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di Eugenia Salza Prina Ricotti
I fantasmi di Antonio -
Più spettacolare è il prodigio che si manifestò ad Alessandria la notte prima della battaglia finale tra le ormai decimate forze di Antonio e quelle del giovane Cesare e subito prima il suicidio di Antonio dopo la sconfitta. Alla vigilia di fatti storici di tale importanza calò una notte buia e silenziosa, triste come una veglia funebre.
Tutta la città taceva nell'angoscia dell'attesa. si racconta prò che mentre gli abitanti si rivoltavano nei loro letti torturati dall'insonnia e dall'incertezza per le sorti dell'indomani, ad un tratto si udirono nell'oscurità i suoni armoniosi di strumenti di ogni genere che facevano da accompagnamento ai più sfrenati canti bacchici. si sentivano i piedi dei danzatori scatenati battere ritmicamente la terra: era il tiaso bacchico che passava; era il corteo dei Satiri folli di piacere.
Forse che una folla tumultuosa aveva formato un corteo per celebrare i riti in onore di Dioniso? Ma chi mai in quella città così duramente colpita in cui tutti sapevano che forse non avrebbero visto il tramonto del giorno successivo, poteva voler organizzare una simile manifestazione di gioia ed allegria. Gli abitanti di Alessandria, colti da timor panico in presenza di quello che sentivano essere un fenomeno soprannaturale stavano dietro le finestre chiuse e non ardivano affacciarsi per paura di ciò che avrebbero potuto vedere. Come pietrificati non riuscivano a staccarsi da quelle imposte sbarrate vicino alle quali erano rimasti come inchiodati senza peraltro ardire di guardar fuori:
"… tutto questo chiasso attraversò la città fino alla porta esterna dalla parte dell'accampamento nemico e lì, di colpo, tutti i suoni cessarono come per incanto."
Il corteo fantasma si dissolse nel nulla. Nel silenzio profondo che fece seguito a tutto quel chiasso, gli Alessandrini dietro alle loro finestre chiuse rabbrividirono e molti pensarono che si fosse trattato del corteo del dio del vino e della gioia al quale tante volte Antonio si era assimilato. Era Dioniso Bacco che abbandonava lo sventurato generale al suo destino.
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