Home -> Articoli -> Roma: la morte e i fantasmi
di Eugenia Salza Prina Ricotti
I fantasmi degli assassinati –
Comune nei casi di infestazione di una casa da parte di un fantasma è quello di una persona che in essa era stata uccisa a tradimento e poi buttata in una fossa qualsiasi senza nessun rito di sepoltura. Per gli antichi questa era una delle cause più comuni di tali fenomeni. La credenza in questo tipo di infestazioni era talmente diffusa e radicata che Plauto nella sua "Mostellaria" mostrava come, sfruttando una storia del genere, un astuto servo riuscisse ad impedire al padrone di casa e padre del suo padroncino, di entrare nell'abitazione. Lo schiavo terrorizzava il vecchio raccontandogli una lunga e orribile storia sul fantasma di un uomo che in quella casa era stato derubato e trucidato. Gli aggiungeva poi che lo stesso fantasma, apparso in sogno al figlio, gli aveva rivelato tutta la triste storia .
A questo punto della commedia, mentre l'attore che sosteneva la parte del padre dello sciagurato giovane faceva mostra di venir sconvolto dalla notizia, gli spettatori udivano risuonare suoni e colpi: si trattava ovviamente delle intemperanze del figlio e della sua amichetta che si ubriacavano nella casa e, per un momento, il servo, colto dalla paura che il vecchio finisse col mangiare la foglia, sudava freddo, ma si riprendeva subito e immediatamente attribuiva il trambusto allo spettro irrequieto e fracassone. Al disgraziato vecchio non restava altro da fare che ritirarsi e cercare un tetto più tranquillo, mentre lo scapestrato figliolo continuava nei suoi illeciti amori.
Al pari di tutte le storie di fantasmi dell'antichità anche questa commedia si basava sulla credenza radicata nella popolazione per la quale le vittime di un assassinio infestavano le case in cui il delitto li aveva relegati.
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