, accanto alla moglie quando tutte le finestre e le porte si spalancarono nello stesso tempo. Egli venne svegliato sia dal fracasso che dalla luce della luna che aveva invaso la stanza. Calpurnia dormiva profondamente, ma egli la sentì emettere nel sonno suoni indistinti e gemiti inarticolati. ella stava infatti sognando di tenere tra le sue braccia il marito sgozzato. altri storici dicono invece che ella ebbe un sogno diverso: la casa di Cesare era sormontata da un pinnacolo che il Senato, come racconta Tito Livio, vi aveva fatto innalzare per abbellirla e darle tutta la sua maestà. Calpurnia vedeva nel suo sogno questo pinnacolo frantumarsi e le sembrava di piangere e chiedere aiuto. sia che essa abbia avuto questo sogno o l'altro, quando si fece giorno ella pregò Cesare di non uscire e di aggiornare la riunione del Senato: "Se non vuoi dar retta ai miei sogni" diceva " cerca almeno di sondare il futuro con altri mezzi di divinazione e con i sacrifici". Anche il grande uomo sembrava colto da una sorta di sospetto e di timore. Infatti mai prima aveva dovuto rimproverare a Calpurnia la debolezza abituale nelle donne in materia di superstizioni ed invece adesso la vedeva completamente stravolta. quindi siccome anche gli auguri, dopo molti sacrifici, gli avevano riportato presagi infausti decise di inviare Antonio a congedare il Seanto.
Purtoppo poi cambiò di nuovo idea e risolse di andare lo stesso. Infatti Decimo Bruto Albino, persona in cui egli, sbagliando in pieno, si fidava, e che non soltanto faceva parte della congiura, ma ne era uno dei più accaniti sostenitori, cominciò a prenderlo in giro ed a chiedergli se gli sembrava possibile, dopo aver invitato tutti i membri del Senato ad un'importante riunione, rimandarli via in attesa che Calpurnia avesse sogni più allegri. Cosa mai avrebbero detto? Cosa mai avrebbero pensato di lui? E tanto disse e tanto fece che alla fine Cesare cedette e, nonostante tutti gli avvertimenti ed i prodigi cadde sotto i colpi dei congiurati.

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