Home -> Articoli -> Roma: la morte e i fantasmi
di Eugenia Salza Prina Ricotti
Vi erano comunque storie lunghe e complesse di fantasmi che ci vengono raccontate da Plinio il Giovane, il nipote di Plinio il Vecchio, che, come si era ben visto dal racconto di Atenodoro e la casa infestata, alle spettrali apparizioni ci credeva fermamente e che ce ne ha documentate qualcuna. Così egli scrive ad un amico
"Il tempo libero offre a me la facoltà di apprendere, a te quella di insegnare. Pertanto vorrei sapere se tu credi che i fantasmi esistano ed abbiano una loro propria forma o se vuoti e vani prendano forma dalla nostra paura. Io a credere che ci siano sono indotto anzitutto da quello che sento esser capitato a Curzio Rufo. Egli, di condizione ancora modesta ed oscura si era accompagnato al nuovo governatore dell’Africa. Sul far della sera mentre stava passeggiando nel portico gli apparve una figura femminile molto più grande e più bella di qualsiasi creatura umana. Essa gli disse di essere l’Africa e gli volle predire il futuro: sarebbe tornato a Roma, avrebbe fatto carriera e, investito della massima autorità, sarebbe poi tornato in quella stessa provincia e lì sarebbe morto. Tutto si avverò puntualmente. Si racconta anche che, essendosi Curzio Rufo recato a Cartagine, allo sbarco dalla nave vide venirgli incontro sulla spiaggia la stessa figura. Ammalatosi, egli, che da quel che gli era capitato già conosceva il suo futuro e sapeva di dover passare dalla fortuna all’avversità, era ormai conscio di dover morire e, mentre nessuno si preoccupava del suo male, abbandonando ogni speranza di guarigione,si spense.
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