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Mani e Lemuri

di Eugenia Salza Prina Ricotti

Mani, Lemuri, Larve e Lari: i fantasmi dell'antichità -
Cosa erano questi Mani che venivano così cacciati da casa? Servio citando un passo inedito di Apuleio scriveva: "Vengono dette Mani le anime dei più buoni. Mentre sono in noi esse sono i Geni, e Lemuri invece quando abbandonano il corpo. Vengono poi chiamati Larve quei Lemuri che infestano le case con le loro incursioni, quando invece i Lemuri sono buoni e propizi si chiamano Lari:" E Apuleio nel suo “De deo Socratis” precisava cosa fossero le Larve "Vengono dai più chiamati Larve quegli spiriti che, puniti per la loro vita indegna, sono condannati a vagare senza meta come fossero in esilio, spettri che non possono nuocere agli uomini buoni, ma che sono molto pericolosi per la gente cattiva."
Le Larve quindi non avevano sede in una tomba, ma erravano sulla terra, spaventando i mortali e infestando luoghi e case e, assieme alle Larve dei malvagi, c'erano anche i fantasmi di coloro che non avendo ricevuto una regolare sepoltura erano anche essi condannati a vagare ed a manifestarsi agli uomini chiedendo loro di rimediare al torto subito. Il luogo in cui essi apparivano era ovviamente sfuggito da tutti e quando si trattava di una casa essa veniva considerata "infestata".
Le case "infestate". Quanto reali questi fantasmi? - Si dice sempre "Non c'è niente di nuovo sotto il sole" e questo è certamente vero: sempre si sono sentite storie di fantasmi e sempre sono esistite case sfuggite da tutti perché ritenute infestate. Si sente sempre ripetere che sono cose da donnicciole, in realtà il meno che si può dire è che spesso la questione è stata presa molto più sul serio di quanto noi si possa immaginare. Almeno lo fu per quanto riguarda la legislatura e nei codici esistettero norme per regolare le questioni tra coloro che, dopo aver comprato od affittato senza saperlo case "infestate", si rivolgevano ai giudici per sciogliere il contratto. Troviamo cause che risalgono molto in là e che vennero chiuse con esiti diversi. In certi periodi, ad esempio i secoli che vanno dal 1400 al 1600, la tendenza dei giudici fu quella di dar sempre ragione agli inquilini. Nel 1700, con l'avvento dell'Illuminismo, si ebbe un capovolgimento della situazione e quasi tutte le varie segnalazioni di fantasmi vennero considerate allucinazioni da non prendersi sul serio. Comunque in Italia la trattazione continua tuttora aggiornata ai progressi della parapsicologia e negli articoli di riviste giuridiche le norme "Sulle locazioni delle case infestate" saltano ogni tanto fuori. Troviamo ancora nella Rivista di Diritto Commerciale (8 (1910) 1. 218) un articolo di M. D’Amelio, Case infestate dagli spiriti e il diritto della risoluzione del contratto di locazione e, nel 1949-1950, A. Corti ritirò fuori la questione aggiornandola alle recenti ipotesi esplicative dei fenomeni e concludendo che ove i fenomeni non fossero dovuti alla medianità del conduttore, ma fossero effettivamente “spiritici” e precedenti all'ingresso dell’inquilino nella casa, questi aveva diritto alla risoluzione del contratto ed anche al risarcimento dei danni da parte del locatore che, sapendo, avesse taciuto.
Infatti se il giudizio riconosceva che gli affittuari erano stati effettivamente disturbati da manifestazioni ultraterrene il contratto veniva automaticamente sciolto ed essi non dovevano un soldo al proprietario. Se invece i giudici davano loro torto, i poveretti erano obbligati a versare l'importo del canone fino alla scadenza del contratto, e non si teneva affatto conto se, messi in fuga da un fantasma vero o immaginario, non avrebbero mai goduto del bene.
Non si trattava mai di cause facili. Era infatti chiaro che, per poter parlare di infestazione, l'inquilino doveva presentare testimonianze incontrovertibili e quindi non soltanto citare fatti da lui personalmente verificati, ma provare che non erano spiegabili con cause naturali e che ad essi avevano assistito altre persone o, meglio ancora, portare in tribunale gente che, avendo precedentemente abitato la casa, potevano confermare le sue asserzioni. Poi però doveva essere il magistrato a decidere se si trattava o no di allucinazioni e su chi dei due contendenti avesse ragione. Sembra evidente che fare il giudice in queste liti non doveva essere facile.